Lettera del Ministro Generale per la festa di S.Francesco
21/09/2009 - 11:12
Lettera del Ministro e del Definitorio generale per la Festa di san Francesco
SEGUIRE IL SANTO VANGELO
PER RENDERLO OGGI VIVO E VISIBILE
Carissimi fratelli,
Il Signore Gesù doni a ciascuno di voi
ogni bene e la Sua pace.
All’inizio del nostro servizio alla Fraternità
universale, e continuando una tradizione ormai
consolidata, in occasione della festa del nostro
serafico Padre san Francesco desideriamo inviarvi
un saluto fraterno e un semplice messaggio per
riprendere insieme il cammino della nostra vita e
missione francescana, «con autenticità e aperti al
futuro».
Abbiamo percorso tre anni di riflessione, di
approfondimento, di riscoperta della “grazia delle
origini”, e siamo stati ricondotti all’ispirazione originaria
del nostro carisma, all’«intuizione» primordiale
di Francesco, ispirata dal Signore, che ha preceduto
l’«istituzione» che ne è seguita. Rendiamo
insieme grazie al Signore per i molteplici frutti che
tale risalita al “bocciolo” originario ha sicuramente
prodotto nelle Fraternità e nelle Entità dell’Ordine.
È stato come un ritorno al «primo amore» e quanto
vorremmo che l’entusiasmo e la passione delle
origini possa continuare ad alimentare e rendere
dinamica la nostra fedeltà quotidiana! Riandando
all’origine del nostro carisma abbiamo incontrato
con occhi nuovi Francesco, ma non abbiamo voluto
tornare indietro, come ad un passato storico e
nostalgico; abbiamo invece rivisitato l’esperienza
fondante di Francesco come l’icona del nostro futuro,
come la forma vitae che tutti siamo chiamati
a realizzare e rendere eloquente testimonianza per
il mondo di oggi.
Quando noi celebriamo la “grazia delle origini”
guardiamo a Francesco d’Assisi. Ma Francesco,
per andare alla radice del suo progetto di vita,
vedeva Gesù Cristo, presente nel lebbroso baciato,
visibile nel Crocifisso di san Damiano, ispiratore
nella Parola ascoltata alla Porziuncola. E quando
ancora Francesco non sapeva cosa dovesse fare, il
Signore stesso gli rivelò che doveva «vivere secondo
la forma del santo Vangelo» (Test 14). Francesco
rinvia noi tutti al Vangelo, alla persona di Gesù
povero e crocifisso! Questo è il grande dono che
anche noi abbiamo ricevuto! Di questo dono unico,
come degli altri innumerevoli doni che riceviamo
– il dono della vita, della vocazione, dei fratelli,
della Parola, dell’Eucaristia – noi rendiamo continuamente
grazie al Signore e Gli siamo profondamente
riconoscenti. Il recente Capitolo generale ce lo ha ricordato
e riproposto con chiarezza: «È questa la buona
notizia che abbiamo ricevuto: il Vangelo di Gesù
Cristo Figlio di Dio, dono che cambiò la vita di
Francesco d’Assisi e che cambia quella di ciascuno
di noi» (Portatori del dono del Vangelo [PdV]
5). «Osservare il santo Vangelo» (Rb 1,1), che vuol
dire «seguire l’insegnamento e le orme del Signore
nostro Gesù Cristo» (Rnb 1,1) è la nostra «regola e
vita» (Rb 1, 1). Come Francesco «comprese se stesso
interamente alla luce del Vangelo» (Benedetto
XVI), così anche noi siamo chiamati a ripartire dal
Vangelo per viverlo nelle diverse e mutevoli condizioni
attuali in cui ciascuno si trova, insieme con
Francesco e come Francesco ce lo ha trasmesso. In
questo modo, in fedeltà gioiosa e creativa (cf. VC
37), daremmo risposte adeguate ai segni dei tempi,
come ci ha chiesto il Capitolo generale 2003 (cf. Il
Signore ti dia pace 6). Per poter «seguire più da vicino il Vangelo»
(CCGG 5,2), come abbiamo promesso, per tenere
«ferme le parole, la vita e l’insegnamento e il
santo Vangelo» (Rnb 22,12) di Gesù, dobbiamo in
primo luogo accogliere sempre nelle nostre vite la
Parola che ci viene donata, accogliere il Vangelo
come dono gratuito che ci viene offerto ogni giorno,
accoglierlo con l’assidua lettura orante della
Parola, che purifica le nostre intenzioni, guida le
nostre azioni, tiene vivo il fuoco della missione.
Con le parole del Capitolo generale straordinario
del 2006, che riprende quelle del Ministro generale,
ci ridiciamo con forza e con convinzione: «Torniamo
al Vangelo e la nostra vita riavrà la poesia,
la bellezza e l’incanto delle origni… Liberiamo il
Vangelo e il Vangelo libererà noi» (Il Signore ci
parla lungo il cammino 14). Lasciamoci liberare
dal torpore spirituale, dall’arida abitudine, dalla
stanchezza e dalla rassegnazione, per ripartire con
il Cristo e la sua Parola, accompagnati da Francesco,
con il forte desiderio di essere veri discepoli di
Gesù nel mondo e per il mondo di oggi.
Ma non possiamo essere veri discepoli se
non siamo nello stesso tempo anche testimoni e
missionari di Gesù, c’insegna san Francesco. Il
Vangelo ricevuto e accolto non possiamo tenerlo
solo per noi: dobbiamo restituirlo andando per il
mondo ad annunciarlo a tutti gli uomini. È quanto
il Capitolo generale ci ha detto chiamandoci «portatori
del dono del Vangelo». Sì, il Vangelo che
è la nostra forma vitae, il Vangelo che è all’origine
delle nostre Fraternità e della nostra missione
evangelizzatrice, dobbiamo restituirlo con la testimonianza
dell’amore reciproco nelle Fraternità,
con l’annuncio esplicito, con le scelte evangeliche
coraggiose per «incarnare il Vangelo in maniera
concreta» (PdV 8), con la fantasia creatrice che sa
trovare, nelle diverse circostanze, forme nuove e
adatte ai diversi destinatari del mondo odierno.
Il dono del Vangelo, accolto e restituito secondo
la logica evangelica del dono (cf. Il Signore ci
parla lungo il cammino, 19ss), è dunque la nostra
“professione” fondamentale. Secondo le recenti
ricostruzioni storiche del probabile contenuto
essenziale della Proto-Regola presentata al Papa
Innocenzo III Francesco non avrebbe precisato
nessuna modalità di attività apostoliche, avrebbe
invece chiaramente indicato le condizioni della sequela
Christi, la sua maniera di intendere e di voler
vivere radicalmente il Vangelo: spirito di orazione
e devozione, fraternità, povertà e minorità, “annuncio
del Vangelo di pace” (PdV 9), predicazione ed
evangelizzazione (cfr. CCGG 1,2). Sono le Priorità
che abbiamo cercato di approfondire e di mettere
in atto in questi ultimi anni e che ora ritroviamo
radicate nella scelta fondamentale del Vangelo vissuto
sine glossa, sul quale le medesime Priorità
ritrovano la loro unità carismatica.
Il Capitolo generale ha voluto riproporre
ancora le Priorità in quanto «valori fondamentali»,
rivisitate sotto una duplice luce: da una parte come
dimensioni evangeliche del discepolo-missionario,
e dunque «in chiave di missione evangelizzatrice e
nella prospettiva di apertura al mondo» (Mandati
del Capitolo generale 1); dall’altra come impegno
e responsabilità di ciascuna Entità che deve
«trovare una propria metodologia o un processo
per studiare, approfondire e mettere in pratica le
Priorità» (Mandati del Capitolo generale 6).
Questo è il cammino concreto che il Capitolo
di Pentecoste 2009 ci ha indicato e che ciascun
Frate, ogni Fraternità ed Entità, sono chiamati a riprendere
e percorrere sin da adesso.
Ora ci preme sottolineare l’importanza
assoluta di entrare tutti nella dinamica della logica
del dono per superare anzitutto ogni forma
di “immobilismo” spirituale e pastorale, per superare
qualsiasi tendenza o tentazione di “autoreferenzialità”
che chiude ogni orizzonte, in modo
da aprirsi, anche espropriandosi di tante forme di
indebita appropriazione, e andare ad «abitare le
frontiere» antropologiche e sociali, curare le ferite
provocate dalle «fessure di un mondo frammentato,
con un impegno di integrazione per superare
queste ed altre dicotomie, come cammino
di restituzione» (PdV 22). Riteniamo ugualmente
importante promuovere tra di noi una «sensibilità
sociale» (cfr. PdV 29-30) ed avviarci tutti verso
una nuova «evangelizzazione condivisa» promuovendo
«la condivisione della nostra missione
con i laici» nostri fratelli (cfr. PdV 25-27).
Noi, nuovo Definitorio generale, prenderemo
il nostro tempo nella seconda metà di settembre
fino alla prima settimana di ottobre per fare insieme
una riflessione approfondita sul documento del
Capitolo generale. Continueremo nei mesi successivi
e verso Natale pensiamo di fare conoscere a
tutti voi il frutto delle nostre riflessioni e le deci
sioni che lo Spirito ci suggerirà per l’animazione
dell’Ordine e la attuazione dei Mandati capitolari.
In questo primo messaggio abbiamo voluto
semplicemente riportare noi e voi al contenuto essenziale
della nostra Regola, il Vangelo, che poi è
la Persona stessa di Gesù, che abbiamo promesso di
“seguire” più che di “imitare” , per renderlo vivo e
visibile agli uomini di oggi.
Il modo migliore per onorare e celebrare san
Francesco è quello di rivivere fedelmente l’eredità
che ci ha lasciato: ascoltare e accogliere in noi il
Vangelo di Gesù, viverlo con autenticità e totalità
di adesione, restituirlo agli uomini e alle donne di
oggi, «camminando per le strade del mondo come
Frati Minori evangelizzatori con il cuore rivolto al
Signore» (PdV 10).
Buona festa del nostro Padre san Francesco,
al quale chiediamo che ci benedica come suoi figli
e ci accompagni sul cammino del Vangelo.
I vostri fratelli del Definitorio generale:
Fr. José Rodríguez Carballo ofm (Min. gen.)
Fr. Michael Anthony Perry, ofm (Vic. gen.)
Fr. Vincenzo Brocanelli, ofm (Def. gen.)
Fr. Vicente-Emilio Felipe Tapia, ofm (Def. gen.)
Fr. Nestor Inácio Schwerz, ofm (Def. gen.)
Fr. Francis William Walter, ofm (Def. gen.)
Fr. Roger Marchal, ofm (Def. gen.)
Fr. Ernest Karol Siekierka, ofm (Def. gen.)
Fr. Paskalis Bruno Syukur, ofm (Def. gen.)
Fr. Julio César Bunader, ofm (Def. gen.)
Fr. Vincent Mduduzi Zungu, ofm (Def. gen.)
Roma, 17 settembre 2009
Festa delle Stigmate di san Francesco
Prot.100238
Capitolo Generale dei Frati minori-Lectio
16/06/2009 - 11:20
Capitulum generale Ordinis fratrum minorum
S. Mariae Angelorum 2009
Introduzione alla Lectio del 1° giugno
Fr. Giacomo Bini ofm
Dalla Regola bollata (Cap 1)
Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori
La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
REGOLA DEI FRATI MINORI (Cap.1).
“Francesco era zelantissimo per la vita comune e la Regola, e lasciò una particolare benedizione a quanti ne desideravano ardentemente l'osservanza.
Questa, ripeteva, è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza. Voleva che tutti ne avessero il testo e la conoscessero molto bene, e ne facessero sempre oggetto di meditazione con l'uomo interiore, come sprone contro l'indolenza ed a memoria delle promesse giurate.
Insegnò ad averla sempre davanti agli occhi, come richiamo alla propria condotta, e, ciò che più importa, a morire con essa” (2Cel 208).
La vita dei Frati Minori inizia nel nome del Signore, consiste nel vivere il Vangelo come “forma vitae”, come Regola; siamo liberi da ogni dipendenza e radicalmente espropriati (voti), per appartenere esclusivamente al Signore, nella Chiesa e con la Chiesa.
La vita. La Regola nasce dunque dalla vita e si accompagnerà alla vita; non è solo un documento giuridico, né dovrà contrapporsi alla vita o escluderla, ma armonizzarsi con essa: l’una ha bisogno dell’altra; ma la priorità spetta alla vita. Trattandosi di vita evangelica, il vino nuovo dovrà periodicamente far scoppiare gli otri vecchi nei quali siamo talvolta tentati di travasarlo.
Frati Minori. Si tratta della vita evangelica, definita da Francesco con due termini che sono già un programma ben delineato: come “fratelli” e come “minori”! La Fraternità, come elemento essenziale (e non opzionale) dovrà accompagnare sempre la vocazione e la missione dei Frati. Siamo chiamati a vivere il Vangelo in fraternità, qualificata dalla “minorità”, situandoci tra gli ultimi, come ha fatto Gesù, facendo della propria vita un servizio, un dono gratuito, umile e universale. Il vivere dunque da poveri, per i poveri, con i poveri e come i poveri: è il nostro stato di vita, al quale siamo chiamati.
Inizio... Questa “avventura” inizia perché chiamati dal Signore e con gli occhi e il cuore orientati verso il Vangelo. E siccome la distanza tra il nostro comportamento quotidiano e il Vangelo è incolmabile, siamo invitati a ricominciare continuamente. E’ stata questa la raccomandazione di Francesco ai frati alla fine della sua vita.(cfr 1Cel 103).
Nel nome del Signore. Tutto viene da Lui: la vita, il coraggio di iniziare a camminare con Lui, il lavorare per la riconciliazione in vista di una fraternità sempre più universale perché tutti siamo figli dello stesso Padre, chiamati a metterci a servizio di tutti. Tutto è dono suo; abbiamo dunque la responsabilità di far “circolare” questo amore e farlo fruttificare,per restituirglielo senza appropriarci di nulla. La nostra vita dovrà essere una risposta a questo amore gratuito che si caratterizza per una “stabilità” nella fede e in ciò che “abbiamo fermamente promesso”(Rb 12).
Vivere il Vangelo. E’ il centro di tutto. Vivere il Vangelo nel suo insieme, ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, “sine glossa”, senza rimandi e senza ritocchi, soprattutto senza annacquarlo né strumentalizzarlo; vivere ancorati al Vangelo in un’attitudine contemplative e obbediente. E’ su questo “centro” che costruiremo la nostra vocazione, la nostra missione, la nostra identità, una identità “in via”, sempre in divenire e sempre confrontata con la Parola, e sempre “da ristrutturare”.
La Regola. La Regola è la “forma di vita evangelica”; è il Vangelo che prende “forma” nella misura in cui la nostra esistenza quotidiana si propone di “seguire le orme, l’umiltà, la povertà e gli insegnamenti del S. Vangelo”. “Seguire” significa che siamo disposti sempre a lasciare tutto per ancorarci all’unica sicurezza che è Gesù. La nostra vita sarà sempre un’itineranza evangelica, in fraternità e minorità, ispirata al Vangelo, modellata sul Vangelo e “ri-formata” sul Vangelo. La Regola e le Costituzioni dovranno sempre rimandare, guidare e orientare verso il Vangelo.
Nella Chiesa e con la Chiesa. Questa avventura evangelica ha sempre bisogno di mediazioni concrete: di una Fraternità organizzata e soprattutto della Chiesa. Queste mediazioni ci aiutano a non cadere in “personalismi pseudo-profetici” devianti, o in interpretazioni troppo soggettive della nostra “forma vitae”. Contemporaneamente tutte le mediazioni vanno sempre riferite al Vangelo, nostra fonte di ispirazione; vanno purificate e orientate secondo la radicalità evangelica alla quale siamo chiamati e ci siamo impegnati nella professione.
E’ molto significativo quanto avvenne al Capitolo delle stuoie, ed è narrato dallo Specchio di Perfezione. Alcuni frati,”sapienti e istruiti”, fecero pressione sul cardinale Ugolino perché Francesco si lasciasse convincere a dar loro una Regola sullo stile di quelle già esistenti, “al fine di condurre una vita religiosa ben ordinata”.
Francesco, a queste insinuazioni, senza dilungarsi in troppe spiegazioni, “prese per mano (il Cardinale) e lo condusse tra i frati riuniti a Capitolo, e così parlò ad essi in fervore e forza di Spirito Santo: Fratelli miei, fratelli miei! Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà, e questa via mostrò a me nella verità per me e per quelli che intendono credermi e imitarmi. Di conseguenza non voglio che mi nominiate nessuna Regola né di S. Benedetto, né di S. Agostino, né di S. Bernardo, né alcun’altra via e forma di vita, se non quella che dal Signore mi è stata misericordiosamente mostrata e donata. Il Signore mi ha detto che dovevo essere come un novello pazzo in questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza... Dio vi confonderà per mezzo della vostra scienza e sapienza” (Spec 68).
In questo testo Francesco ristabilisce chiaramente la gerarchia dei valori di fronte alla tentazione, sempre presente nella storia, del potere, dell’apparenza, dell’efficienza, del numero... Tutte le mediazioni umane che contano e che nella logica del mondo tendono a farsi valere vanno purificate e sottomesse alla logica del Vangelo, alla sequela di Gesù umile e povero. Questa tensione non va esasperata, ma riconciliata. Francesco non vuol separarsi dai Fratelli e lo dice chiaramente al Capitolo; non vuol separarsi dalla Chiesa e prende per mano il Cardinale (la Chiesa!) per riportare tutto e tutti verso la priorità del Vangelo, su cui anche la Chiesa deve sempre confrontarsi; e questo anche con l’aiuto dei Frati Minori! Si tratta della dimensione provocativa e profetica tipica della vita religiosa, tipica della nostra vita.
Capitolo Generale dei Frati minori,apertura
02/06/2009 - 19:57
Capitulum generale Ordinis fratrum minorum
S. Mariae Angelorum 2009
APERTURA DEL CAPITOLO GENERALE 2009
Cari Fratelli, all’inizio di questo Capitolo di Pentecoste rinnovo a ciascuno di voi il mio fraterno saluto, mentre vi auguro «ogni bene» in Colui che è il «sommo bene».

Ritengo che in questo momento sia importante sottolineare due cose: l’urgenza di rivisitare gli elementi che nutrono la nostra vita consacrata e di prendere coscienza della nostra vocazione e missione di annunciare la Buona Notizia ai nostri contemporanei.
Oggi è più che mai necessario l’impegno di tutti i consacrati a creare una vera cultura della vita religiosa e, nel nostro caso, una nuova cultura della vita francescana. Questa passerà necessariamente attraverso la lucidità e la creatività, la passione e la radicalità evangelica, l’autenticità e la visione del futuro, il tutto in fecondo dialogo con la postmodernità.
Chiamati a vivere la nostra consacrazione nello spazioso chiostro del mondo, in mezzo alle nostre culture particolari, nella tarda modernità e nei suoi contesti più diversi, non vogliamo ascoltare il frastuono della vita quotidiana, ma recuperare, insieme agli uomini e alle donne del nostro tempo, ciò che veramente ci nutre e ci sostiene e che, dandoci la possibilità di vivere in pienezza la qualità della nostra vita (santità), ci pone a servizio, in atteggiamento umile (lavare i piedi), dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.
Gli elementi che nutrono la nostra vita e missione, come tutta la vita consacrata, sono: riscoprire le radici della nostra appartenenza al Signore (dimensione contemplativa); rivitalizzare una cultura della vita in fraternità (dimensione fraterna); ritrovare ciò che alimenta il nostro essere inviati (dimensione missionaria); e tutto questo, nel nostro caso, sempre da minori e tra i minori, consapevoli che molte volte i poveri sono maestri di fede e di speranza.
Sono questi gli elementi che devono nutrire la nostra vita quotidiana, così da metterci nelle condizioni di rispondere alla nostra vocazione di discepoli e missionari: riempire la terra del Vangelo di Cristo.
D’altra parte il nostro Capitolo ha come tema la missione evangelizzatrice. Scegliendo questo tema vogliamo esprimere il desiderio di uscire da noi stessi, di lasciare da parte le nostre paure e di rispondere all’imperativo di Gesù: «Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).
Siamo consapevoli che il tesoro più grande non è quello che si custodisce gelosamente, ma quello che si condivide con generosità? Siamo consapevoli del privilegio che Gesù ci riserva dicendoci: «alzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina» (Gv 5,8)? Della grazia che Gesù ci offre dandoci la possibilità di curarci dalla routine, dalla stanchezza, dalla rassegnazione o dal realismo asfissiante? Saremo capaci di costruire il futuro con la fantasia dei santi?
La vita consacrata e, con essa, la vita francescana sono parte della vita della Chiesa, di questo popolo pellegrino, di questa famiglia che cammina «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (LG 8). Sospinti dal Vangelo a «nascere di nuovo» (Gv 3,3), ci sentiamo anche chiamati a rinnovarci costantemente sotto l’azione dello Spirito Santo (cf. LG 9). D’altra parte, coscienti che la norma suprema della nostra vita è «il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo» (Rb 1,1), siamo allo stesso modo convinti non solo della nostra responsabilità nel conservare il carisma che abbiamo ricevuto, ma di approfondirlo e continuamente svilupparlo «in sintonia con il Corpo di Cristo in continua crescita» (Benedetto XVI).
Siamo qui. Siamo in cammino, cercando gli strumenti adatti per aprirci al futuro, sapendo che questo nasce dalla grande cura che abbiamo per il presente. Che questo Capitolo generale sia un momento di grazia per rivedere i luoghi che nutrono la nostra vita e missione; che sia un’occasione propizia per riaffermare la nostra condizione di discepoli e missionari; che sia, infine, un tempo forte per cercare insieme, con creatività e aperti al futuro, i mezzi idonei perché la nostra vita e missione continuino ad essere significative per gli uomini e le donne di oggi. Sarà il nostro miglior contributo all’ottavo centenario di fondazione del nostro Ordine che stiamo celebrando.

Fin da ora desidero, a nome mio e del Definitorio generale, ringraziare tutti per la collaborazione alla buona preparazione di questo Capitolo. Preparazione iniziata nelle vostre Entità, insieme ai vostri Frati. Sono sicuro che siete giunti qui portando l’eco del dialogo e delle riflessioni condivise con i Frati delle Entità che rappresentate.
Ringrazio per lo spirito di orazione che ha guidato questa preparazione e per la vicinanza di tante Sorelle Clarisse e di tanti Fratelli e Sorelle dell’OFS e della GiFra.
Approfitto di questa occasione per esprimere la mia sincera gratitudine al Segretario del Capitolo, Fr. Francesco Patton, che ha accolto questo servizio con spirito di disponibilità, di dedizione e di generosità, anteponendo questo lavoro agli altri impegni inerenti al suo servizio di Ministro della Provincia di Trento, alla quale va la mia sincera riconoscenza per la generosità dimostrata in questa circostanza.
A quanti hanno lavorato e lavoreranno per un sereno e fruttuoso svolgimento del Capitolo manifesto la mia sincera e fraterna gratitudine.
Fratelli amati dal Signore, buon lavoro a tutti in serenità e apertura allo Spirito.
Con questi sentimenti e nel nome del Signore
dichiaro aperto il Capitolo generale di Pentecoste 2009.
Fr. José Rodríguez Carballo, ofm
Ministro generale
Capitolo Generale Frati minori,omelia d'apertura
02/06/2009 - 14:29
Capitulum generale Ordinis fratrum minorum
S. Mariae Angelorum 2009

OMELIA D’APERTURA
(Porziuncola, 25 maggio 2009)
Fr. José Rodríguez Carballo, ofm
Ministro generale
Cari fratelli: con grande affetto vi do il più cordiale e fraterno benvenuto in questo luogo santo della Porziuncola, dove cominciò la nostra storia 800 anni fa. Maria, la vergine fatta Chiesa, ci accompagni lungo tutto la nostra vita e in particolare durante questi giorni di Capitolo, e il padre san Francesco ci si di ispirazione in ogni momento per “seguire la dottrina e l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo” (Rnb 1,1), osservando, come regola e vita, il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo (Rb 1,1).
Vi abbraccio tutti con il bacio santo della pace, e auguro a tutti che questi giorni siano una manifestazione dell’amore che professiamo, e che tra noi si rendano tangibili gli atteggiamenti che, a detta del primo biografo di san Francesco, regnavano tra i frati della prima ora, quando si riunivano in capitolo: amore e affetto veri, diligenza nel servizio, aspetto lieto, occhio semplice, animo umile, risposte gentili (cfr. 1Cel 15, 38b-39a).
Come i primi discepoli riuniti nel cenacolo, con Maria la madre di Gesù, (cfr. At 1,14), in un contesto di preghiera, iniziamo oggi il Capitolo generale ordinario 2009, invocando su tutti noi la presenza dello Spirito, vero Ministro generale della Fraternità (2Cel 193). In questi momenti in cui ci sentiamo spinti a dare testimonianza di Gesù, con la vita e la parola, “fino ai confini della terra”, coscienti che lo Spirito è all’origine di ogni missione evangelizzatrice, sentiamo la necessità, anche noi come i discepoli di Efeso, di essere battezzati di nuovo con la presenza dello Spirito del Signore (cfr. At 19,1-8). Consapevoli delle nostre paure, stanchezze e vigliaccherie, sentiamo la necessità della sua forza, parresia, poiché solo lui ci muoverà ad aprire le porte chiuse dei nostri comodi cenacoli, e ci spingerà a porci in cammino e ad annunciare con coraggio, come Paolo, il Regno di Dio. Solo lo Spirito ci spingerà ad annunciare con coraggio che “non c’è onnipotente se non lui” (LOrd 9). Solo lo Spirito renderà efficace e fecondo l’annuncio della Buona Novella. Solo lo Spirito ci porterà ad impegnarci, senza condizioni né riserve, al servizio del disegno di Dio. Lo Spirito è l’anima della Chiesa (cfr. LG 7), è anima della missione evangelizzatrice.
Chiamato ad esser Buona Novella per tutti, il Vangelo ci lancia una sfida: farlo nostro; incontrarci, liberi ed indifesi, con lui, come nel caso di Francesco proprio qui alla Porziuncola; lasciarci mettere in discussione da lui, perché la nostra vita riscopra il sapore e la giovinezza delle origini, e sia scandalosa, come lo fu quella del Poverello. Il Vangelo ci lancia una sfida: portarlo a tutti, riempire la terra con il messaggio di Cristo (cfr. 1Cel 97), impegnarci a farlo arrivare a tutti, specialmente ai poveri (cfr. Lc 4,18), e alla moltitudine crescente di coloro che lo ignorano. La missione evangelizzatrice non è una scelta in più, tra tante altre. Se la Chiesa esiste per la missione (cfr. EN 4), anche l’Ordine esiste per la missione. La missione evangelizzatrice non è un’attività in più, è l’attività per cui esistiamo. È di più, è la chiave di quanto siamo e facciamo. Il Vangelo ci lancia una sfida: essere generosi e creativi. Generosità nella dedizione alla diffusione del Vangelo, in ogni occasione opportuna e non opportuna (2Tm 4,2), ai vicini e ai lontani (cfr. Ef 2,17). Creatività per rispondere alle esigenze della nuova evangelizzazione: “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,2), e ai grandi progetti missionari dell’Ordine. Il Vangelo, cari fratelli, ci lancia tante sfide: si rende necessario rivivere in noi il sentimento pressante di Paolo: “guai a me se non predicassi il Vangelo” (1Cori nuovi discepoli di Cristo (1Cel 25,38), è necessario ravvivare in noi l’impulso delle origini della Chiesa e del francescanesimo, lasciandoci impregnare dell’ardore della predicazione apostolica e della passione dei grandi missionari del nostro Ordine. 9,16), è necessario lasciarsi bruciare da quel fuoco nel quale ardevano
Il Vangelo ci lancia tante sfide! Però, per rispondere a tutte è necessario, prima di tutto e soprattutto, credere, con tutto ciò che questo comporta, che il Vangelo continua ad essere la novella, bella come la grazia e ardente come l’amore, che trasforma tutti coloro che lo ricevono con cuore di bambino (cfr. Mt 11,25); continua ad essere cammino di libertà per coloro che lo accolgono, come Francesco, nella sua immediatezza, freschezza, radicalità, sine glossa: Questo cerco, questo voglio vivere…, dice Francesco qui alla Porziuncola, dopo aver ascoltato il vangelo della missione (cfr. 1Cel 22).
Il discepolo e missionario sa che il lavoro che lo aspetta è arduo, soprattutto in certi ambienti. Però allo stesso tempo sa che, come Gesù Cristo, nemmeno lui è da solo. Il Padre è con lui, e lo Spirito porrà sulla sua bocca le parole opportune. Questo è il motivo per cui il discepolo e missionario non può aver paura. Non ci mancheranno certo le difficoltà, però è il Signore colui che ci dice: “Coraggio, non abbiate paura”.
Sento che oggi lo spirito ci dice: Frati Minori:
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“coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi conquistare da Cristo (cfr. Fil 3,12), per essere prolungamento della sua umanità fino agli avamposti della missione.
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“coraggio! non abbiate paura” di allargare lo spazio della vostra tenda (cfr. Is 54,2) per andare fino ai confini della terra, e fare vostre le gioie e le tristezze dei più poveri e di coloro che più soffrono.
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“coraggio! non abbiate paura” di vivere di Cristo ogni giorno di più, perché così potrete servirlo meglio negli altri, particolarmente nei volti sofferenti.
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“coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi sedurre dai chiostri dimenticati ed inumani, dove la bellezza e la dignità della persona sono continuamente disonorate (cfr. Rnb 9,2), perché abbracciando i lebbrosi di oggi, abbraccerete Cristo stesso, e mentre li evangelizziamo essi ci evangelizzano.
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“coraggio! non abbiate paura” di intavolare o ristabilire costantemente il dialogo della carità, lì dove il mondo di oggi è lacerato dall’odio etnico e dalle pazzie omicide. Siate artefici di pace e, così, sarete testimoni dei Dio amore.
Andate, Frati Minori, continua a dirci oggi lo Spirito del Signore, non come padroni della verità, ma come servi umili (cfr. Rnb 23,7), e ciò che gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Gal 3,18). Andate ed annunciate a quanti incontrate lungo le strade e nelle piazze delle città la loro condizione di figli e figlie di uno stesso Padre, fratelli vostri. Andate e ricordate che quando la vostra vita comunitaria sarà più fraterna, più autenticamente sarete evangelizzatori. Andate e, da una profonda sintonia con la persona e l’opera di Gesù Cristo, apritevi a nuove forme di presenza e di evangelizzazione. Andate ed evangelizzate in collaborazione con i laici, uomini e donne, giovani ed anziani. Andate e, in ogni luogo e in qualsiasi attività, testimoniate i valori evangelici restando al fianco delle persone che non conoscono ancora Gesù.
“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,14), dice Paolo. Quest’amore, che brucia i nostri cuori, è ciò che ci spinge a consolidare e diffondere il Regno di Cristo, portando l’annuncio del Vangelo in ogni luogo, fino alle regioni più lontane. Più di tre miliardi di persone non hanno ancora ascoltato la Buona Novella, e molti dei contemporanei, pur avendo ascoltato questa Novella, vivono completamente al margine di essa. Che cosa ci chiedono queste situazioni? Sapremo leggere e dare una risposta a partire dal Vangelo a questi segni dei tempi e dei luoghi?
Il Capitolo che oggi iniziamo, cari fratelli, avendo per tema la missione evangelizzatrice, può essere un momento di grazia per fare questa lettura e cercare queste risposte. Con lucidità e audacia: mettiamoci in cammino! Coraggio, non siamo soli!
Spirito Santo, tu sei gioia, infondi gioia profonda nei nostri cuori.
Spirito Santo, tu sei fuoco, accendi i nostri cuori dell’amore di Gesù.
Spirito Santo, tu sei saggezza, dacci capacità di discernimento.
Spirito Santo, tu sei sicurezza, vinci le nostre paure.
Spirito Santo, tu sei forza, concedici coraggio e audacia per annunciare Gesù fino ai confini della terra.
Vieni Spirito Santo!
Saluto del Ministro Generale al Capitolo delle stuoie
22/04/2009 - 19:43
15.04.2009 @ 22:03
Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie (italiano)
Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie
S. Maria degli Angeli, 15 aprile 2009
Carissimi,
il Capitolo delle Stuoie, che stiamo per iniziare, vuole essere una grande celebrazione di tutta la Famiglia Francescana in occasione degli 800 anni di approvazione della Regola di san Francesco da parte di papa Innocenzo III. È la prima volta nella storia che tutta la nostra Famiglia si ritrova insieme dove tutto ha avuto inizio, ad Assisi, davanti alla Porziuncola, per rendere grazie al Signore per il grande dono del carisma che san Francesco ha lasciato alla Chiesa.
Qui oggi non ci siamo solo noi, Frati del Primo Ordine, che professiamo di vivere il Vangelo secondo il proposito di vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. A condividere e a partecipare della nostra gioia ci sono i Frati del Terz’Ordine Regolare; i rappresentanti dell’Ordine Francescano Secolare, della Gioventù Francescana e i delegati degli Istituti religiosi, maschili e femminili, che si ispirano al carisma di Francesco e Chiara d’Assisi; ci sono i rappresentanti del francescanesimo delle altre confessioni cristiane, perché lo spirito di Francesco unisce e supera le divisioni; ci sono, anche se non fisicamente presenti, le nostre Sorelle Clarisse, che seguiranno e parteciperanno a questo incontro dai loro monasteri, unite a noi nella preghiera e nella contemplazione delle grandi meraviglie che il Signore ha compiuto e compie nella vita dei francescani e delle francescane di ieri e di oggi. Tutti noi ci riconosciamo figli e figlie di quella rivelazione che il Signore fece a Francesco quando iniziò a dargli dei Fratelli; figli e figlie di quella intuizione originaria che il Santo scrisse con poche e semplici parole tratte dal Vangelo e che lo stesso Signor Papa approvò in quel lontano 1209.
Siamo qui convenuti da ogni parte del mondo a nome di tutti i nostri Fratelli e le nostre Sorelle, che hanno vissuto e vivono secondo questa forma di vita evangelica, per assaporare di nuovo la grazia delle nostre origini, la freschezza del messaggio di Francesco, che un giorno ha toccato le nostre vite e le ha profondamente trasformate. Siamo qui per dire e dirci la bellezza di una vita vissuta sulle orme di Gesù Cristo, povero e crocifisso; per rinnovare la fedeltà al carisma che abbiamo ricevuto, vivendo nella Chiesa il Vangelo in fraternità e minorità. Siamo qui per esprimere il nostro vivo desiderio di conversione a Colui che è «il bene, tutto il bene, il sommo bene»; per volgere ancora il nostro cuore al Dio trino ed uno; per lasciare da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, così da poter meglio «servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio».
Sentiamo, infatti, il bisogno di fare una sosta per aprire il nostro cuore e metterci in ascolto di ciò che il Signore ci vorrà dire in questi giorni. In questo mondo sempre affascinante, ma a volte così complesso, ci si sente spesso disorientati e, allora, sulle nostre labbra riaffiora la domanda che anche Francesco faceva: «Signore, che vuoi che io faccia?». Anche noi attendiamo da Lui la risposta. Poiché sappiamo che solo la sua Parola può illuminare le nostre esistenze, ci mettiamo in ascolto perché ci parli nelle celebrazioni, negli incontri, nei momenti di penitenza e di gioia che vivremo insieme.
Ma come veri Fratelli ci disponiamo anche ad accoglierci gli uni gli altri. È la stessa Regola, che celebriamo, ad esortarci a questa accoglienza reciproca, quando dice: «E ovunque sono e si incontreranno i Frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?» (Rb 6,7-8). Membri della stessa Famiglia, perché figli dello stesso Padre celeste, uniti dal vincolo della comune vocazione, ispirati dalla luce della stessa Regola, in questi giorni cercheremo, per quanto possibile, di condividere la nostra esperienza di fede e di metterci in ascolto di quella degli altri. Percorreremo così un breve tratto di strada assieme per poi ripartire per le strade del mondo, là dove il Signore chiama ciascuno.
Qui, oggi, il volto della nostra Fraternità diventa veramente universale e riconosciamo la verità di ciò che affermava il nostro serafico Padre, quando diceva che il Ministro generale dell’Ordine è lo Spirito Santo (cf 2Cel 779). Anche noi, sotto questa tenda, ci sentiamo riuniti dallo Spirito e, come in un nuovo cenacolo, desideriamo lasciarci accendere dal suo fuoco, per superare le nostre chiusure e annunciare a tutti il Vangelo della salvezza.
Come, infatti, dalla Porziuncola Francesco inviò i primi Frati per andare a due a due per il mondo, così anche noi idealmente vogliamo ripartire da qui per portare il messaggio evangelico della pace e della riconciliazione ad ogni cuore affranto e sofferente, a quanti patiscono a causa delle ingiustizie e delle guerre che ancora dilaniano le nostre terre, a chi non può avere il necessario per vivere, a coloro ai quali sono negati i diritti umani fondamentali, ad ogni fratello lebbroso del nostro tempo.
Siamo tornati qui, dove la Fraternità francescana ha mosso i suoi primi passi, per ritrovare le nostre origini, certi che la nostra identità francescana è ancora oggi una parola profetica per il mondo e che il nostro vivere il Vangelo, di cui la Regola è come il midollo, è la sola cosa che può aiutarci a rispondere con fiducia, fantasia e coraggio alle tante domande che gli uomini e le donne di oggi ci pongono.
Che questo Capitolo ci faccia ritrovare quello spirito che Giacomo da Vitry, uno dei primi osservatori della vita francescana, vedeva nei primi frati, tanto da dire di loro: «rinunciando a ogni proprietà, rinnegano se stessi e, prendendo la loro croce, nudi seguono Cristo nudo. Come Giuseppe, lasciano la veste; come la Samaritana, la loro anfora, e corrono spediti. Camminano davanti al volto del Signore, senza mai riguardare indietro. Dimentichi delle cose passate, si protendono sempre in avanti con passi incessanti, e volano come le nubi o come le colombe verso le loro colombaie, premunendosi con ogni diligenza e cautela perché non vi entri la morte».
Che anche la Famiglia Francescana di oggi sia sempre rivolta al futuro perché, rendendo grazie per il proprio passato, possa sempre vivere con passione il presente. Vorrei, infine, concludere questo mio saluto di benvenuto ricordando i nostri fratelli e le nostre sorelle della terra d’Abruzzo, così duramente colpiti da questo tremendo terremoto e a cui ci sentiamo tutti particolarmente vicini. Assicuriamo loro, soprattutto in questi giorni, la nostra preghiera perché il Signore accolga nella pace quanti hanno trovato la morte in questa sciagura e doni la consolazione a coloro che hanno perso i propri cari, le proprie case, i propri beni.
FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM
Ministro generale
e Presidente di turno
La Fraternità
07/03/2008 - 19:54
La Fraternità
Nell'epoca in cui viviamo l'individualismo si fa sempre più strada, soprattutto fra i giovani. Forse proprio per questo a tutti i livelli si sta rivalutando sempre più una parola che la storia umana ha ricorrentemente ricuperato,ma che ha anche fortemente tradito:la fraternità. Essa non è un'idea generica ed astratta,come sarebbe la filantropia, che è un atteggiamentodi benevolenza verso l'intera l'umanità. La Fraternità,invece, è amare l'uomo che si vede,con cui si ha a che fare ogni giorno,anche non per propria scelta,anche se non è piacevole. Ma se non ami l'uomo che vedi,come potrai amare l'uomo che non vedi?
La Fraternità è sentirsi abitati dall'altro che perciò non è un estraneo ma è un incluso nella nostra vita; è riconoscere all'altro le stesse possibilità che il Signore dà a noi. San Francesco scrive:”e con fiducia l'uno manifesti all'altro la propria necessità...E ciascuno ami e nutra suo fratello,come la madre ama e nutre il proprio figlio”(Rnb IX, 10-11). la speranza può vivere solo nello spirito di Fraternità che San Francesco imparò dal Vangelo.
Natale
25/12/2007 - 19:57

+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Il Prologo
Giovanni, l'apostolo prediletto. Il prologo del suo Vangelo contiene le grandi verità della fede: la preesistenza divina del Verbo, del Figlio di Dio eterno insieme al Padre; l'incarnazione del Verbo e l'adozione a figli di Dio di coloro che credono in lui.
Gesù è la grande luce che ha rischiarato le tenebre che avvolgevano il mondo. Tenebre di egoismo, di violenza, di morte, di peccato. Eppure il mondo non l'ha riconosciuto. Solo alcuni hanno accettato la sua luce e l'hanno riconosciuto: questi sono chiamati figli di Dio.
Non si può rimanere indifferenti, non schierati. Giovanni, fra la luce di Dio e le tenebre del mondo, pone la carne di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo come noi, carne nostra. Se Dio l'ha assunta, vuol dire che ogni nostra esperienza è stata vissuta, con-divisa da Lui. Ogni povertà, debolezza, solitudine, fame, malattia. Ma anche ogni nostra gioia, consolazione, comunione, salute.
Natale non è una fiaba
Il Natale non è una bella favola che ogni anno viene riproposta in una grande varietà di forme, particolarmente nella celebrazione della Chiesa e nel presepe. Il Natale è invece un avvenimento realmente accaduto, che ha cambiato la storia, anche se molti continuano a ignorarlo o fingono di ignorarlo, e magari tendono a cancellare o a occultare i simboli che lo richiamano. Un lieto evento, l'evento più lieto che il cuore dell'uomo potesse sognare. Un lieto evento che continua ad accadere oggi e ha la forza prodigiosa di cambiare la vita di innumerevoli persone e l'intera società. E tutti sono chiamati a lasciarsi coinvolgere.
L'imprevedibile è accaduto! "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". Occorrerebbe misurare la realtà di questi due termini: il Verbo (che da sempre "era presso Dio" ed "era Dio", cioè la pienezza infinita e traboccante dell'essere e della vita) e la "carne" (che indica l'uomo nella sua radicale debolezza e precarietà, nella sua distanza abissale da Dio). L'amore ha congiunto questi due estremi. Tra i miliardi di uomini che fin dall'inizio hanno popolato la Terra, nella "processione" ininterrotta di buoni- cattivi, piccoli- grandi, ricchi- poveri, felici- infelici, tutti "nomadi" in cammino, uno era Dio. Uno fra i tanti, mescolato con loro nel condividere la medesima esperienza. Uno di noi è Dio. Si coglie in questo la manifestazione di un amore inaudito e, quindi, la smentita più solenne di quella concezione di Dio che non di rado possiamo ritrovare anche dentro di noi: un Dio incapace di un interesse reale nei nostri confronti e troppo lontano perché giungano a lui le grida dei poveri, dei soli, dei disperati... Si rivela, invece come un Dio che si è "scomodato", si è "compromesso" fino al punto di donarci ciò che aveva di più caro: il proprio Figlio.
Nascendo da Maria Vergine Egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi, escluso il peccato" (GS 22). Se ogni bimbo è un dono che Dio fa alla famiglia e all'intera società, il bimbo di Betlemme è il Dono più grande che Dio potesse farci. Questo bimbo è l'espressione viva e palpitante dell'amore del Padre. È il volto umano di Dio: "Chi ha visto me ha visto il Padre"(Gv. 14,9).
Questo bimbo è Dio, il Figlio di Dio, che non è venuto tra noi come un turista, come un visitatore frettoloso e di passaggio, ma si è inserito radicalmente nella razza umana, divenendo un membro della famiglia umana: un compagno di viaggio che condivide gioie, fatiche, sofferenze fino all'esperienza della morte.
Natale come gioia
Chi contempla e comincia a comprendere il significato del Natale si sente afferrare da un grande stupore, da una immensa gratitudine, da una gioia indicibile: "il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la Vita" (San Leone Magno) .
Se Dio si è fatto bambino, se è nato in una stalla, se ha pianto e ha riso e ha giocato come tutti i bambini, se ha legato la sua esperienza di vita a quella dell'uomo; allora non si può far soffrire o lasciar soffrire un uomo, chiunque egli sia, senza colpire direttamente il Figlio di Dio, divenuto nostro fratello, il primo fratello. Ogni uomo è mio fratello. In ogni uomo si riflette il volto di quel primo fratello. Natale, allora, è una memoria scomoda: contesta fortemente ogni scelta, ogni abitudine e comportamento, ogni stile di vita non improntati alla solidarietà e all'attenzione concreta verso chi soffre, verso i poveri, gli ultimi con i quali Egli si è identificato. Quei poveri, quegli ultimi che spesso sono più vicini a noi di quanto non pensiamo e sono forse anche in casa nostra.
Noi tradiamo il Natale quando non amiamo e non ci amiamo. Ma l'amore è possibile, una nuova società è possibile. Se l'umanamente impossibile è accaduto (la nascita da una Vergine, e soprattutto la nascita di un uomo- Dio), allora ciascuno, qualunque sia la sua età anagrafica, può e deve dire: Io oggi rinasco, ricomincio, perché l'incontro col Salvatore mi rigenera a vita nuova. Il presepe, che viene allestito in ogni chiesa e lodevolmente anche nelle case, visualizza una storia, non una fiaba.





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