Capitolo Generale dei Frati minori-Lectio
16/06/2009 - 11:20
Capitulum generale Ordinis fratrum minorum
S. Mariae Angelorum 2009
Introduzione alla Lectio del 1° giugno
Fr. Giacomo Bini ofm
Dalla Regola bollata (Cap 1)
Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori
La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.
Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.
REGOLA DEI FRATI MINORI (Cap.1).
“Francesco era zelantissimo per la vita comune e la Regola, e lasciò una particolare benedizione a quanti ne desideravano ardentemente l'osservanza.
Questa, ripeteva, è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza. Voleva che tutti ne avessero il testo e la conoscessero molto bene, e ne facessero sempre oggetto di meditazione con l'uomo interiore, come sprone contro l'indolenza ed a memoria delle promesse giurate.
Insegnò ad averla sempre davanti agli occhi, come richiamo alla propria condotta, e, ciò che più importa, a morire con essa” (2Cel 208).
La vita dei Frati Minori inizia nel nome del Signore, consiste nel vivere il Vangelo come “forma vitae”, come Regola; siamo liberi da ogni dipendenza e radicalmente espropriati (voti), per appartenere esclusivamente al Signore, nella Chiesa e con la Chiesa.
La vita. La Regola nasce dunque dalla vita e si accompagnerà alla vita; non è solo un documento giuridico, né dovrà contrapporsi alla vita o escluderla, ma armonizzarsi con essa: l’una ha bisogno dell’altra; ma la priorità spetta alla vita. Trattandosi di vita evangelica, il vino nuovo dovrà periodicamente far scoppiare gli otri vecchi nei quali siamo talvolta tentati di travasarlo.
Frati Minori. Si tratta della vita evangelica, definita da Francesco con due termini che sono già un programma ben delineato: come “fratelli” e come “minori”! La Fraternità, come elemento essenziale (e non opzionale) dovrà accompagnare sempre la vocazione e la missione dei Frati. Siamo chiamati a vivere il Vangelo in fraternità, qualificata dalla “minorità”, situandoci tra gli ultimi, come ha fatto Gesù, facendo della propria vita un servizio, un dono gratuito, umile e universale. Il vivere dunque da poveri, per i poveri, con i poveri e come i poveri: è il nostro stato di vita, al quale siamo chiamati.
Inizio... Questa “avventura” inizia perché chiamati dal Signore e con gli occhi e il cuore orientati verso il Vangelo. E siccome la distanza tra il nostro comportamento quotidiano e il Vangelo è incolmabile, siamo invitati a ricominciare continuamente. E’ stata questa la raccomandazione di Francesco ai frati alla fine della sua vita.(cfr 1Cel 103).
Nel nome del Signore. Tutto viene da Lui: la vita, il coraggio di iniziare a camminare con Lui, il lavorare per la riconciliazione in vista di una fraternità sempre più universale perché tutti siamo figli dello stesso Padre, chiamati a metterci a servizio di tutti. Tutto è dono suo; abbiamo dunque la responsabilità di far “circolare” questo amore e farlo fruttificare,per restituirglielo senza appropriarci di nulla. La nostra vita dovrà essere una risposta a questo amore gratuito che si caratterizza per una “stabilità” nella fede e in ciò che “abbiamo fermamente promesso”(Rb 12).
Vivere il Vangelo. E’ il centro di tutto. Vivere il Vangelo nel suo insieme, ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, “sine glossa”, senza rimandi e senza ritocchi, soprattutto senza annacquarlo né strumentalizzarlo; vivere ancorati al Vangelo in un’attitudine contemplative e obbediente. E’ su questo “centro” che costruiremo la nostra vocazione, la nostra missione, la nostra identità, una identità “in via”, sempre in divenire e sempre confrontata con la Parola, e sempre “da ristrutturare”.
La Regola. La Regola è la “forma di vita evangelica”; è il Vangelo che prende “forma” nella misura in cui la nostra esistenza quotidiana si propone di “seguire le orme, l’umiltà, la povertà e gli insegnamenti del S. Vangelo”. “Seguire” significa che siamo disposti sempre a lasciare tutto per ancorarci all’unica sicurezza che è Gesù. La nostra vita sarà sempre un’itineranza evangelica, in fraternità e minorità, ispirata al Vangelo, modellata sul Vangelo e “ri-formata” sul Vangelo. La Regola e le Costituzioni dovranno sempre rimandare, guidare e orientare verso il Vangelo.
Nella Chiesa e con la Chiesa. Questa avventura evangelica ha sempre bisogno di mediazioni concrete: di una Fraternità organizzata e soprattutto della Chiesa. Queste mediazioni ci aiutano a non cadere in “personalismi pseudo-profetici” devianti, o in interpretazioni troppo soggettive della nostra “forma vitae”. Contemporaneamente tutte le mediazioni vanno sempre riferite al Vangelo, nostra fonte di ispirazione; vanno purificate e orientate secondo la radicalità evangelica alla quale siamo chiamati e ci siamo impegnati nella professione.
E’ molto significativo quanto avvenne al Capitolo delle stuoie, ed è narrato dallo Specchio di Perfezione. Alcuni frati,”sapienti e istruiti”, fecero pressione sul cardinale Ugolino perché Francesco si lasciasse convincere a dar loro una Regola sullo stile di quelle già esistenti, “al fine di condurre una vita religiosa ben ordinata”.
Francesco, a queste insinuazioni, senza dilungarsi in troppe spiegazioni, “prese per mano (il Cardinale) e lo condusse tra i frati riuniti a Capitolo, e così parlò ad essi in fervore e forza di Spirito Santo: Fratelli miei, fratelli miei! Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà, e questa via mostrò a me nella verità per me e per quelli che intendono credermi e imitarmi. Di conseguenza non voglio che mi nominiate nessuna Regola né di S. Benedetto, né di S. Agostino, né di S. Bernardo, né alcun’altra via e forma di vita, se non quella che dal Signore mi è stata misericordiosamente mostrata e donata. Il Signore mi ha detto che dovevo essere come un novello pazzo in questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza... Dio vi confonderà per mezzo della vostra scienza e sapienza” (Spec 68).
In questo testo Francesco ristabilisce chiaramente la gerarchia dei valori di fronte alla tentazione, sempre presente nella storia, del potere, dell’apparenza, dell’efficienza, del numero... Tutte le mediazioni umane che contano e che nella logica del mondo tendono a farsi valere vanno purificate e sottomesse alla logica del Vangelo, alla sequela di Gesù umile e povero. Questa tensione non va esasperata, ma riconciliata. Francesco non vuol separarsi dai Fratelli e lo dice chiaramente al Capitolo; non vuol separarsi dalla Chiesa e prende per mano il Cardinale (la Chiesa!) per riportare tutto e tutti verso la priorità del Vangelo, su cui anche la Chiesa deve sempre confrontarsi; e questo anche con l’aiuto dei Frati Minori! Si tratta della dimensione provocativa e profetica tipica della vita religiosa, tipica della nostra vita.
il Papa ai francescani
28/04/2009 - 10:58
18.04.2009 @ 16:17
Papa Benedetto XVI ai Francescani (Italiano)
UDIENZA AI MEMBRI DELLA FAMIGLIA FRANCESCANA
PARTECIPANTI AL “CAPITOLO DELLE STUOIE”
Alle ore 12.30 di questa mattina, nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve i Membri della Famiglia Francescana partecipanti al “Capitolo delle Stuoie”, iniziato ad Assisi il 15 aprile per concludersi oggi a Roma.

DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle della Famiglia Francescana!
Con grande gioia do il benvenuto a tutti voi, in questa felice e storica ricorrenza che vi ha riuniti insieme: l’ottavo centenario dell’approvazione della “protoregola” di san Francesco da parte del Papa Innocenzo III. Sono passati ottocento anni, e quella dozzina di Frati è diventata una moltitudine, disseminata in ogni parte del mondo e oggi qui, da voi, degnamente rappresentata. Nei giorni scorsi vi siete dati appuntamento ad Assisi per quello che avete voluto chiamare “Capitolo delle Stuoie”, per rievocare le vostre origini. E al termine di questa straordinaria esperienza siete venuti insieme dal “Signor Papa”, come direbbe il vostro serafico Fondatore. Vi saluto tutti con affetto: i Frati Minori delle tre obbedienze, guidati dai rispettivi Ministri Generali, tra i quali ringrazio Padre Josè Rodriguez Carballo per le sue cortesi parole; i membri del Terzo Ordine, con il loro Ministro Generale; le religiose Francescane e i membri degli Istituti secolari francescani; e, sapendole spiritualmente presenti, le Suore Clarisse, che costituiscono il “secondo Ordine”. Sono lieto di accogliere alcuni Vescovi francescani; e in particolare saluto il Vescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino, che rappresenta la Chiesa assisana, patria di Francesco e Chiara e, spiritualmente, di tutti i francescani. Sappiamo quanto fu importante per Francesco il legame col Vescovo di Assisi di allora, Guido, che riconobbe il suo carisma e lo sostenne. Fu Guido a presentare Francesco al Cardinale Giovanni di San Paolo, il quale poi lo introdusse dal Papa favorendo l’approvazione della Regola. Carisma e Istituzione sono sempre complementari per l’edificazione della Chiesa.
Che dirvi, cari amici? Prima di tutto desidero unirmi a voi nel rendimento di grazie a Dio per tutto il cammino che vi ha fatto compiere, ricolmandovi dei suoi benefici. E come Pastore di tutta la Chiesa, lo voglio ringraziare per il dono prezioso che voi stessi siete per l’intero popolo cristiano. Dal piccolo ruscello sgorgato ai piedi del Monte Subasio, si è formato un grande fiume, che ha dato un contributo notevole alla diffusione universale del Vangelo. Tutto ha avuto inizio dalla conversione di Francesco, il quale, sull’esempio di Gesù, “spogliò se stesso” (cfr Fil 2,7) e, sposando Madonna Povertà, divenne testimone e araldo del Padre che è nei cieli. Al Poverello si possono applicare letteralmente alcune espressioni che l’apostolo Paolo riferisce a se stesso e che mi piace ricordare in questo Anno Paolino: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,19-20). E ancora: “D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo” (Gal 6,17). Francesco ricalca perfettamente queste orme di Paolo ed in verità può dire con lui: “Per me vivere è Cristo” (Fil 1,21). Ha sperimentato la potenza della grazia divina ed è come morto e risorto. Tutte le sue ricchezze precedenti, ogni motivo di vanto e di sicurezza, tutto diventa una “perdita” dal momento dell’incontro con Gesù crocifisso e risorto (cfr Fil 3,7-11). Il lasciare tutto diventa a quel punto quasi necessario, per esprimere la sovrabbondanza del dono ricevuto. Questo è talmente grande, da richiedere uno spogliamento totale, che comunque non basta; merita una vita intera vissuta “secondo la forma del santo Vangelo” (2 Test., 14: Fonti Francescane, 116).
E qui veniamo al punto che sicuramente sta al centro di questo nostro incontro. Lo riassumerei così: il Vangelo come regola di vita. “La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo”: così scrive Francesco all’inizio della Regola bollata (Rb I, 1: FF, 75). Egli comprese se stesso interamente alla luce del Vangelo. Questo è il suo fascino. Questa la sua perenne attualità. Tommaso da Celano riferisce che il Poverello “portava sempre nel cuore Gesù. Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra” Anzi, trovandosi molte volte in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava ad invitare tutte le creature alla lode di Gesù″ (1 Cel., II, 9, 115: FF, 115). Così il Poverello è diventato un vangelo vivente, capace di attirare a Cristo uomini e donne di ogni tempo, specialmente i giovani, che preferiscono la radicalità alle mezze misure. Il Vescovo di Assisi Guido e poi il Papa Innocenzo III riconobbero nel proposito di Francesco e dei suoi compagni l’autenticità evangelica, e seppero incoraggiarne l’impegno in vista anche del bene della Chiesa.
Viene spontanea qui una riflessione: Francesco avrebbe potuto anche non venire dal Papa. Molti gruppi e movimenti religiosi si andavano formando in quell’epoca, e alcuni di essi si contrapponevano alla Chiesa come istituzione, o per lo meno non cercavano la sua approvazione. Sicuramente un atteggiamento polemico verso la Gerarchia avrebbe procurato a Francesco non pochi seguaci. Invece egli pensò subito a mettere il cammino suo e dei suoi compagni nelle mani del Vescovo di Roma, il Successore di Pietro. Questo fatto rivela il suo autentico spirito ecclesiale. Il piccolo “noi” che aveva iniziato con i suoi primi frati lo concepì fin dall’inizio all’interno del grande “noi” della Chiesa una e universale. E il Papa questo riconobbe e apprezzò. Anche il Papa, infatti, da parte sua, avrebbe potuto non approvare il progetto di vita di Francesco. Anzi, possiamo ben immaginare che, tra i collaboratori di Innocenzo III, qualcuno lo abbia consigliato in tal senso, magari proprio temendo che quel gruppetto di frati assomigliasse ad altre aggregazioni ereticali e pauperiste del tempo. Invece il Romano Pontefice, ben informato dal Vescovo di Assisi e dal Cardinale Giovanni di San Paolo, seppe discernere l’iniziativa dello Spirito Santo e accolse, benedisse ed incoraggiò la nascente comunità dei “frati minori”.
Cari fratelli e sorelle, sono passati otto secoli, e oggi avete voluto rinnovare il gesto del vostro Fondatore. Tutti voi siete figli ed eredi di quelle origini. Di quel “buon seme” che è stato Francesco, conformato a sua volta al “chicco di grano” che è il Signore Gesù, morto e risorto per portare molto frutto (cfr Gv 12,24). I Santi ripropongono la fecondità di Cristo. Come Francesco e Chiara d’Assisi, anche voi impegnatevi a seguire sempre questa stessa logica: perdere la propria vita a causa di Gesù e del Vangelo, per salvarla e renderla feconda di frutti abbondanti. Mentre lodate e ringraziate il Signore, che vi ha chiamati a far parte di una così grande e bella “famiglia”, rimanete in ascolto di ciò che lo Spirito dice oggi ad essa, in ciascuna delle sue componenti, per continuare ad annunciare con passione il Regno di Dio, sulle orme del serafico Padre. Ogni fratello e ogni sorella custodisca sempre un animo contemplativo, semplice e lieto: ripartite sempre da Cristo, come Francesco partì dallo sguardo del Crocifisso di san Damiano e dall’incontro con il lebbroso, per vedere il volto di Cristo nei fratelli che soffrono e portare a tutti la sua pace. Siate testimoni della “bellezza” di Dio, che Francesco seppe cantare contemplando le meraviglie del creato, e che gli fece esclamare rivolto all’Altissimo: “Tu sei bellezza!” (Lodi di Dio altissimo, 4.6: FF, 261).
saluto al Santo Padre del Ministro Generale dei Frati minori,Josè Rodriguez Carballo
27/04/2009 - 22:33
18.04.2009
Indirizzo di saluto di Fr. José Rodríguez Carballo al Santo Padre
(Castelgandolfo – 18 aprile 2009)

Santo Padre!
È con il cuore trepidante di gioia che tutta la Famiglia Francescana oggi si stringe intorno a Lei, per celebrare nella Chiesa e con la Chiesa l’VIII Centenario della fondazione dell’Ordine dei Frati Minori, per celebrare il dono del carisma che san Francesco ci ha lasciato e per confessare, con le parole del testamento di santa Chiara, prima pianticella del serafico padre, che «tra gli altri doni, che ricevemmo e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali dobbiamo maggiormente rendere grazie allo stesso glorioso Padre, c’è la nostra vocazione» (Test 2).
È questo, veramente, il grande dono che abbiamo ricevuto e che ha radicalmente trasformato le nostre vite. È per questo dono che vogliamo levare oggi il nostro comune canto di gioia e di ringraziamento all’Altissimo bon Signore.
Per vivere insieme, come una vera e unica famiglia, questo momento per noi così importante, provenienti da ogni continente, ci siamo riuniti tre giorni fa ad Assisi sotto un tendone, davanti alla piccola chiesetta della Porziuncola, dove è cominciata la nostra storia e da dove i primi Frati partirono a due a due per predicare a tutti la penitenza.
Lì abbiamo nuovamente sentito il pressante invito che l’Altissimo ci rivolge anche oggi a convertirci e a vivere con fedeltà secondo la forma del santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Come fratelli e da minori abbiamo riascoltato la chiamata a portare la pace e la riconciliazione agli uomini e alle donne del nostro tempo e a condividere con loro l’unica nostra ricchezza: il Bene, ogni Bene, il sommo Bene, il Signore Dio, vivo e vero.
Forti di questa sola certezza, abbiamo lasciato Assisi per venire da Lei, santo Padre, come un giorno fece Francesco d’Assisi con i suoi primi compagni. Le chiediamo di confermarci ancora una volta in questo santo proposito di vita, perché, come recita la nostra Regola, «sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà e l’umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso» (Rb 12, 4).
Facendomi interprete dei sentimenti di filiale venerazione dei miei confratelli Ministri generali Conventuali e Cappuccini, con i quali condividiamo la medesima Regola di vita, nonché del Ministro generale del Terz’Ordine Regolare, della Ministra generale dell’Ordine Francescano Secolare, del Vice Presidente della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose che professano la Regola del Terz’Ordine Regolare, di tutte le Sorelle Clarisse, unite a noi nella preghiera, e di tutti i presenti, desidero esprimerLe la nostra più profonda gratitudine per averci ammessi alla Sua presenza. In questo suo paterno gesto riconosciamo l’amorevole cura che la santa madre Chiesa ha avuto lungo tutti questi secoli nei confronti della nostra Famiglia, fin da quando, ottocento anni fa, il nostro serafico padre, con umiltà e devozione, si prostrò con i suoi primi compagni dinanzi al Suo predecessore, Innocenzo III, per promettere obbedienza e riverenza (cfr. 3Comp 52).
Proprio alla vigilia della Sua felice elezione al soglio di Pietro, mentre Le rinnoviamo i nostri migliori auguri per il genetliaco da poco trascorso, le assicuriamo la nostra fervida preghiera e desideriamo, noi Ministri generali, rinnovare nelle Sue mani, Santo Padre, a nome di tutti i Frati sparsi nel mondo, il nostro impegno a vivere secondo la Regola. Imploriamo, per questo, anche la Sua apostolica benedizione, così da riprendere il nostro cammino e continuare a rendere testimonianza alla voce del Figlio di Dio con la parola e con le opere, facendo conoscere a tutti che non c’è nessuno onnipotente eccetto lui (cfr. LOrd 9).
Saluto del Ministro Generale al Capitolo delle stuoie
22/04/2009 - 19:43
15.04.2009 @ 22:03
Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie (italiano)
Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie
S. Maria degli Angeli, 15 aprile 2009
Carissimi,
il Capitolo delle Stuoie, che stiamo per iniziare, vuole essere una grande celebrazione di tutta la Famiglia Francescana in occasione degli 800 anni di approvazione della Regola di san Francesco da parte di papa Innocenzo III. È la prima volta nella storia che tutta la nostra Famiglia si ritrova insieme dove tutto ha avuto inizio, ad Assisi, davanti alla Porziuncola, per rendere grazie al Signore per il grande dono del carisma che san Francesco ha lasciato alla Chiesa.
Qui oggi non ci siamo solo noi, Frati del Primo Ordine, che professiamo di vivere il Vangelo secondo il proposito di vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. A condividere e a partecipare della nostra gioia ci sono i Frati del Terz’Ordine Regolare; i rappresentanti dell’Ordine Francescano Secolare, della Gioventù Francescana e i delegati degli Istituti religiosi, maschili e femminili, che si ispirano al carisma di Francesco e Chiara d’Assisi; ci sono i rappresentanti del francescanesimo delle altre confessioni cristiane, perché lo spirito di Francesco unisce e supera le divisioni; ci sono, anche se non fisicamente presenti, le nostre Sorelle Clarisse, che seguiranno e parteciperanno a questo incontro dai loro monasteri, unite a noi nella preghiera e nella contemplazione delle grandi meraviglie che il Signore ha compiuto e compie nella vita dei francescani e delle francescane di ieri e di oggi. Tutti noi ci riconosciamo figli e figlie di quella rivelazione che il Signore fece a Francesco quando iniziò a dargli dei Fratelli; figli e figlie di quella intuizione originaria che il Santo scrisse con poche e semplici parole tratte dal Vangelo e che lo stesso Signor Papa approvò in quel lontano 1209.
Siamo qui convenuti da ogni parte del mondo a nome di tutti i nostri Fratelli e le nostre Sorelle, che hanno vissuto e vivono secondo questa forma di vita evangelica, per assaporare di nuovo la grazia delle nostre origini, la freschezza del messaggio di Francesco, che un giorno ha toccato le nostre vite e le ha profondamente trasformate. Siamo qui per dire e dirci la bellezza di una vita vissuta sulle orme di Gesù Cristo, povero e crocifisso; per rinnovare la fedeltà al carisma che abbiamo ricevuto, vivendo nella Chiesa il Vangelo in fraternità e minorità. Siamo qui per esprimere il nostro vivo desiderio di conversione a Colui che è «il bene, tutto il bene, il sommo bene»; per volgere ancora il nostro cuore al Dio trino ed uno; per lasciare da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, così da poter meglio «servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio».
Sentiamo, infatti, il bisogno di fare una sosta per aprire il nostro cuore e metterci in ascolto di ciò che il Signore ci vorrà dire in questi giorni. In questo mondo sempre affascinante, ma a volte così complesso, ci si sente spesso disorientati e, allora, sulle nostre labbra riaffiora la domanda che anche Francesco faceva: «Signore, che vuoi che io faccia?». Anche noi attendiamo da Lui la risposta. Poiché sappiamo che solo la sua Parola può illuminare le nostre esistenze, ci mettiamo in ascolto perché ci parli nelle celebrazioni, negli incontri, nei momenti di penitenza e di gioia che vivremo insieme.
Ma come veri Fratelli ci disponiamo anche ad accoglierci gli uni gli altri. È la stessa Regola, che celebriamo, ad esortarci a questa accoglienza reciproca, quando dice: «E ovunque sono e si incontreranno i Frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?» (Rb 6,7-8). Membri della stessa Famiglia, perché figli dello stesso Padre celeste, uniti dal vincolo della comune vocazione, ispirati dalla luce della stessa Regola, in questi giorni cercheremo, per quanto possibile, di condividere la nostra esperienza di fede e di metterci in ascolto di quella degli altri. Percorreremo così un breve tratto di strada assieme per poi ripartire per le strade del mondo, là dove il Signore chiama ciascuno.
Qui, oggi, il volto della nostra Fraternità diventa veramente universale e riconosciamo la verità di ciò che affermava il nostro serafico Padre, quando diceva che il Ministro generale dell’Ordine è lo Spirito Santo (cf 2Cel 779). Anche noi, sotto questa tenda, ci sentiamo riuniti dallo Spirito e, come in un nuovo cenacolo, desideriamo lasciarci accendere dal suo fuoco, per superare le nostre chiusure e annunciare a tutti il Vangelo della salvezza.
Come, infatti, dalla Porziuncola Francesco inviò i primi Frati per andare a due a due per il mondo, così anche noi idealmente vogliamo ripartire da qui per portare il messaggio evangelico della pace e della riconciliazione ad ogni cuore affranto e sofferente, a quanti patiscono a causa delle ingiustizie e delle guerre che ancora dilaniano le nostre terre, a chi non può avere il necessario per vivere, a coloro ai quali sono negati i diritti umani fondamentali, ad ogni fratello lebbroso del nostro tempo.
Siamo tornati qui, dove la Fraternità francescana ha mosso i suoi primi passi, per ritrovare le nostre origini, certi che la nostra identità francescana è ancora oggi una parola profetica per il mondo e che il nostro vivere il Vangelo, di cui la Regola è come il midollo, è la sola cosa che può aiutarci a rispondere con fiducia, fantasia e coraggio alle tante domande che gli uomini e le donne di oggi ci pongono.
Che questo Capitolo ci faccia ritrovare quello spirito che Giacomo da Vitry, uno dei primi osservatori della vita francescana, vedeva nei primi frati, tanto da dire di loro: «rinunciando a ogni proprietà, rinnegano se stessi e, prendendo la loro croce, nudi seguono Cristo nudo. Come Giuseppe, lasciano la veste; come la Samaritana, la loro anfora, e corrono spediti. Camminano davanti al volto del Signore, senza mai riguardare indietro. Dimentichi delle cose passate, si protendono sempre in avanti con passi incessanti, e volano come le nubi o come le colombe verso le loro colombaie, premunendosi con ogni diligenza e cautela perché non vi entri la morte».
Che anche la Famiglia Francescana di oggi sia sempre rivolta al futuro perché, rendendo grazie per il proprio passato, possa sempre vivere con passione il presente. Vorrei, infine, concludere questo mio saluto di benvenuto ricordando i nostri fratelli e le nostre sorelle della terra d’Abruzzo, così duramente colpiti da questo tremendo terremoto e a cui ci sentiamo tutti particolarmente vicini. Assicuriamo loro, soprattutto in questi giorni, la nostra preghiera perché il Signore accolga nella pace quanti hanno trovato la morte in questa sciagura e doni la consolazione a coloro che hanno perso i propri cari, le proprie case, i propri beni.
FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM
Ministro generale
e Presidente di turno
Francescani:incontro col Papa
20/04/2009 - 10:27
Castel Gandolfo, 18 apr. (Apcom) - I francescani compiono 800 anni e per la prima volta nella storia si riuniscono nel Capitolo internazionale. Le quattro famiglie - minori, conventuali, cappuccini e terz'ordine regolare - si sono ritrovate tutte insieme ad Assisi, mentre oggi i 'seguaci' del Poverello San Francesco sono stato ricevuti dal Papa, a Castel Gandolfo, e dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella Tenuta di Castelporziano. Il summit - che ha visto giungere 2mila frati da 65 Paesi del mondo - si è aperto il 15 aprile. "Un evento storico - riferiscono dal Sacro Convento di Assisi - che rientra nei festeggiamenti degli ottocento anni della fondazione dell'Ordine Francescano". "Una felice e storica ricorrenza", ha detto Papa Ratzinger, ricordando che si celebra "l'ottavo centenario dell'approvazione della 'protoregola' di San Francesco da parte del Papa Innocenzo III. Sono passati ottocento anni - ha aggiunto il Pontefice - e quella dozzina di Frati è diventata una moltitudine, disseminata in ogni parte del mondo e oggi qui, da voi, degnamente rappresentata". "Al termine di questa straordinaria esperienza - ha proseguito Ratzinger - siete venuti insieme dal 'Signor Papa', come direbbe il vostro serafico Fondatore". Benedetto XVI ha definito San Francesco "un vangelo vivente, capace di attirare a Cristo uomini e donne di ogni tempo, specialmente i giovani, che preferiscono la radicalità alle mezze misure". Infine, ha invitato i francescani di tutto il mondo a seguire l'esempio di San Francesco e Santa Chiara. "Anche voi - ha detto - impegnatevi a seguire sempre questa stessa logica: perdere la propria vita a causa di Gesù e del Vangelo, per salvarla e renderla feconda i frutti abbondanti". Tre i temi affrontati nella tre giorni di Assisi: la fraternità, la missione e la fedeltà alla chiesa. Una piattaforma che poi ha permesso di cogliere l'impegno nella società attraverso l'evangelizzazione, la comunicazione, il laicato francescano. Non sono mancate discussioni sulle sfide concrete a cui anche i francescani sono chiamati: l'educazione, mass media e comunicazione, la sfida della pace e del dialogo e il ruolo dei laici nella società. Ieri, intanto, si è svolta una giornata di digiuno. I fondi raccolti sono stati devoluti per le suore di Paganica e per un centro di bambini ciechi in Egitto. "E' stato un evento molto bello e importante - ha detto padre Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento di Assisi - ci siamo confrontati su alcuni aspetti che possono orientarci a rivedere la nostra vita e la nostra impostazione pastorale. L'esperienza della fraternità - ha aggiunto - è sempre un'esperienza interessante quando si proviene dalle diverse famiglie e da diverse parti del mondo. Ne è venuto fuori l'invito a riscoprire la regola di San Francesco e soprattutto a riscoprire il compito originario di farsi missionari e annunciatori del Vangelo nelle varie parti del mondo". padre Marco Tasca: giornate bellissime, vissute bene in fraternità. "La prima nota è la fraternità - ha detto da parte sua padre Marco Tasca, ministro generale dell'Ordine - 2mila frati si sono ritrovati insieme da tutte le parti del mondo, e hanno vissuto benissimo insieme. Una fraternità bellissima. E poi c'è la bellezza del carisma francescano che accomuna tutte le famiglie, e ha ancora qualcosa da dire oggi". "Un momento di profonda comunione fra le quattro famiglie quella che niente e nessuno potrà cancellare", ha detto padre Enzo Fortunato, responsabile comunicazione del Capitolo. La famiglia francescana nel mondo è ben radicata. Sono 650mila i religiosi, presenti in 110 nazioni. Di questi, 400mila sono laici appartenenti al Terzo Ordine dei francescani secolari, 35mila sono minori, conventuali e cappuccini, 60mila sono clarisse e 155mila degli Istituti e Congregazioni francescane. L'Ordine francescano fu fondato da San Francesco nel 1209-1210, in seguito all'approvazione di Papa Innocenzo III. A differenza dagli altri ordini religiosi, come agostiniani e benedettini, i francescani hanno come carisma la povertà intesa come non possedimento di beni quali conventi e terre, ma anche di condurre una vita mendicante.
Assisi:Capitolo delle Stuoie 2009
15/04/2009 - 10:20
Le quattro Famiglie francescane ad Assisi per il Capitolo internazionale delle Stuoie
Per la prima volta nella storia, Assisi accoglierà l’intera Famiglia francescana nel luogo dove tutto ha avuto inizio, davanti alla Porziuncola, oggi conservata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, costruita per proteggere la piccola chiesa, dove San Francesco comprese di dover vivere “secondo il santo Vangelo”. Si aprirà domani nella cittadina umbra il Capitolo internazionale delle Stuoie, nell’ottavo centenario dell’approvazione della Regola da parte del Papa Innocenzo III. Stamane ad Assisi l’evento è stato presentato alla stampa. Il servizio di Roberta Gisotti.
Duemila frati di 65 Paesi sono attesi ad Assisi in rappresentanza di 35 mila francescani delle quattro Famiglie sparse in tutto il mondo. Un evento straordinario per rinnovare la fedeltà al carisma e dare risposte alle tante sfide della modernità. Padre Enzo Fortunato, addetto stampa del Capitolo:
D. - Padre Enzo, 800 anni fa i frati convocati da Francesco alla Porziuncola dormirono su delle semplici stuoie, domani non sarà così, ma quanto è ancora fondante il richiamo alla povertà nelle famiglie francescane?
R. – Io direi che è un messaggio molto significativo per diversi aspetti. Il primo, perché questo evento cade in un momento drammatico della società italiana ed internazionale, e cioè la crisi economica. Quindi, l’essenzialità francescana in questo senso può essere una buona strada da percorrere. Il secondo aspetto, è legato alla sofferenza che parte della popolazione italiana sta vivendo ed è il terremoto in Abruzzo. Francesco vuole essere accanto agli ultimi, accanto a coloro che soffrono. Terzo aspetto, che concerne l’attualità, è che ci troviamo ad affrontare un individualismo ed egoismo imperante. La proposta fraterna dello stare insieme, l’uno accanto all’altro, l’uno per l’altro, può essere anche questa una strada da percorrere, una proposta all’uomo e alla sua libertà di sceglierla, prenderla e farne tesoro.
D. – Padre Enzo, in occasione di questo Capitolo internazionale sono state stampate 4 mila copie della Regola di San Francesco. L’attualità di questo testo è ancora pregnante dopo otto secoli...
R. – Una Regola che stamattina è stata definita dal custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese, Carta costituzionale, ad indicare che cosa? Ad indicare che come Francescani abbiamo una bussola che ci guida, ma anche un messaggio per le tante persone che desiderano abbeverarsi ad una delle fonti più genuine della spiritualità cristiana, e cioè assumere una vita fatta di principi, una vita fatta di regole, una vita fatta di rispetto. In questo senso, la regola non è imprigionante, ma è altamente liberante, perché ci aiuta a vivere aggrappati a dei valori che non ci fanno smarrire.
D. – Padre Enzo, come lei ha ricordato, non lontano dall’Umbria e da Assisi, colpita dal terremoto nel 1997, sono oggi le tende dei terremotati dell’Abruzzo. Sarà motivo per offrire preghiere a sostegno di tutte queste persone?
R. – E’ l’intero evento che sarà vissuto con questo spirito, con una preghiera corale, orante al Dio della vita, al Dio della gioia, perché possa lenire le ferite di chi soffre.
D. – San Francesco si chiedeva: “Signore, che vuoi che io faccia?” Anche voi vi farete questa domanda in questo Capitolo?
R. – Sicuramente. E la risposta è nel gesto di Francesco, che ha ricostruito parte della Chiesa, ha ricostruito parte della società, ha ricostruito l’uomo e ne ha fatto intravedere la sua vocazione, la vocazione all’infinito, all’assoluto.
Fonte:www.radiovaticana.org
Frati Francescani ad Assisi per il Capitolo delle stuoie
07/04/2009 - 14:56
Ad Assisi dal 15 al 18 aprile i Francescani riuniti per il "Capitolo delle stuoie"
In occasione dell’800.mo anniversario dell’approvazione della Protoregola di San Francesco da parte di Papa Innocenzo X, nella primavera del 1209, i Francescani di tutto il mondo sono invitati ad Assisi dal 15 al 18 aprile per il "Capitolo delle stuoie". Finora sono attesi per l’evento circa 1700 tra religiosi, religiose e laici, invitati dai ministri generali a vivere l’esperienza secondo le parole di Giovanni Paolo II: “Ricordare con gratitudine il passato, vivere con passione il presente e aprirsi con fiducia al futuro”. “Rifletteremo insieme sulla Regola e compiremo gesti concreti per esprimere il nostro desiderio di conversione - scrivono i ministri - rinnovando la nostra obbedienza al ‘Signor Papa’ e ricevendo da lui il mandato di andare per il mondo a predicare a tutti la penitenza”. I gesti concreti riguardano l’accoglienza, la testimonianza, la penitenza, il digiuno e il ringraziamento al Papa, che saranno esperiti nel corso del programma della quattro giorni. L’accoglienza avverrà mercoledì 15 aprile davanti alla Basilica della Porziuncola da parte del predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, e con la celebrazione presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino. Il secondo giorno vedrà protagonista il gesto della testimonianza, con gli interventi di tre ex ministri generali: mons. John Corriveau, attualmente vescovo di Nelson, negli Usa, padre Giacomo Bini e mons. Gianfranco Agostino Gardin, segretario della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. A seguire, una tavola rotonda. La terza giornata sarà dedicata alla penitenza e al digiuno, che i partecipanti potranno vivere nel silenzio e nel raccoglimento e con un cammino penitenziale dalla Porziuncola alla tomba del Santo, nonché con l’Eucaristia celebrata nella Basilica superiore di San Francesco. Infine, sabato 18, il trasferimento a Castel Gandolfo, dove saranno ricevuti da Benedetto XVI in udienza privata. Le diverse fasi del Capitolo saranno trasmesse via satellite da Teleradio Padre Pio. (R.B.)
Fonte: Radio Vaticana
4 ottobre:San Francesco d'Assisi,la Regola
04/10/2008 - 16:23
La seconda Regola
Verso la metà del 1220, Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati, cresciuti ormai in numero considerevole, per cui l'originaria breve Regola era diventata insufficiente con la sua rigidità.
Il Poverello non aveva inteso fondare conventi ma solo delle 'fraternità', piccoli gruppi di fratelli che vivessero in mezzo al mondo, mostrando che la felicità non era nel possedere le cose ma nel vivere in perfetta armonia secondo i comandamenti di Dio.
Ma la folla di frati ormai sparsi per tutta l'Italia, poneva dei problemi di organizzazione, di formazione, di studio, di adattamento alle necessità dell'apostolato in un mondo sempre in evoluzione; quindi il vivere in povertà non poteva condizionare gli altri aspetti del vivere nel mondo.
Nell'affollato “capitolo delle stuoia”, tenutosi ad Assisi nel 1221, Francesco autorizzò il dotto Antonio venuto da Lisbona, d'insegnare ai frati la sacra teologia a Bologna, specie a quelli addetti alla predicazione e alle confessioni.
La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale protettore dell'Ordine, Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.
In essa si ribadiva la povertà, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gl'infedeli e l'equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i novizi, si stemperò un poco il concetto di divieto della proprietà.
Regola OFS
23/11/2007 - 20:48

Capitolo I
L'ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
1. Tra le famiglie spirituali, suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa [1], quella Francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S. Francesco d'Assisi. In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca, essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa [2].
2. In seno a detta famiglia, ha una sua specifica collocazione l'Ordine Francescano Secolare. Questo si configura come un'unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo e aperte ad ogni ceto di fedeli, nelle quali i fratelli e le sorelle, spinti dallo Spirito a raggiungere la perfezione della carità nel proprio stato secolare, con la Professione si impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di S. Francesco e mediante questa Regola autenticata dalla Chiesa [3].
3. La presente Regola, dopo il Memoriale propositi (1221) e dopo le Regole approvate dai Sommi Pontefici Nicolò IV e Leone XIII, adatta l'Ordine Francescano Secolare alle esigenze ed attese della santa Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi. La sua interpretazione spetta alla Santa Sede e l'applicazione sarà fatta dalle Costituzioni Generali e da Statuti particolari.
Capitolo IILA FORMA DI VITA
4. La regola e la vita dei francescani secolari è questa: osservare il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo l'esempio di S. Francesco d'Assisi, il quale del Cristo fece l'ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini [4]. Cristo, dono dell'Amore del Padre, è la via a Lui, è la verità nella quale lo Spirito Santo ci introduce, è la vita che Egli è venuto a dare in sovrabbondanza.
5. I francescani secolari si impegnino, inoltre, ad una assidua lettura del Vangelo, passando dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo [5]. I francescani secolari, quindi, ricerchino la persona vivente e operante di Cristo nei fratelli, nella sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle azioni liturgiche. La fede di S. Francesco che dettò queste parole: "-Niente altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se non il suo santissimo Corpo e il santissimo Sangue-" sia per essi l'ispirazione e l'orientamento della loro vita eucaristica.
6. Sepolti e resuscitati con Cristo nel Battesimo che li rende membri vivi della Chiesa, e ad essa più fortemente vincolati per la Professione, si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola. Ispirati a S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un fiducioso e aperto dialogo di creatività apostolica [6].
7. Quali "-fratelli e sorelle della penitenza-" [7], in virtù della loro vocazione, sospinti dalla dinamica del Vangelo, conformino il loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il nome di "-conversione-", la quale, per la umana fragilità, deve essere attuata ogni giorno. In questo cammino di rinnovamento il sacramento della Riconciliazione è segno privilegiato della misericordia del Padre e sorgente di grazia [8].
8. Come Gesù fu il vero adoratore del Padre, così facciano della preghiera e della contemplazione l'anima del proprio essere e del proprio operare [9]. Partecipino alla vita sacramentale della Chiesa, soprattutto all'Eucaristia, e si associno alla preghiera liturgica in una delle forme della Chiesa stessa proposte, rivivendo così i misteri della vita di Cristo.
9. La Vergine Maria, umile serva del Signore, disponibile alla sua parola e a tutti i suoi appelli, fu circondata da Francesco di indicibile amore e fu designata Protettrice e Avvocata della sua famiglia [10 ]. I francescani secolari testimonino a Lei il loro ardente amore, con l'imitazione della sua incondizionata disponibilità e nella effusione di una fiduciosa e cosciente preghiera.
10. Unendosi all'obbedienza redentrice di Gesù, che depose la sua volontà in quella del Padre, adempiano fedelmente agli impegni propri della condizione di ciascuno nelle diverse circostanze della vita [11 ], e seguano Cristo, povero e crocifisso, testimoniandolo anche fra le difficoltà e le persecuzioni.
11. Cristo, fiducioso nel Padre, scelse per Sé e per la Madre sua una vita povera e umile [12 ], pur nell'apprezzamento attento e amoroso delle realtà create; così, i francescani secolari cerchino nel distacco e nell'uso una giusta relazione ai beni terreni, semplificando le proprie materiali esigenze; siano consapevoli, poi, di essere, secondo il Vangelo, amministratori dei beni ricevuti a favore dei figli di Dio. Così, nello spirito delle "-Beatitudini-", s'adoperino a purificare il cuore da ogni tendenza e cupidigia di possesso e di dominio, quali "-pellegrini e forestieri-" in cammino verso la Casa del Padre [13].
12. Testimoni dei beni futuri e impegnati nella vocazione abbracciata all'acquisto della purità di cuore, si renderanno così liberi all'amore di Dio e dei fratelli [14 ].
13. Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo Figlio, Primogenito di una moltitudine di fratelli [15 ], i francescani secolari accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore e immagine di Cristo. Il senso di fraternità li renderà lieti di mettersi alla pari di tutti gli uomini, specialmente dei più piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo [16 ].
14. Chiamati, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, a costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del Regno di Dio, consapevoli che "-chiunque segue Cristo, Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo-", esercitino con competenza le proprie responsabilità nello spirito cristiano di servizio [17 ].
15. Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia, ed in particolare nel campo della vita pubblica impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede [18 ].
16. Reputino il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio della comunità umana [19 ].
17. Nella loro famiglia vivano lo spirito francescano di pace, fedeltà e rispetto della vita, sforzandosi di farne il segno di un mondo già rinnovato in Cristo [20]. I coniugati in particolare, vivendo le grazie del matrimonio, testimonino nel mondo l'amore di Cristo per la sua Chiesa. Con una educazione cristiana semplice ed aperta, attenti alla vocazione di ciascuno, camminino gioiosamente con i propri figli nel loro itinerario umano e spirituale [21 ].
18. Abbiano inoltre rispetto per le altre creature, animate e inanimate, che "-dell'Altissimo portano significazione-" [22 ], e si sforzino di passare dalla tentazione di sfruttamento al francescano concetto di fratellanza universale.
19. Quali portatori di pace e memori che essa va costruita continuamente, ricerchino le vie dell'unità e delle fraterne intese, attraverso il dialogo, fiduciosi nella presenza del germe divino che è nell'uomo e nella potenza trasformatrice dell'amore e del perdono [23]. Messaggeri di perfetta letizia, in ogni circostanza, si sforzino di portare agli altri la gioia e la speranza [24 ]. Innestati alla Risurrezione di Cristo, la quale dà il vero significato a Sorella Morte, tendano con serenità all'incontro definitivo con il Padre [25 ].
LA VITA IN FRATERNITÀ
20. L'Ordine Francescano Secolare si articola in fraternità a vari livelli: locale, regionale, nazionale e internazionale. Esse hanno singolarmente la propria personalità morale nella Chiesa [26 ]. Queste fraternità di vario livello sono tra di loro coordinate e collegate a norma di questa Regola e delle Costituzioni.
21. Nei diversi livelli, ogni fraternità è animata e guidata da un consiglio e un Ministro (o Presidente), che vengono eletti dai Professi in base alle Costituzioni [27]. Il loro servizio, che è temporaneo, è impegno di disponibilità e di responsabilità verso i singoli e verso i gruppi. Le fraternità al loro interno si strutturano, a norma delle Costituzioni, diversamente secondo i vari bisogni dei loro membri e delle loro regioni, sotto la guida del Consiglio rispettivo.
22. La fraternità locale ha bisogno di essere canonicamente eretta, e così diventa la cellula prima di tutto l'Ordine e un segno visibile della Chiesa, comunità di amore. Essa dovrà essere l'ambiente privilegiato per sviluppare il senso ecclesiale e la vocazione francescana, nonché per animare la vita apostolica dei suoi membri [28 ].
23. Le domande di ammissione all'Ordine Francescano Secolare vengono presentate ad una fraternità locale, il cui Consiglio decide l'accettazione dei nuovi fratelli [29 ]. L'inserimento si realizza mediante un tempo di iniziazione, un tempo di formazione di almeno un anno e la Professione della Regola [30 ]. A tale sequenza di sviluppi è impegnata tutta la fraternità anche nel suo modo di vivere. Riguardo all'età per la Professione e al segno francescano distintivo, ci si regoli secondo gli Statuti. La Professione è di per sé un impegno perpetuo [31]. I membri che si trovino in difficoltà particolari, cureranno di trattare i loro problemi con il Consiglio in fraterno dialogo. Il ritiro o la definitiva dimissione dall'Ordine, se proprio necessaria, è atto di competenza del Consiglio di Fraternità, a norma delle Costituzioni. [32 ]
24. Per incrementare la comunione tra i membri, il Consiglio organizzi adunanze periodiche ed incontri frequenti, anche con altri gruppi francescani, specialmente giovanili, adottando i mezzi più appropriati per una crescita di vita francescana ed ecclesiale, stimolando ognuno alla vita di fraternità [33 ]. Una tale comunione prosegue con i fratelli defunti con l'offerta di suffragi per le loro anime.
25. Per le spese occorrenti alla vita della Fraternità e per quelle necessarie alle opere di culto, di apostolato e di carità, tutti i fratelli e le sorelle offrano un contributo commisurato alle proprie possibilità. Sia poi cura delle fraternità locali di contribuire alle spese dei Consigli delle fraternità di grado superiore [34 ].
26. In segno concreto di comunione e di corresponsabilità, i Consigli ai diversi livelli, secondo le Costituzioni, chiederanno religiosi idonei e preparati per l'assistenza spirituale ai Superiori delle quattro Famiglie religiose francescane, alle quali da secoli è collegata la Fraternità Secolare. Per favorire la fedeltà al carisma e la osservanza della Regola e per avere maggiori aiuti nella vita di fraternità il ministro o presidente, d'accordo con il Consiglio, sia sollecito nel chiedere periodicamente la visita pastorale ai competenti Superiori religiosi [35 ]e la visita fraterna ai responsabili di livello superiore, secondo le Costituzioni.
"E chiunque osserverà queste cose sia ricolmo in cielo della benedizione dell'Altissimo Padre e in terra sia ripieno della benedizione del Figlio suo diletto con il Santissimo Spirito Paraclito...".
(Benedizione di S. Francesco).
Note:
1. Lumen Gentium 43.
2. Apostolicam Actuositatem ,4,8
3. Can. 702,1 [314].
4. 1Cel 18. 115.
5. Apostolicam Actuositatem 30, 8.
6. Paolo VI, 19.5.1971, Discorso ai Terziari, III.
7. Memoriale propositi.
8. Presbyterorum ordinis 18,2.
9. Apostolicam Actuositatem, 4, 1-3.
10. 2Cel , 198.
11. Lumen Gentium, 41.
12. Lettera a tutti i fedeli , 5.
13. Rm 8, 17; Lumen Gentium , 7, 5.
14. Ammonizioni , 16; 1 Lettera a tutti i fedeli , 69
15. Rm 8,29.
16. Regola n.b . 9,3; Mt 25,40.
17. Lumen Gentium, 31; Gaudium et spes, 93.
18. Apostolicam Actuositatem, 14.
19. Gaudium et spes, 67, 2; Regola n.b. , 7, 4; b., 5, 2.
20. Regola Leone XIII, 11, 8.
21. Lumen Gentium, 41, 5; Apostolicam Actuositatem , 30, 2. 3.
22. 1Cel 80; Cantico delle Creature, 4.
23. Regola Leone XIII, II, 9; Tre Compagni , 14, 58.
24. Ammonizioni, 21; Regola n.b. , 7, 17:
25. Gaudium et spes, 78, 1-2.
26. Can. 687 [309].
27. Can. 697 [309].
28. Pio XII, 1.7.1956, Discorso ai Terziari, 3.
29. Can. 694 [307].
30. Memoriale, 29-30.
31. Memoriale, 31.
32. Can. 696 [308].
33. Can. 697 [309].
34. Memoriale, 20.
35. Regola di Nicolò IV, cap. 16.
Prologo di San Francesco alla Regola OFS
23/11/2007 - 20:45
Prologo
ESORTAZIONE DI SAN FRANCESCO
AI FRATELLI E ALLE SORELLE DELLA PENITENZA
Nel nome del Signore!
Di quelli che fanno penitenza
Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, con tutta la loro forza (cf. Mc 12,30) ed amano il loro prossimo come se stessi (cf. Mt 22,39), ed odiano il proprio corpo con i suoi vizi e peccati, e ricevono il corpo ed il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno degni frutti di penitenza: quanto mai sono felici questi e queste, facendo tali cose e perseverando in esse, perché su di esse riposerà lo spirito del Signore (cf. Is 11,2) e stabilirà in essi la sua abitazione e la sua dimora (cf. Gv 14,23), e sono figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del nostro Signore Gesù Cristo (cf. Mt 12,50).
Siamo sposi quando con il vincolo dello Spirito Santo l'anima fedele si congiunge al nostro Signore Gesù Cristo. Gli siamo fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli (Mt 12,50). Madri, quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo (cf. 1 Cor 6,20) per virtù dell'amor di Dio e di pura e sincera coscienza; lo partoriamo con le opere sante, che debbono illuminare gli altri con l'esempio (cf. Mt 5,16).
O come è cosa gloriosa, avere un Padre santo e grande nei cieli! O come è cosa santa, avere un tale sposo, paraclito, bello e ammirabile! O come è cosa santa e come è cosa amabile, possedere un tale fratello ed un tale figlio, piacevolissimo, umile, pacifico, dolce, amabile e sopra tutte le cose desiderabile: il Signore nostro Gesù Cristo, che diede la sua vita per le pecore (cf. Gv 10,15) e pregò il Padre dicendo: Padre santo, conserva nel tuo nome (Gv 17,11) quelli che mi hai dato nel mondo; erano tuoi e tu li hai dati a me (Gv 17,6). E le parole che hai dato a me, io le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute ed hanno creduto veramente che io sono uscito da te ed hanno conosciuto che tu mi hai inviato (Gv 17,8). Prego per essi e non per il mondo (cf. Gv 17,9). Benedicili e santificali (Gv 17,17) e per essi io santifico me stesso (Gv 17,19). Non prego solo per essi, ma anche per quanti crederanno in me per la loro parola (G 13,20) affinché siano santificati nella unità (cf. Gv 17,23) come noi (Gv 17,11). E voglio, o Padre, che, dove sono io, siano anch'essi con me, perché possano vedere la mia gloria (Gv 17,24) nel tuo regno (Mt 20,21). Amen.
Di quelli che non fanno penitenza
Tutti quelli e quelle, che non fanno penitenza, e non ricevono il corpo ed il sangue del nostro Signore Gesù Cristo, e vivono nei vizi e peccati e camminano dietro alla prava concupiscenza ed alle cattive brame della loro carne, e non osservano quanto promisero al Signore, e servono col corpo al mondo, ai desideri carnali ed alle sollecitudini del secolo ed agli affari di questa vita: schiavi del diavolo, di cui sono figli e di cui fanno le opere (cf. Gv 8,41), sono ciechi, perché non riconoscono la vera luce, il Signore nostro Gesù Cristo. Non possiedono la sapienza spirituale, perché non possiedono il Figlio di Dio che è la vera sapienza del Padre, dei quali è scritto: La loro sapienza è stata divorata (Sal 106,27); e: Maledetti coloro che si allontanano dai tuoi comandamenti (Sal 118,21).
Vedono e lo riconoscono, sanno di fare il male e lo fanno e così consapevolmente mandano in rovina la loro anima. Aprite gli occhi, o ciechi, ingannati dai vostri nemici: dalla carne, dal mondo e dal diavolo; poiché è cosa dolce per il corpo commettere il peccato e gli è cosa amara farlo servire a Dio; poiché tutti i vizi ed i peccati escono dal cuore degli uomini e da lì procedono, come dice il Signore nel Vangelo (cf. Mc 7, 21).
E così non avete niente di buono in questo mondo e non ne avrete per il futuro. E pensate di possedere a lungo le cose vane di quaggiù, ma vi fate imbrogliare, poiché verrà un giorno ed un'ora, che non pensate, che non conoscete e che ignorate; s'ammala il corpo, s'avvicina la morte e così l'uomo muore di una morte amara. E dovunque, in qualsiasi tempo e modo l'uomo muoia in peccato mortale senza penitenza e soddisfazione, se può soddisfare e non soddisfa, allora il diavolo rapisce la sua anima dal suo corpo con tanta angustia e tribolazione, che nessuno può immaginare, tranne colui che ciò subisce. E saranno loro tolti (cf. Lc 8,18; Mc 4,25) tutti i talenti ed il potere e la scienza e la sapienza (2Par 1,12), che credevano di possedere. E lasciano tutto ai parenti ed agli amici e dopo che essi si sono tolti e divisi i suoi beni soggiungono: Maledetta sia l'anima sua, poiché avrebbe potuto darci di più e guadagnare di più di quanto non abbia guadagnato. I vermi (intanto) divorano il corpo, e così hanno mandato alla malora il corpo e l'anima nel breve periodo di tempo di questo mondo, e se ne andranno all'inferno, ove saranno tormentati all'infinito. Per la carità che è Dio (cf. 1 Gv 4,16), preghiamo tutti coloro, ai quali giungerà questa lettera, di ricevere benignamente per amore di Dio queste olezzanti parole del nostro Signore Gesù Cristo, come sopra riferite. E quanti non sanno leggere, se le facciano leggere spesso; e le conservino presso di sé mettendole santamente in pratica sino alla fine, perché sono spirito e vita (Gv 6,64). E coloro che non faranno ciò, saranno tenuti a rendere conto nel giorno del giudizio (cf. Mt 12,36) davanti al tribunale del nostro Signore Gesù Cristo (cf. Rm 14,10).Regola OFS:Lettera di approvazione
23/11/2007 - 20:39
Lettera apostolica di approvazione
PAOLO PAPA VI
ad perpetuam rei memoriam
Il serafico Patriarca San Francesco d Assisi, mentre era in vita ed anche dopo la sua preziosa morte, ha invogliato molti a servire Dio in seno alla famiglia religiosa da lui fondata, ma ha attirato anche innumerevoli laici ad entrare nelle sue istituzioni rimanendo nel mondo, per quanto era loro possibile. Difatti, per servirci delle parole del nostro Predecessore Pio XI, "sembra... non esservi stato mai alcuno in cui brillasse più viva e più somigliante l'immagine di Gesù Cristo e la forma evangelica di vita che in Francesco. Pertanto egli che si era chiamato l'Araldo del Gran Re, giustamente fu salutato quale un altro Gesù Cristo per essersi presentato ai contemporanei e ai secoli futuri quasi Cristo redivivo, dal che seguì che, come tale, egli vive tuttora agli occhi degli uomini e continuerà a vivere per tutte le generazioni avvenire" (Encicl. "-Rite expiatis-" 30 aprile 1926; AAS, 18 [1926] p. 154). Noi siamo lieti che il "-carisma francescano-" ancora oggi vigoreggi per il bene della Chiesa e della comunità umana, nonostante il serpeggiare di dottrine accomodanti e la crescita di tendenze che allontanano gli uomini da Dio e dalle cose soprannaturali.
Con lodevole impegno e con una comune azione le quattro Famiglie Francescane per un decennio hanno studiato per elaborare una nuova Regola del Terz'Ordine Francescano Secolare o, come ora viene chiamato, Ordine Francescano Secolare. Ciò è sembrato necessario sia per le mutate condizioni dei tempi, sia per le disposizioni e gli incoraggiamenti dati in proposito dal Concilio Ecumenico Vaticano II.
Perciò i diletti figli, i quattro Ministri Generali degli Ordini Francescani ci hanno rivolto la istanza perché approvassimo la Regola in tal modo preparata. E noi, seguendo l'esempio di alcuni Nostri Predecessori, ultimo dei quali Leone XIII, volentieri abbiamo deciso di accondiscendere alle suppliche. In tal modo Noi, nutrendo fiducia che la forma di vita predicata da quel mirabile Uomo d'Assisi riceverà un nuovo impulso e fiorirà con vigore, dopo aver consultato la Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, che ha esaminato con diligenza il testo presentato, avendo tutto ponderato attentamente, con sciente e matura deliberazione, approviamo e confermiamo, con la Nostra Apostolica autorità per mezzo di queste Lettere, la Regola dell'Ordine Francescano Secolare, e vi annettiamo la forza della sanzione apostolica, purché concordi con l'esemplare che si conserva nell'archivio della Sacra Congregazione per i religiosi e gl'Istituti Secolari, di cui le prime parole sono "-Inter spirituales familias-", le ultime "-ad normam Constitutionum, petenda-".
Con la presente Lettera e con la Nostra autorità abroghiamo la precedente Regola di quello che era chiamato Terz'Ordine Francescano Secolare. E stabiliamo che queste Lettere restino ferme e raggiungano il loro scopo ora e nell'avvenire nonostante qualsiasi cosa in contrario.
Dato a Roma, presso San Pietro, sotto l'anello del Pescatore, il 24 giugno 1978, anno 16° del Nostro pontificato.






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