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Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009



Introduzione alla Lectio del 1° giugno

Fr. Giacomo Bini ofm


Dalla Regola bollata (Cap 1)

Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori

La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.

Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.


REGOLA DEI FRATI MINORI (Cap.1).


Francesco era zelantissimo per la vita comune e la Regola, e lasciò una particolare benedizione a quanti ne desideravano ardentemente l'osservanza.

Questa, ripeteva, è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza. Voleva che tutti ne avessero il testo e la conoscessero molto bene, e ne facessero sempre oggetto di meditazione con l'uomo interiore, come sprone contro l'indolenza ed a memoria delle promesse giurate.

Insegnò ad averla sempre davanti agli occhi, come richiamo alla propria condotta, e, ciò che più importa, a morire con essa” (2Cel 208).


La vita dei Frati Minori inizia nel nome del Signore, consiste nel vivere il Vangelo come “forma vitae”, come Regola; siamo liberi da ogni dipendenza e radicalmente espropriati (voti), per appartenere esclusivamente al Signore, nella Chiesa e con la Chiesa.


La vita. La Regola nasce dunque dalla vita e si accompagnerà alla vita; non è solo un documento giuridico, né dovrà contrapporsi alla vita o escluderla, ma armonizzarsi con essa: l’una ha bisogno dell’altra; ma la priorità spetta alla vita. Trattandosi di vita evangelica, il vino nuovo dovrà periodicamente far scoppiare gli otri vecchi nei quali siamo talvolta tentati di travasarlo.


Frati Minori. Si tratta della vita evangelica, definita da Francesco con due termini che sono già un programma ben delineato: come “fratelli” e come “minori”! La Fraternità, come elemento essenziale (e non opzionale) dovrà accompagnare sempre la vocazione e la missione dei Frati. Siamo chiamati a vivere il Vangelo in fraternità, qualificata dalla “minorità”, situandoci tra gli ultimi, come ha fatto Gesù, facendo della propria vita un servizio, un dono gratuito, umile e universale. Il vivere dunque da poveri, per i poveri, con i poveri e come i poveri: è il nostro stato di vita, al quale siamo chiamati.


Inizio... Questa “avventura” inizia perché chiamati dal Signore e con gli occhi e il cuore orientati verso il Vangelo. E siccome la distanza tra il nostro comportamento quotidiano e il Vangelo è incolmabile, siamo invitati a ricominciare continuamente. E’ stata questa la raccomandazione di Francesco ai frati alla fine della sua vita.(cfr 1Cel 103).


Nel nome del Signore. Tutto viene da Lui: la vita, il coraggio di iniziare a camminare con Lui, il lavorare per la riconciliazione in vista di una fraternità sempre più universale perché tutti siamo figli dello stesso Padre, chiamati a metterci a servizio di tutti. Tutto è dono suo; abbiamo dunque la responsabilità di far “circolare” questo amore e farlo fruttificare,per restituirglielo senza appropriarci di nulla. La nostra vita dovrà essere una risposta a questo amore gratuito che si caratterizza per una “stabilità” nella fede e in ciò che “abbiamo fermamente promesso”(Rb 12).


Vivere il Vangelo. E’ il centro di tutto. Vivere il Vangelo nel suo insieme, ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, “sine glossa”, senza rimandi e senza ritocchi, soprattutto senza annacquarlo né strumentalizzarlo; vivere ancorati al Vangelo in un’attitudine contemplative e obbediente. E’ su questo “centro” che costruiremo la nostra vocazione, la nostra missione, la nostra identità, una identità “in via”, sempre in divenire e sempre confrontata con la Parola, e sempre “da ristrutturare”.


La Regola. La Regola è la “forma di vita evangelica”; è il Vangelo che prende “forma” nella misura in cui la nostra esistenza quotidiana si propone di “seguire le orme, l’umiltà, la povertà e gli insegnamenti del S. Vangelo”. “Seguire” significa che siamo disposti sempre a lasciare tutto per ancorarci all’unica sicurezza che è Gesù. La nostra vita sarà sempre un’itineranza evangelica, in fraternità e minorità, ispirata al Vangelo, modellata sul Vangelo e “ri-formata” sul Vangelo. La Regola e le Costituzioni dovranno sempre rimandare, guidare e orientare verso il Vangelo.


Nella Chiesa e con la Chiesa. Questa avventura evangelica ha sempre bisogno di mediazioni concrete: di una Fraternità organizzata e soprattutto della Chiesa. Queste mediazioni ci aiutano a non cadere in “personalismi pseudo-profetici” devianti, o in interpretazioni troppo soggettive della nostra “forma vitae”. Contemporaneamente tutte le mediazioni vanno sempre riferite al Vangelo, nostra fonte di ispirazione; vanno purificate e orientate secondo la radicalità evangelica alla quale siamo chiamati e ci siamo impegnati nella professione.

E’ molto significativo quanto avvenne al Capitolo delle stuoie, ed è narrato dallo Specchio di Perfezione. Alcuni frati,”sapienti e istruiti”, fecero pressione sul cardinale Ugolino perché Francesco si lasciasse convincere a dar loro una Regola sullo stile di quelle già esistenti, “al fine di condurre una vita religiosa ben ordinata”.

Francesco, a queste insinuazioni, senza dilungarsi in troppe spiegazioni, “prese per mano (il Cardinale) e lo condusse tra i frati riuniti a Capitolo, e così parlò ad essi in fervore e forza di Spirito Santo: Fratelli miei, fratelli miei! Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà, e questa via mostrò a me nella verità per me e per quelli che intendono credermi e imitarmi. Di conseguenza non voglio che mi nominiate nessuna Regola né di S. Benedetto, né di S. Agostino, né di S. Bernardo, né alcun’altra via e forma di vita, se non quella che dal Signore mi è stata misericordiosamente mostrata e donata. Il Signore mi ha detto che dovevo essere come un novello pazzo in questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza... Dio vi confonderà per mezzo della vostra scienza e sapienza” (Spec 68).

In questo testo Francesco ristabilisce chiaramente la gerarchia dei valori di fronte alla tentazione, sempre presente nella storia, del potere, dell’apparenza, dell’efficienza, del numero... Tutte le mediazioni umane che contano e che nella logica del mondo tendono a farsi valere vanno purificate e sottomesse alla logica del Vangelo, alla sequela di Gesù umile e povero. Questa tensione non va esasperata, ma riconciliata. Francesco non vuol separarsi dai Fratelli e lo dice chiaramente al Capitolo; non vuol separarsi dalla Chiesa e prende per mano il Cardinale (la Chiesa!) per riportare tutto e tutti verso la priorità del Vangelo, su cui anche la Chiesa deve sempre confrontarsi; e questo anche con l’aiuto dei Frati Minori! Si tratta della dimensione provocativa e profetica tipica della vita religiosa, tipica della nostra vita.

 

 


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Una luce per l'Abruzzo

di Giovanna d'arco

12/04/2009 - 15:45

UNA LUCE PER ILLUMINARE LA NOTTE DELL’ABRUZZO
UNA LUCE PER ANTICIPARE IL “NUOVO GIORNO” DELL’ABRUZZO


terremoto abruzzo


Violente scosse di terremoto  
hanno colpito stanotte la terra d’Abruzzo…
Ha tremato forte la terra…
Ha ferito e umiliato duramente la vita…
Ha seminato paura, sconforto e morte…

Partecipiamo al dolore delle popolazioni colpite
E ci uniamo alla preghiera del Papa per le vittime,
in particolare per i bambini,
e per le loro famiglie.

 E nel buio che per pochi attimi ha avvolto tutti noi
Da questa sera… da questa notte …

Vogliamo accendere una piccola luce…
La luce di questi pochi brani
della preghiera di San Francesco:
Lodi di Dio Altissimo

Tu sei amore e carità. Tu sei sapienza.
Tu sei sicurezza, tu sei quiete.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore.
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

 

candela


Accenderemo anche un piccolo lumino
in ogni luogo dove pregheremo…
Come segno e impegno ad essere
Fraternità di luce
Anche e soprattutto nei giorni bui come oggi…

 

 

 

 

Il Consiglio nazionale sta verificando tutte le possibilità di aiuto concreto in loco ed al proposito ha incaricato Angiola Maria Lettieri, consigliere regionale della Campania, di coordinare tali operazioni.Anche la GiFra d'Italia si sta muovendo in tal senso.

Invitiamo ogni Fraternità locale ad aderire a questa iniziativa, ed a comunicare la sua adesione all'indirizzo: angiola.lettieri@alice.it  

Invitiamo anche ogni Fraternità ad evitare iniziative autonome ed a comunicare al coordinatore nominato dal Centro nazionale (angiola.lettieri@alice.it) la sua disponibilità di aiuto concreto alle popolazioni dell’abruzzo in termini di

- volontari
- raccolte fondi
- altro

 

FINESTRA DI SOLIDARIETA'

 

 

finestra di solidarietà

 

Per le raccolte di fondi, vi invitiamo a riferirvi all'ormai nota"finestra di solidarietà", inviando le vostre donazioni con la causale: "offerta terremoto abruzzo", a:

 

ASSOCIAZIONE ATTIVITA’ OFS D’ITALIA – ONLUS
Iban code Credito Artigiano Ag. 4 Milano  IT 70 D 03512 01604 000000002134
Iban code c/c postale IT  77 U 07601 01600 000021747449
 

 

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reja

“Persona non grata”. E’ costata cara al reverendo lefebvriano Richard Williamson la ribalta mediatica seguita alla revoca della scomunica per la fratellanza di San Pio X. Con le sue tesi negazioniste non ritrattate (”nei lager sono morti 300mila ebrei, non 6 milioni” disse a una tv svedese) anzi riaffermate con orgoglio, Williamson ha messo in imbarazzo la Santa Sede, è stato rimosso dal suo incarico e adesso dovrà pure lasciare l’Argentina, paese in cui risiede da tempo.
La durissima misura è stata decisa dal ministro dell’Interno del paese sudamericano, Florencio Randazzo, attraverso la direzione nazionale per l’immigrazione. Nella disposizione, annunciata con un comunicato ufficiale, il ministero intima al vescovo lefevbriano di “abbandonare il Paese in maniera perentoria entro dieci giorni” perché ne é stata “decretata l’espulsione”. Uno degli argomenti che motivano la decisione è che “Williamson ha nascosto ripetutamente il vero motivo della sua permanenza nel Paese, dal momento che si è dichiarato un impiegato amministrativo dell’associazione civile ‘La Tradicion’, quando, in realtà, la sua vera attività era quella di sacerdote e direttore del seminario lefebvriano che la Fraternità di San Pio X ha nella località di Moreno”, alle porte di Buenos Aires (il vescovo britannico è stato rimosso il 9 febbraio da questo incarico, su pressione del Vaticano). La motivazione appare però come un pretesto amministrativo per giustificare le reali convinzioni del governo di Buenos Aires.
Il segretario di stato argentino per le religioni, Guillermo Oliveri, ha infatti confermato che si tratta di un atto “politico”. Il governo di Buenos Aires sostiene che, “pretendendo di negare una comprovata verità storica, manifestazioni come queste creano danni profondi alla società argentina, alla comunità ebraica e a tutta l’umanità”.

Fonte:Panorama


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Esteri

Lefebvriani in difesa di Williamson: nessun ultimatum. Ha tempo per verificare su camere a gas

- Il vescovo non è stato emarginato dalla Fraternità si San Pio X che lo difende: 'Ora vuole intraprendere nuove ricerche per vedere se si è sbagliato'. Nei suoi confronti 'un'aggressione mediatica'.

Città del Vaticano, 10 feb. - (Adnkronos) - La notizia arriva come una doccia fredda dopo settimane di dibattito e contrasti accesi: da parte della Fraternità di San Pio X non è stato dato alcun ultimatum a mons. Williamson (nella foto) affinché ritiri le proprie affermazioni sull'Olocausto, ma gli è stato dato tempo per approfondire e studiare la questione; un tempo ragionevole certo, ma di ritrattare per ordine superiore non se ne parla.

In questi termini la Fraternità di San Pio X prende le difese di mons. Richard Williamson e dimostra in una lunga nota dedicata al suo caso, che il vescovo non è affatto stato emarginato dalla Fraternità la quale anzi lo difende dagli attacchi mediatici e ne rivendica la scelta di studiare il periodo storico della seconda guerra mondiale per capire se rivedere le proprie posizioni.

Mons. Richard Williamson, secondo la Fraternità, non ha semplicemente riaffermato le proprie tesi negazioniste della Shoah nella recente intervista al settimanale tedesco 'Der Spiegel', ma ha detto che secondo quanto gli risulta negli studi compiuti negli anni '80 aveva raggiunto certe conclusioni (negazione delle camere a gas e del numero di ebrei morti durante la seconda guerra mondiale, ndr), ora vuole intraprendere nuove ricerche per verificare se si è sbagliato e di certo, di questo ritardo, ''la verità storica non ne soffrirà''.

Una difesa articolata e per molti versi inattesa, messa in campo dalla Fraternità di San Pio X con una nota nella quale si contesta la parzialità con cui è stata data notizia dell'intervista del vescovo lefebvriano al giornale tedesco diffusa ieri. Sembra dunque che all'interno dei lefebvriani non vi siano spaccature sostanziali ma che anzi prevalga il tentativo di rimanere uniti dopo la revoca della scomunica da parte della Santa Sede.

Nel testo della nota c'è poi un'altra notizia: il 29 gennaio scorso, in piena tempesta per le dichiarazioni dello steso Williamson, i quattro vescovi ultra-tradizionalisti avevano scritto al Papa per ringraziarlo della revoca della scomunica. Il 4 febbraio, come si ricorderà, Benedetto XVI fu costretto a intervenire pubblicamente per ricordare l'insegnamento della Chiesa sulla Shoah.

Quella di Willimason, afferma la nota in questione, ''non è una manovra dilatoria o un modo per respingere la richiesta della Segreteria di Stato vaticana ''di prendere pubblicamente le distanze dalle proprie affermazioni'', intenzione del vescovo è anzi quella di ''informarsi obiettivamente studiando le tesi avverse a quella da lui presentata''.

''Si preferirebbe - prosegue il testo - vedere mons. Williamson avere una posizione anti-negazionista unicamente per un ordine ricevuto? La sincerità di una tale posizione sarebbe più che sospetta agli occhi di tutti''. Il comunicato rileva poi che Williamson rinnova la condanna della Chiesa contro l'antisemitismo nell'intervista a 'Der Spiegel'. ''Egli - spiega il testo diffuso dai lefebvriani - dichiara che il suo studio gli prenderà del tempo. La verità storica soffrirà per questo ritardo? I fatti scientifici rischiano di non essere più dei fatti con il tempo? Certamente no! Contrariamente a quanto afferma il giornalista dello Spiegel, la Fraternità non ha posto un ultimatum a mons. Willimason, ma gli ha chiesto di studiare questi temi in un lasso di tempo ragionevole''.

10/02/2009

Fonte:www.aostasera.it

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ci manca solo che si conceda loro la Prelatura personale!

Non credo siano "pecorelle" che tornano,anzi questo gesto li convince ancor di più di aver ragione...una decisione che se fatta con l'intenzione di dividerli non li divide,piuttosto verranno da noi per "convertirci"!! Che fine che abbiamo fatto!

 

 

REMISSIONE DELLA SCOMUNICA LATAE SENTENTIAE AI VESCOVI DELLA FRATERNITÀ SACERDOTALE SAN PIO X

24 gennaio 2009

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE


Il Santo Padre, dopo un processo di dialogo tra la Sede Apostolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresentata dal suo Superiore Generale, S.E. Mons. Bernard Fellay, ha accolto la richiesta formulata nuovamente da detto Presule, con lettera del 15 dicembre 2008, anche a nome degli altri tre Vescovi della Fraternità, S.E. Mons. Bernard Tissier de Mallerais, S.E. Mons. Richard Williamson e S.E. Mons. Alfonso de Galarreta, di rimettere la scomunica in cui erano incorsi vent’anni fa.

A causa, infatti, delle consacrazioni episcopali fatte, in data 30 giugno 1988, da S.E. Mons. Marcel Lefebvre, senza mandato pontificio, i menzionati quattro Presuli erano incorsi nella scomunica latae sententiae, dichiarata formalmente dalla Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988.

S.E. Mons. Bernard Fellay, nella citata missiva, manifestava chiaramente al Santo Padre che: "siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione".

Sua Santità Benedetto XVI, che ha seguito fin dall’inizio questo processo, ha cercato sempre di ricomporre la frattura con la Fraternità, anche incontrando personalmente S.E. Mons. Bernard Fellay, il 29 agosto 2005. In quell’occasione, il Sommo Pontefice ha manifestato la volontà di procedere per gradi e in tempi ragionevoli in tale cammino ed ora, benignamente, con sollecitudine pastorale e paterna misericordia, mediante Decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 2009, rimette la scomunica che gravava sui menzionati Presuli. Il Santo Padre è stato ispirato in questa decisione dall’auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione.

DECRETO DELLA CONGREGAZIONE PER I VESCOVI

Con lettera del 15 dicembre 2008 indirizzata a Sua Em.za il Sig. Cardinale Dario Castrillón Hoyos, Presidente della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la rimozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988. Nella menzionata lettera, Mons. Fellay afferma, tra l'altro: "Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione".

Sua Santità Benedetto XVI - paternamente sensibile al disagio spirituale manifestato dagli interessati a causa della sanzione di scomunica e fiducioso nell'impegno da loro espresso nella citata lettera di non risparmiare alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine - ha deciso di riconsiderare la situazione canonica dei Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta sorta con la loro consacrazione episcopale.

Con questo atto si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione.

Si auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell'autorità del Papa con la prova dell'unità visibile.

In base alle facoltà espressamente concessemi dal Santo Padre Benedetto XVI, in virtù del presente Decreto, rimetto ai Vescovi Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta la censura di scomunica latae sententiae dichiarata da questa Congregazione il 1° luglio 1988, mentre dichiaro privo di effetti giuridici, a partire dall'odierna data, il Decreto a quel tempo emanato.

Roma, dalla Congregazione per i Vescovi, 21 gennaio 2009.

+ Card. Giovanni Battista Re
Prefetto della Congregazione per i Vescovi

 


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PAPA/ VATICANO VERSO SOSPENSIONE SCOMUNICA A LEFEBVRIANI

Ma pone 5 condizioni. La risposta nei prossimi giorni


Città del Vaticano, 24 giu. (Apcom) - Il Vaticano pone cinque condizioni ai lefebvriani per togliere la scomunica in cui era incorsa la fraternità sacerdotale San Pio X all'epoca dello scisma del 1988, compiendo così un altro passo nella riconciliazione con i tradizionalisti più riottosi della Chiesa cattolica.

Dopo il Motu proprio di Benedetto XVI sulla cosiddetta messa in latino, accolta con entusiasmo dai seguaci di mons. Marcel Lefebvre, il superiore, mons. Bernard Fellay, ha chiesto al Papa che venisse sospesa la scomunica. In risposta, lo scorso 4 giugno il card. Dario Castrillon Hoyos, responsabile del dicastero vaticano incaricato di curare i rapporti con i tradizionalisti, la commissione Ecclesia dei, ha incontrato Fellay. Da quell'incontro è nata l'idea di cinque condizioni che i lefebvriani devono firmare.

Le cinque condizioni, anticipate dal blog del vaticanista Andrea Tornielli, sono: L'impegno a una risposta proporzionata alla generosità del Papa. L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la carità ecclesiale. L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa. L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. L'impegno a rispettare la data - fissata alla fine del mese di giugno - per rispondere positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione.

I lefebvriani, a quanto riferito, avranno tempo fino al 28 giugno per rispondere a queste richieste formulate, peraltro, in modo generico. Non c'è nessuno esplicito riferimento, ad esempio, al Concilio vaticano II, che più volte in passato la fraternità sacerdotale San Pio X hanno detto di non riconoscere. In assenza di una reazione ufficiale, il sito internet della sezione tedesca dei lefebrviani si limita a dire che la fraternità "prende conoscenza" delle richieste di Castrillon Hoyos e risponderà "nei prossimi giorni".

 


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