Ciao sono Giovanna d'arco
Vedi il mio profilo


Tag dio

Anno Sacerdotale, il mondo guarda ad Ars
Martedì, nel 150° della morte del Santo Curato, le celebrazioni col cardinale Hummes



Era il 1929 quando Pio XI proclamò Giovanni Maria Vianney «Santo patrono di tutti i parroci del mondo». A distanza di ottanta anni Benedetto XVI ha scelto il Curato d’Ars come modello per «promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti» indicendo l’Anno Sacerdotale nella ricorrenza del 150° della morte di san Giovanni Maria Vianney. Un anniversario che cadrà martedì, memoria liturgia del santo Curato, e che la diocesi francese di Belley-Ars e il Santuario di Ars si preparano a vivere con numerosi appuntamenti. Alle 10 del mattino sarà la Basilica di Ars ad ospitare la Messa solenne cui sono attesi pellegrini da tutta la Francia. Nel pomeriggio si svolgerà una processione con la reliquia del cuore di san Giovanni Maria Vianney e poi è prevista la recita dei Vespri solenni, sempre nella Basilica di Ars. A presiedere le celebrazioni sarà il cardinale Cláudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, del quale ieri il sito internet www.annussacerdotalis.org ha pubblicato un messaggio indirizzato ai sacerdoti. «Carissimi presbiteri – scrive il cardinale – noi, pastori, siamo chiamati oggi, con urgenza, alla missione, sia 'ad gentes', sia nelle regioni dei Paesi cristiani, dove tantissimi battezzati si sono allontanati dalla partecipazione nelle nostre comunità o, addirittura, hanno perso la fede. Non possiamo aver paura, né restare quieti a casa nostra». Poi aggiunge: «Il nostro popolo vuol sentire la vicinanza della sua Chiesa». E il porporato spiega: «Non lanceremo il seme della Parola di Dio soltanto dalla finestra della nostra casa parrocchiale, ma usciremo nel campo aperto della nostra società, a cominciare dai poveri, raggiungendo anche tutti i livelli e le istituzioni della società». Domani, sempre in Francia, nel giorno che precede la memoria liturgica del Curato d’Ars, il vescovo di Belley-Ars, Guy Marie Bagnard, terrà una conferenza sull’Anno Sacerdotale (Anno che è stato aperto dal Papa lo scorso 19 giugno).
Successivamente nella Basilica di Ars sarà celebrata una Messa per le vocazioni sacerdotali. In serata una veglia di preghiera e di riconciliazione. Quella di Giovanni Maria Vianney è stata «vita sotto lo sguardo di Dio». Nato l’8 maggio 1786 a Dardilly, vicino a Lione, in una famiglia di coltivatori, vive un’infanzia segnata dall’influenza della Rivoluzione francese. Fa la sua prima comunione in un fienile durante una Messa clandestina celebrata da un sacerdote ribelle. A 17 anni sceglie di rispondere alla chiamata del Signore: «Vorrei guadagnare delle anime al Buon Dio», dirà alla madre, Marie Béluze. Due anni più tardi comincia a prepararsi al sacerdozio con l’abate Balley, parroco di Écully.
È costretto a disertare quando viene chiamato ad entrare nell’esercito per combattere nella guerra di Spagna. Ordinato sacerdote nel 1815, viene mandato dopo due anni ad Ars dove risveglia la fede dei suoi parrocchiani con le sue prediche, ma soprattutto con la sua preghiera e il suo stile di vita. Si lascia avvolgere dalla misericordia di Dio e fonda un orfanotrofio che chiama «La Provvidenza». La sua reputazione di confessore attira numerosi pellegrini. Sacerdote che si consuma davanti al Santissimo Sacramento, muore il 4 agosto 1859. (G.Gamb.)


fonte: Avvenire, 02/08/09


Vota questo post

2.08.2009 @ 18:51

Santa Maria degli Angeli, 2009

PORZIUNCOLA (Santa Maria degli Angeli, 2009)
Fr. José Rodríguez Carballo, ofm - omelia del Ministro generale
Sir 24,1-4.22-31; Sal 33; Gal 4,3-7; Lc 1,26-33


Con la liturgia odierna, in questa bella giornata, benediciamo il Signore, e con il cuore traboccante di gioia ci serviamo delle parole della vergine fatta Chiesa, come chiamava il Poverello Maria, figlia e ancella dell’altissimo e sommo Re, il padre celeste, madre del Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo (Ant. UffP), per manifestare la nostra gioia: “L’anima mia magnifica il Signore, ed il mio spirito esulta in Dio mio salvatore (Lc 1,46-37). E in questo giorno di festa, con parole del Padre san Francesco, salutiamo Maria, come palazzo, tabernacolo, vestimento e casa di Dio (cfr. SalBVM, 4-5).

Celebriamo oggi la dedicazione di questa Basilica, che quest’anno compie proprio 100 anni come Basilica Pontificia. Una Basilica innalzata per conservare al suo interno, come tesoro prezioso, la chiesetta della Porziuncola. Questa cappella che Francesco ricostruì con le sue stesse mani, con vero amore filiale nei confronti della Regina degli Angeli, nei primi anni della sua conversione (cfr. 1Cel 21), e dove, alla fine, capì il Vangelo (cfr. 1Cel 22). Luogo santo tra i santi, nel quale ha avuto orgine l’avventura evangelica di Francesco, di Chiara e della prima fraternità di frati, 800 anni fa (cfr. LegM 2,8), e dal quale i frati della prima ora partivano per la missione. Luogo, infine, amato da Francesco più di ogni altro (cfr. 2Cel 18), perché dedicato alla Madre di Dio, e dove, mosso da questo amore, Francesco chiederà di essere trasportato per esalare il suo ultimo alito di vita, qui dove aveva ricevuto lo spirito di grazia (LegM 14, 3).

La Porziuncola è, prima di tutto, un luogo, però grazie al fratello e padre san Francesco, questa piccola porzione di terra (questo significa porziuncola), si convertì in uno spazio dello spirito e della fede (Benedetto XVI), dove possiamo accedere alla grazia del perdono e della misericordia. Il cosiddetto perdon d’Assisi, o meglio ancora, l’Indulgenzia della Porziuncola, ottenuta dallo stesso san Francesco nel 1216 dal Papa Onorio III, ha trasformato questo luogo in uno spazio privilegiato di penitenza e di grazia, particolarmente per i poveri che non potevano fare il pellegrinaggio verso Santiago, Gerusalemme o Roma, sia per la lontananza geografica, sia per le offerte che dette indulgenze richiedevano, particolarmente quella della Terra Santa, e che erano la fonte principale del sostentamento della Chiesa locale.

Francesco, che dalla sua conversione aveva scoperto la povertà e i poveri, chiedendo al Papa che l’acquisto dell’indulgenza non comportasse alcun peso economico, era mosso dalla fraterna sollecitudine per quelle persone che, per mancanza di mezzi o di forze, non potevano iniziare un lungo viaggio. L’indulgenza della Porziuncola è un gesto di profonda solidarietà da parte di Francesco con coloro che non potevano dar nulla, se non la loro fede, la loro preghiera e la loro disponibilità a vivere secondo il Vangelo la propria condizione di povertà.

Al di là di un viaggio lungo e, quasi sempre, molto difficile a causa dei pericoli derivanti dall’incamminarsi verso Compostella, la Terra Santa o la Città Eterna, ciò che si chiedeva e si chiede per ottenere il perdono della Porziuncola è l’iniziare un viaggio interiore di conversione, un incontro con la radicalità del Vangelo, come lo stesso san Francesco aveva fatto proprio in questo luogo, una pronta disponibilità per mettere in pratica le esigenze evangeliche. Non si può pretendere di ottenere l’indulgenza della Porziuncola rimanendo ancorati alla nostra situazione di peccato. Non si può pretendere di gustare la grazia del perdon d’Assisi nemmeno rimanendo nella nostra mediocrità. Se il peccato è rottura di una relazione amorosa tra l’uomo e Dio, un abisso profondo che ci separa da Lui e, come conseguenza, dagli altri (cfr. Rm 1,20-25) –e anche se gli uomini possono essere strettamente uniti nella colpa, questo non significa che siano realmente uniti tra di loro- si rende necessario abbattere questa barriera che si interpone tra noi e Dio e che ci impedisce un’autentica relazione con l’Altissimo, Onnipotente e Buon Signore e con gli altri. Se il peccato abita in noi, come dice san Paolo (cfr. Rm 7,20-21), e ci fa suoi schiavi e prigionieri (cfr. Rm 6,17.20; 7,14), così che volendo fare il bene, operiamo il male (cfr. Rm 7,19), per gustare la misericordia del Signore è necessaria una volontà ferma per sradicarlo da noi, una lotta che ci porti a sperimentare in noi stessi quello che sappiamo per fede: che il peccato è stato vinto da Cristo.

Cari fratelli e sorelle: Dio è compassionevole e buono, ricco nella misericordia, affermano le Sacre Scritture. Questa è una delle verità di fede tra le più meravigliose e gioiose. La rivelazione ci mostra come il dramma del peccato è anche un dramma nel cuore di Dio, che constata come l’uomo, facendo un uso non corretto della sua libertà (cfr. Mt 7,20), possa trasgredire al vero amore. Ciascuno di noi, creato ad immagine e somiglianza di Dio, di fatto ha il terribile potere di ostacolare Dio nella sua volontà di darci la vita e la vita in pienezza. Ciascuno di noi, a causa del peccato, cade in una schiavitù dalla quale non possiamo uscire con i nostri soli mezzi. È proprio in questi momenti che Dio non ci abbandona. La sua misericordia è la chiave per toglierci da questa schiavitù, facendoci uscire nello spazio della libertà, insegnandoci ad amare in modo sincero e autentico.

Il Padre ci ama! E questa certezza non può che spingerci ad aderire a Cristo, a camminare in atteggiamento di conversione costante: Convertitevi, ossia: credete al Vangelo (Mc 1,15), ripete oggi il Signore a ciascuno di noi, convocati per celebrare il perdon d’Assisi. In questo impegno sappiamo che non siamo soli. All’origine di ogni autentica conversione c’è lo sguardo di Dio sul peccatore. Uno sguardo che si traduce in una ricerca amorosa costante, in passione fino alla croce, in volontà di perdono senza misura, come nel caso di Levi (cfr. Mc 2,13-17), di Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10), dell’adultera (cfr. Gv 8,1-11), del ladrone (cfr. Lc 23, 39-43), della samaritana (cfr. Gv 4,1-30). Quando l’essere umano ha scoperto e gustato il Dio della misericordia e del perdono, non può vivere se non convertendosi costantemente a lui (Dives in misericordia, 13).

Va e non peccare più (Gv 8,11). Il perdono è dato gratuitamente, però l’uomo è invitato a corrispondere a questo perdono con un serio impegno di vita rinnovata. Celebrando l’indulgenza della Porziuncola, avviciniamoci, cari fratelli e sorelle, al sacramento della riconciliazione e della misericordia. Il Signore ci aspetta, come il padre della parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15,11-32). Un cuore contrito e umile il Signore non lo disprezza. Egli è sempre disposto a riscattarci dalla schiavitù (cfr. Gal 4,3ss), a rinnovare la sua alleanza con noi e a ridonarci al dignità di figli (anello e vesti nuove).E allora gusteremo e vedremo che il Signore è buono, che egli ci libera dal nostro peccato e cura il nostro cuore ferito (cfr. Sal 33). E sentiremo, anche, che la festa che il padre ha preparato è per ciascuno di noi, e che il figlio che era morto e che è tornato alla vita siamo tu ed io. E allora benediremo il Signore in ogni momento perché la sua bontà e misericordia non hanno limiti.

Maria, madre della misericordia, madre del bell’amore e del timore,
della conoscenza e della santa speranza (cfr. Sir 24,24, neo vulgata), attraverso la quale abbiamo ricevuto colui che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio per l’umanità, lei, la piena di grazia (Lc 1,28), ci ottenga la grazia di partecipare in pienezza della grazia.

 


Vota questo post

ATTO DI AMORE

di  S. Giovanni M. Vianney - Curato D'Ars


Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio

é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

 

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti,

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

 

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo

è di amarti eternamente.

 

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,

soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

 

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,

voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

 

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

 

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti

e sapendo che ti amo.

 



Vota questo post

VENERABILE Teresa Manganiello, l’«analfabeta sapiente» che ad Avellino fece fiorire il Terz’Ordine




I l decreto di ieri che ne riconosce le virtù eroiche la renderà venerabile. Teresa Manganiello nacque a Montefusco, in provincia di Avellino, il 1° gennaio 1849, undicesima di dodici figli, da genitori contadini. Ancora adolescente manifestò il desiderio di consacrare la sua vita al Signore, possibilità realizzata grazie alla presenza di padre Ludovico Acernese che istituì a Montefusco il Terz’Ordine Francescano proprio per rivitalizzare la vita cristiana. Teresa divenne la prima terziaria della località irpina e nel 1871 fece la professione dei voti prendendo il nome di sorella Maria Luisa.
Sebbene priva di istruzione, fu l’artefice dell’estensione del Movimento Terziario Francescano in Irpinia e nel Sannio. Veniva chiamata, con affetto, « analfabeta sapiente » per la dedizione con cui si prendeva cura delle necessità delle persone che incontrava. Nel 1873 si recò in udienza da papa Pio IX per presentare l’idea di una nuova comunità francescana. Il Pontefice la benedisse e la incoraggiò ad andare avanti; quando ormai veniva già considerata come la prima superiora della nuova Congregazione delle Suore Terziarie Francescane, la salute cominciò a declinare. Morì il 4 novembre 1876 a soli 27 anni; nel 1881 padre Ludovico Acernese fondò a Pietradefusi, sempre in provincia di Avellino, la congregazione delle Suore Francescane Immacolatine ispirate all’opera e alla dedizione di Teresa. Nel 1976 è stata aperta la causa per la sua beatificazione; il processo diocesano si è chiuso nel 1991 e gli atti sono stati approvati dalla Santa Sede il 12 dicembre 1992. ( F. Mas.)


Fonte:Avvenire

Vota questo post

Promulgati dal Papa i Decreti per la Canonizzazione di una nuova Santa e per la Beatificazione del cardinale Newman e di numerosi martiri



La Chiesa avrà presto una nuova Santa e diversi nuovi Beati. Nel ricevere questa mattina in udienza il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, l’arcivescovo Angelo Amato, Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti il miracolo della Beata spagnola, Candida Maria di Gesù Cipitria y Barriola, fondatrice delle Figlie di Gesù, spentasi Salamanca, in Spagna, il 9 agosto 1912 all’età di 67 anni. I Decreti promulgati oggi riconoscono inoltre i miracoli per tre Servi di Dio, tra i quali quello attribuito all'intercessione del cardinale inglese Giovanni Enrico Newman, fondatore degli Oratori di San Filippo Neri, che si convertì dall'anglicanesimo al cattolicesimo.

I Decreti risonoscono inoltre il martirio di un vescovo ungherese, mons. Zoltan Ludovico Meszlény, ucciso dalla repressione comunista nel 1951, di un sacerdote tedesco, Giorgio Häfner, morto nel campo di concentramento di Dachau, nel 1942, e di un sacerdote spagnolo, Giuseppe Samsó y Elías, e di un altro gruppo di religiosi della Congregazione dei Sacri Cuori, tutti uccisi nel 1936 a causa delle persecuzioni patite dalla Chiesa durante la Guerra civile. Infine, i Decreti riconoscono le virtù eroiche di due fondatrici di Istituti religiosi - Anna Maria Janer Anglarill e Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù - di un sacerdote della Congregazione dei Missionari di Marianhill, Englemar Unzeitig, e di una giovane laica terziaria francescana, vissuta nella seconda metà dell’Ottocento, Teresa Manganiello.




Fonte:www.radiovaticana.org

Vota questo post

Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009



Introduzione alla Lectio del 1° giugno

Fr. Giacomo Bini ofm


Dalla Regola bollata (Cap 1)

Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori

La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.

Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.


REGOLA DEI FRATI MINORI (Cap.1).


Francesco era zelantissimo per la vita comune e la Regola, e lasciò una particolare benedizione a quanti ne desideravano ardentemente l'osservanza.

Questa, ripeteva, è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza. Voleva che tutti ne avessero il testo e la conoscessero molto bene, e ne facessero sempre oggetto di meditazione con l'uomo interiore, come sprone contro l'indolenza ed a memoria delle promesse giurate.

Insegnò ad averla sempre davanti agli occhi, come richiamo alla propria condotta, e, ciò che più importa, a morire con essa” (2Cel 208).


La vita dei Frati Minori inizia nel nome del Signore, consiste nel vivere il Vangelo come “forma vitae”, come Regola; siamo liberi da ogni dipendenza e radicalmente espropriati (voti), per appartenere esclusivamente al Signore, nella Chiesa e con la Chiesa.


La vita. La Regola nasce dunque dalla vita e si accompagnerà alla vita; non è solo un documento giuridico, né dovrà contrapporsi alla vita o escluderla, ma armonizzarsi con essa: l’una ha bisogno dell’altra; ma la priorità spetta alla vita. Trattandosi di vita evangelica, il vino nuovo dovrà periodicamente far scoppiare gli otri vecchi nei quali siamo talvolta tentati di travasarlo.


Frati Minori. Si tratta della vita evangelica, definita da Francesco con due termini che sono già un programma ben delineato: come “fratelli” e come “minori”! La Fraternità, come elemento essenziale (e non opzionale) dovrà accompagnare sempre la vocazione e la missione dei Frati. Siamo chiamati a vivere il Vangelo in fraternità, qualificata dalla “minorità”, situandoci tra gli ultimi, come ha fatto Gesù, facendo della propria vita un servizio, un dono gratuito, umile e universale. Il vivere dunque da poveri, per i poveri, con i poveri e come i poveri: è il nostro stato di vita, al quale siamo chiamati.


Inizio... Questa “avventura” inizia perché chiamati dal Signore e con gli occhi e il cuore orientati verso il Vangelo. E siccome la distanza tra il nostro comportamento quotidiano e il Vangelo è incolmabile, siamo invitati a ricominciare continuamente. E’ stata questa la raccomandazione di Francesco ai frati alla fine della sua vita.(cfr 1Cel 103).


Nel nome del Signore. Tutto viene da Lui: la vita, il coraggio di iniziare a camminare con Lui, il lavorare per la riconciliazione in vista di una fraternità sempre più universale perché tutti siamo figli dello stesso Padre, chiamati a metterci a servizio di tutti. Tutto è dono suo; abbiamo dunque la responsabilità di far “circolare” questo amore e farlo fruttificare,per restituirglielo senza appropriarci di nulla. La nostra vita dovrà essere una risposta a questo amore gratuito che si caratterizza per una “stabilità” nella fede e in ciò che “abbiamo fermamente promesso”(Rb 12).


Vivere il Vangelo. E’ il centro di tutto. Vivere il Vangelo nel suo insieme, ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, “sine glossa”, senza rimandi e senza ritocchi, soprattutto senza annacquarlo né strumentalizzarlo; vivere ancorati al Vangelo in un’attitudine contemplative e obbediente. E’ su questo “centro” che costruiremo la nostra vocazione, la nostra missione, la nostra identità, una identità “in via”, sempre in divenire e sempre confrontata con la Parola, e sempre “da ristrutturare”.


La Regola. La Regola è la “forma di vita evangelica”; è il Vangelo che prende “forma” nella misura in cui la nostra esistenza quotidiana si propone di “seguire le orme, l’umiltà, la povertà e gli insegnamenti del S. Vangelo”. “Seguire” significa che siamo disposti sempre a lasciare tutto per ancorarci all’unica sicurezza che è Gesù. La nostra vita sarà sempre un’itineranza evangelica, in fraternità e minorità, ispirata al Vangelo, modellata sul Vangelo e “ri-formata” sul Vangelo. La Regola e le Costituzioni dovranno sempre rimandare, guidare e orientare verso il Vangelo.


Nella Chiesa e con la Chiesa. Questa avventura evangelica ha sempre bisogno di mediazioni concrete: di una Fraternità organizzata e soprattutto della Chiesa. Queste mediazioni ci aiutano a non cadere in “personalismi pseudo-profetici” devianti, o in interpretazioni troppo soggettive della nostra “forma vitae”. Contemporaneamente tutte le mediazioni vanno sempre riferite al Vangelo, nostra fonte di ispirazione; vanno purificate e orientate secondo la radicalità evangelica alla quale siamo chiamati e ci siamo impegnati nella professione.

E’ molto significativo quanto avvenne al Capitolo delle stuoie, ed è narrato dallo Specchio di Perfezione. Alcuni frati,”sapienti e istruiti”, fecero pressione sul cardinale Ugolino perché Francesco si lasciasse convincere a dar loro una Regola sullo stile di quelle già esistenti, “al fine di condurre una vita religiosa ben ordinata”.

Francesco, a queste insinuazioni, senza dilungarsi in troppe spiegazioni, “prese per mano (il Cardinale) e lo condusse tra i frati riuniti a Capitolo, e così parlò ad essi in fervore e forza di Spirito Santo: Fratelli miei, fratelli miei! Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà, e questa via mostrò a me nella verità per me e per quelli che intendono credermi e imitarmi. Di conseguenza non voglio che mi nominiate nessuna Regola né di S. Benedetto, né di S. Agostino, né di S. Bernardo, né alcun’altra via e forma di vita, se non quella che dal Signore mi è stata misericordiosamente mostrata e donata. Il Signore mi ha detto che dovevo essere come un novello pazzo in questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza... Dio vi confonderà per mezzo della vostra scienza e sapienza” (Spec 68).

In questo testo Francesco ristabilisce chiaramente la gerarchia dei valori di fronte alla tentazione, sempre presente nella storia, del potere, dell’apparenza, dell’efficienza, del numero... Tutte le mediazioni umane che contano e che nella logica del mondo tendono a farsi valere vanno purificate e sottomesse alla logica del Vangelo, alla sequela di Gesù umile e povero. Questa tensione non va esasperata, ma riconciliata. Francesco non vuol separarsi dai Fratelli e lo dice chiaramente al Capitolo; non vuol separarsi dalla Chiesa e prende per mano il Cardinale (la Chiesa!) per riportare tutto e tutti verso la priorità del Vangelo, su cui anche la Chiesa deve sempre confrontarsi; e questo anche con l’aiuto dei Frati Minori! Si tratta della dimensione provocativa e profetica tipica della vita religiosa, tipica della nostra vita.

 

 


Vota questo post

Omelia veglia di Pentecoste Capitolo generale ofm

S. Maria degli Angeli sabato 30 maggio 2009




Con stupore siamo entrati in questa celebrazione, supplicando con forza : “ Veni Creator Spiritus”. È la Pentecoste! Oggi celebriamo la discesa dello Spirito vivificante, oggi lo Spirito Santo è effuso su tutta la terra, su ogni uomo. In questa santa notte, come abbiamo pregato all’inizio della Veglia: “ si rinnova il prodigio della Pentecoste”. Eccoci allora a celebrare il mistero nella contemplazione della luce, nell’ascolto della Parola, nella silenziosa adorazione eucaristica, compiendo tutto questo insieme con Maria, la Vergine degli Angeli, la Sposa dello Spirito Santo, colei che ancora una volta accompagna i discepoli del suo Figlio e prega insieme con loro in ardente attesa del dono dello Spirito.


Abbiamo iniziato la nostra celebrazione con il simbolo della luce cantando. “ Accende lumen sensibus, infonde amorem cordibus”. Nella sacre Scritture lo Spirito Santo non proclama mai il proprio nome, ma sempre quello del Padre o del Figlio. Non ci insegna a dire: Ruach, che è il suo nome, ma Abbà, cioè Padre, e Maranatha. Cioè Signore Gesù! Lo Spirito si rivela rivelando altre persone. Sconosciuto, egli è colui che fa conoscere ogni cosa. Lo Spirito Santo dunque è luce; luce nel senso che illumina le cose, rimanendo essa stessa nascosta. Ma è proprio così facendo che egli si dà a conoscere per quello che è. San Basilio Magno lo spiega in base alla profonda osservazione che ciò che è causa del vedere, è visto insieme a ciò che si vede. Mostrandoci il Figlio – che è l’immagine di Dio e lo splendore della sua gloria – il Paraclito rivela se stesso ( Basilio Magno, Sullo Spirito Santo, XVI 64 PG 32,185 ). L’illuminazione dello Spirito allora ci permette, anche questa sera di fare esperienza viva di Cristo, luce da luce, splendore della gloria del Padre ( cf. preghiera iniziale ), e di accogliere insieme al Padre e al Figlio il medesimo e vivificante Spirito. L’illuminazione dello Spirito ci permette dunque di fare esperienza viva del Dio Uno e Trino.


Ed è sotto questa luce che noi abbiamo ascoltato e accolto nel rendimento di grazie la Parola di Dio che abbiamo proclamato. Una parola che illumina ancora una volta la nostra vita e ci aiuta ad entrare nella profondità del mistero che con tutta la Chiesa celebriamo, facendoci comprendere che cosa lo Spirito Santo opera nella vita del mondo e dei credenti. Ripercorriamo brevemente i testi proclamati.


Il giorno di Babele segnò per gli uomini la sciagura della divisione per incomunicabilità Il giorno di Pentecoste restaura la gioiosa possibilità del dialogo ritrovato per la potenza redentrice del sacrificio di Gesù. Egli morì non per una nazione, ma per radunare tutti i figli di Dio dispersi. Così, come abbiamo pregato, la terra può diventare una solo famiglia e ogni lingua può proclamare che Gesù è il Signore ( cf. orazione alla prima lettura ). Accogliendo il dono dello Spirito siamo dunque chiamati a diventare strumenti e segni di unità.


Ai piedi del Sinai, Dio si sceglie un popolo. Egli fa sempre le sue scelte. Ha preferito i poveri per parlare del suo amore; ha scelto dei discepoli per farli testimoni della risurrezione. Ma, a sua volta, anche l’eletto da Dio è costretto a fare delle scelte: gli avvenimenti di cui è testimone non sono semplici fatti di cronaca: lo impegnano direttamente. Chi è stato liberato, si sente chiamato a sua volta a un’opera di liberazione. Il fuoco del Sinai è lo stesso fuoco del Cenacolo. Nasce un nuovo popolo chiamato a far conoscere la salvezza e la liberazione che Cristo ha portato. Ecco chi diventiamo accogliendo il dono dello Spirito.



Lo Spirito che noi invochiamo, perché scenda ancora abbondante su tutti noi, è lo Spirito del Signore che dona vita. La visione di Ezechiele è molto eloquente a tal proposito. Il deserto delle ossa aride e secche, vivificate dalla Parola di Dio e dallo Spirito, diventa il simbolo di Israele senza speranza, a cui Dio promette sopravvivenza e liberazione. La vita nuova che lo Spirito Santo dona continuamente alla sua Chiesa è la continua risurrezione che trasforma la nostra vita e ci rende capaci di speranza dentro le diverse situazione di morte.


A Gerusalemme il giorno di Pentecoste i discepoli annunziavano in varie lingue le grandi opere di Dio e tutti comprendevano il messaggio di salvezza. Si compiva quello che il profeta Gioele predisse: un popolo intero è capace di profetizzare. Lo Spirito ci rende testimoni e profeti.


Ecco cosa compie in noi lo Spirito Santo, portando a compimento tutta la storia della salvezza. Lo Spirito Santo, come afferma la quarta preghiera eucaristica, è infatti colui che ci aiuta a non vivere più per noi stessi e a perfezione l’opera di Dio nel mondo compiendo ogni santificazione. L’apostolo Paolo ci ha ricordato poi che lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza. È lui che prega in noi, è lui che ci fa comprendere i misteri del regno di Dio, è lui che ci fa entrare nell’intimità di Dio.


Raccogliamo il grido di Gesù che forte risuona questa sera anche per noi: “ Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo seno sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. È il richiamo a dissetarci a quell’acqua zampillante che è lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto. È in Cristo che la nostra vita ha senso e chi fa esperienza dello Spirito, cioè di quest’acqua viva, di questa sorgente che zampilla per la vita eterna, incontra il Cristo ed è anche chiamato a far conoscre agli altri, che solo Cristo è l’amore gratuito, che sazia il cuore dell’uomo. Quando nel cuore dell’uomo alberga lo Spirito Santo, quando egli prende dimora dentro di noi, la vita cambia. Cambia la nostra mentalità, il nostro modo di pensare ed agire: non viviamo più per noi stessi, ma viviamo nel dono e nel perdono. Viviamo da Risorti. Così la Pasqua si compie nella nostra vita e non solo nel tempo liturgico.


Attuali più che mai mi sembrano le parole di papa Paolo VI che in una udienza del 29 novembre 1972 diceva: “ Quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta, quale?”, E potremmo aggiungere noi frati minori qui radunati alla Porziuncola per il Capitolo generale, “ Quale bisogno avvertiamo per la nostra fraternità universale?”. Paolo VI rispondeva e diceva anche per noi: “ Avvertiamo il bisogno dello Spirito, lo Spirito Santo, animatore e santificatore della Chiesa, suo respiro divino, il vento delle sue vele, suo principio unificatore, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e sua consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio….La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo…..Ha bisogno la Chiesa di sentir fluire per tutte le sue umane facoltà l’onda dell’amore, di quell’amore che si chiama carità, e che appunto è diffusa nei nostri cuori proprio dallo Spirito Santo”.


Forse è proprio per questo che Francesco voleva che i suoi frati si radunassero a Capitolo nel tempo di Pentecoste. Forse è proprio questo che intendeva quando affermava che il ministro generale dell’Ordine è lo Spirito Santo. Forse è proprio questo che voleva e vuole dai suoi frati e cioè che “ facciano attenzione che sopra ogni cosa devono desiderare di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” ( Rb X, 8 ).


Alla vergine Maria che Francesco invoca e saluta con i titoli di “ Figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo” ( Antifona UffPass 2 ) affidiamo la nostra vita e la comprensione di quanto lo Spirito dice oggi alla sua Chiesa, a tutto il nostro Ordine e a ciascuno di noi. “ Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice …” ( Ap 2,7b ) in questa sera di grazia.

 

F.Bravi



Vota questo post

NOVENA ALLA BEATA VERGINE DI FATIMA

da recitarsi dall'11 al 20 giugno

Vergine Santissima, che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditan­do i misteri in esso contenuti, ne raccoglia­mo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle nostre anime. Così sia.

7 Ave Maria

Cuore Immacolato di Maria, prega per noi.

 

PREGHIERA

Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. Deside­riamo la luce che s'irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la pace di cui Tu sei Regina. Ti affidiamo con fiducia le nostre neces­sità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi d'a­more e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino. Ricorda, Madre di bontà, che alle tue pre­ghiere Gesù nulla rifiuta. Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, purezza ai gio­vani, fede e concordia alle famiglie, pace all'umanità. Richiama gli erranti sul retto sentiero, donaci molte vocazioni e santi Sacerdoti, proteggi il Papa, i Vescovi e la santa Chiesa di Dio. Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. Dopo que­sto esilio mostra a noi Gesù, frutto bene­detto del tuo grembo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria. Amen. 

 

 


Vota questo post

1959 – 2009
La federazione mariana nazionale “Cuore Immacolato di Maria”,
con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana,
nel 50° della Consacrazione dell’Italia al
Cuore Immacolato di Maria,



Organizza





La celebrazione del rinnovo della
Consacrazione dell’Italia al
Cuore Immacolato di Maria
in Roma
Basilica di S. Pietro
Sabato 20 giugno 2009
Programma della celebrazione
- Ore 10.30 - Arrivo nella Piazza di S. Pietro della statua della
Madonna di Fatima e processione con ingresso in basilica,
- Incoronazione della statua
- Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Segretario
Generale della C.E.I. Mons. Mariano Crociata
- Lettura dell’Atto di Consacrazione dell’Italia
al Cuore Immacolato di Maria
- Processione con la statua all’interno della basilica.
- Informazioni: Lorenzo 0445550240 - 3467426162
Severino 0444658897 - 3384872724
- www.federazionemariana.it
- Iscrizioni presso i referenti di zona e i punti di raccolta in contatto
con gli organizzatori


- Estratto dal messaggio della Madonna di Fatima:

- "… Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato." Se farete quello
che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace; diversamente, …i buoni saranno
martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate; infine il
mio Cuore Immacolato trionferà. …



Vota questo post


28.05.2009 @ 20:00

CapGen09: Celebrazione Penitenziale - Fr. Giacomo Bini

Celebrazione Penitenziale - Fr. Giacomo Bini
(San Damiano - 28.05.2009)


Il brano del vangelo secondo Luca e l’Ammonizione V di san

Francesco

ci invitano a fare nostro un atteggiamento di lode e di riconoscenza

per tutto quello che il Signore ha fatto e fa per noi e con noi.

Dalla contemplazione di quello che Lui fa nasce la coscienza della

nostra povertà, indegnità e infedeltà.

“Ti rendo lode, Padre…”: la lode, l’adorazione e il ringraziamento al

Padre si trovano, in Luca, nel contesto della missione dei 72;

al ritorno i discepoli condividono le meraviglie compiute “nel

suo nome”

durante la missione. Tutto riportano a Lui; tutto condividono e

“restituiscono” a Lui. Sempre ci troveremo di fronte a questa

scelta decisiva e fondamentale per la nostra vita:

Considerare le nostre opere alla luce di Dio, e “restituirle” a Lui,

o considerarle come nostre, pretendendo di diventare

protagonisti assoluti del nostro successo. Questo è un

grave peccato di appropriazione dal quale Francesco ci mette

bene in guardia. Gesù loda il Padre e Gli dà gloria per il

“non-successo” presso i saggi, gli intelligenti, gli uomini

che sanno tutto e si appropriano di tutto; si rallegra invece

per il successo con i piccoli, con gli uomini senza troppe

competenze religiose, senza abilità dialettica, che magari

non hanno la parola facile, ma sono obbedienti alla Parola e

non pretendono di manipolarla.



Francesco ci ricorda che di nulla possiamo gloriarci,

perché siamo solo amministratori dei beni che Dio ci ha

affidato, e non proprietari: “Di nostro abbiamo solo vizi e peccati”.

 

La lode e la gratitudine sono strettamente legate alla fede, ad

una relazione retta e giusta con Dio, con noi stessi e con gli altri;

esprimono la consapevolezza della nostra “creaturalità”, della

nostra

reale identità, della nostra povertà che ci rende accoglienti e

disponibili nei

confronti di Dio. Dire grazie non è Né ovvio né scontato: solo

un lebbroso

su dieci torna per ringraziare!

La gratitudine apre poi all’adorazione, alla contemplazione

della presenza

di Dio nel nostro agire; ci porta con naturalezza a ricentrare

la nostra vita e

la nostra identità più sull’essere che sul fare. La gratitudine serena

e cosciente acquista una dimensione profetica soprattutto oggi,

nel nostro

tempo caratterizzato dalla frenesia del possesso, dell’accumulo, da un comportamento per cui tutto è dovuto; la gratitudine, invece, si esprime

nella libertà dell’espropriazione per diventare “proprietà esclusiva”

del Signore, riferendo tutto a Lui e diventando spazio creativo di

Dio in funzione del suo Regno.

La lode e il ringraziamento sono davvero la dimensione essenziale,

la tonalità fondamentale della nostra vita?

Nell’Ammonizione V Francesco collega la gioia dell’uomo creato a

immagine di Dio, come opera meravigliosa del suo amore, con la

tentazione

costante di volersi appropriare di doni che non gli appartengono,

e gloriarsene.

Il perdono che invochiamo questa sera per noi e per tutti i nostri

fratelli

che ci hanno preceduto lungo otto secoli di storia riguarda

soprattutto

la mancanza di quella radicale espropriazione che abbiamo

promesso professando la Regola.



Quante meraviglie e miracoli il Signore ha compiuto attraverso i

nostri

fratelli in questo lungo tempo! Quanti ne farebbe ancora con noi

oggi,

se davvero ci affidassimo al suo amore, se ci lasciassimo ancora

condurre

da Dio senza opporre resistenze, senza assolutizzare i nostri

progetti, personali o provinciali!

Sarebbe triste se, facendo memoria della nostra storia secolare,

commettessimo il peccato di appropriarci anche di questa storia,

delle meraviglie che i nostri santi hanno compiuto, gloriandoci

senza

merito: “Grande vergogna è per noi servi del Signore il fatto che

i santi

operarono con le azioni e noi, raccontando e predicando le

cose che

essi fecero, ne vogliamo ricevere onore e gloria” (Am VI).

 

Vota questo post

Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009



APERTURA DEL CAPITOLO GENERALE 2009


Cari Fratelli, all’inizio di questo Capitolo di Pentecoste rinnovo a ciascuno di voi il mio fraterno saluto, mentre vi auguro «ogni bene» in Colui che è il «sommo bene».



Ritengo che in questo momento sia importante sottolineare due cose: l’urgenza di rivisitare gli elementi che nutrono la nostra vita consacrata e di prendere coscienza della nostra vocazione e missione di annunciare la Buona Notizia ai nostri contemporanei.


Oggi è più che mai necessario l’impegno di tutti i consacrati a creare una vera cultura della vita religiosa e, nel nostro caso, una nuova cultura della vita francescana. Questa passerà necessariamente attraverso la lucidità e la creatività, la passione e la radicalità evangelica, l’autenticità e la visione del futuro, il tutto in fecondo dialogo con la postmodernità.


Chiamati a vivere la nostra consacrazione nello spazioso chiostro del mondo, in mezzo alle nostre culture particolari, nella tarda modernità e nei suoi contesti più diversi, non vogliamo ascoltare il frastuono della vita quotidiana, ma recuperare, insieme agli uomini e alle donne del nostro tempo, ciò che veramente ci nutre e ci sostiene e che, dandoci la possibilità di vivere in pienezza la qualità della nostra vita (santità), ci pone a servizio, in atteggiamento umile (lavare i piedi), dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.


Gli elementi che nutrono la nostra vita e missione, come tutta la vita consacrata, sono: riscoprire le radici della nostra appartenenza al Signore (dimensione contemplativa); rivitalizzare una cultura della vita in fraternità (dimensione fraterna); ritrovare ciò che alimenta il nostro essere inviati (dimensione missionaria); e tutto questo, nel nostro caso, sempre da minori e tra i minori, consapevoli che molte volte i poveri sono maestri di fede e di speranza.


Sono questi gli elementi che devono nutrire la nostra vita quotidiana, così da metterci nelle condizioni di rispondere alla nostra vocazione di discepoli e missionari: riempire la terra del Vangelo di Cristo.


D’altra parte il nostro Capitolo ha come tema la missione evangelizzatrice. Scegliendo questo tema vogliamo esprimere il desiderio di uscire da noi stessi, di lasciare da parte le nostre paure e di rispondere all’imperativo di Gesù: «Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).


Siamo consapevoli che il tesoro più grande non è quello che si custodisce gelosamente, ma quello che si condivide con generosità? Siamo consapevoli del privilegio che Gesù ci riserva dicendoci: «alzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina» (Gv 5,8)? Della grazia che Gesù ci offre dandoci la possibilità di curarci dalla routine, dalla stanchezza, dalla rassegnazione o dal realismo asfissiante? Saremo capaci di costruire il futuro con la fantasia dei santi?


La vita consacrata e, con essa, la vita francescana sono parte della vita della Chiesa, di questo popolo pellegrino, di questa famiglia che cammina «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (LG 8). Sospinti dal Vangelo a «nascere di nuovo» (Gv 3,3), ci sentiamo anche chiamati a rinnovarci costantemente sotto l’azione dello Spirito Santo (cf. LG 9). D’altra parte, coscienti che la norma suprema della nostra vita è «il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo» (Rb 1,1), siamo allo stesso modo convinti non solo della nostra responsabilità nel conservare il carisma che abbiamo ricevuto, ma di approfondirlo e continuamente svilupparlo «in sintonia con il Corpo di Cristo in continua crescita» (Benedetto XVI).


Siamo qui. Siamo in cammino, cercando gli strumenti adatti per aprirci al futuro, sapendo che questo nasce dalla grande cura che abbiamo per il presente. Che questo Capitolo generale sia un momento di grazia per rivedere i luoghi che nutrono la nostra vita e missione; che sia un’occasione propizia per riaffermare la nostra condizione di discepoli e missionari; che sia, infine, un tempo forte per cercare insieme, con creatività e aperti al futuro, i mezzi idonei perché la nostra vita e missione continuino ad essere significative per gli uomini e le donne di oggi. Sarà il nostro miglior contributo all’ottavo centenario di fondazione del nostro Ordine che stiamo celebrando.



Fin da ora desidero, a nome mio e del Definitorio generale, ringraziare tutti per la collaborazione alla buona preparazione di questo Capitolo. Preparazione iniziata nelle vostre Entità, insieme ai vostri Frati. Sono sicuro che siete giunti qui portando l’eco del dialogo e delle riflessioni condivise con i Frati delle Entità che rappresentate.


Ringrazio per lo spirito di orazione che ha guidato questa preparazione e per la vicinanza di tante Sorelle Clarisse e di tanti Fratelli e Sorelle dell’OFS e della GiFra.


Approfitto di questa occasione per esprimere la mia sincera gratitudine al Segretario del Capitolo, Fr. Francesco Patton, che ha accolto questo servizio con spirito di disponibilità, di dedizione e di generosità, anteponendo questo lavoro agli altri impegni inerenti al suo servizio di Ministro della Provincia di Trento, alla quale va la mia sincera riconoscenza per la generosità dimostrata in questa circostanza.


A quanti hanno lavorato e lavoreranno per un sereno e fruttuoso svolgimento del Capitolo manifesto la mia sincera e fraterna gratitudine.


Fratelli amati dal Signore, buon lavoro a tutti in serenità e apertura allo Spirito.


Con questi sentimenti e nel nome del Signore

dichiaro aperto il Capitolo generale di Pentecoste 2009.





Fr. José Rodríguez Carballo, ofm

Ministro generale

 

 


Vota questo post

Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009




OMELIA D’APERTURA

(Porziuncola, 25 maggio 2009)


Fr. José Rodríguez Carballo, ofm

Ministro generale


Cari fratelli: con grande affetto vi do il più cordiale e fraterno benvenuto in questo luogo santo della Porziuncola, dove cominciò la nostra storia 800 anni fa. Maria, la vergine fatta Chiesa, ci accompagni lungo tutto la nostra vita e in particolare durante questi giorni di Capitolo, e il padre san Francesco ci si di ispirazione in ogni momento per “seguire la dottrina e l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo” (Rnb 1,1), osservando, come regola e vita, il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo (Rb 1,1).


Vi abbraccio tutti con il bacio santo della pace, e auguro a tutti che questi giorni siano una manifestazione dell’amore che professiamo, e che tra noi si rendano tangibili gli atteggiamenti che, a detta del primo biografo di san Francesco, regnavano tra i frati della prima ora, quando si riunivano in capitolo: amore e affetto veri, diligenza nel servizio, aspetto lieto, occhio semplice, animo umile, risposte gentili (cfr. 1Cel 15, 38b-39a).


Come i primi discepoli riuniti nel cenacolo, con Maria la madre di Gesù, (cfr. At 1,14), in un contesto di preghiera, iniziamo oggi il Capitolo generale ordinario 2009, invocando su tutti noi la presenza dello Spirito, vero Ministro generale della Fraternità (2Cel 193). In questi momenti in cui ci sentiamo spinti a dare testimonianza di Gesù, con la vita e la parola, “fino ai confini della terra”, coscienti che lo Spirito è all’origine di ogni missione evangelizzatrice, sentiamo la necessità, anche noi come i discepoli di Efeso, di essere battezzati di nuovo con la presenza dello Spirito del Signore (cfr. At 19,1-8). Consapevoli delle nostre paure, stanchezze e vigliaccherie, sentiamo la necessità della sua forza, parresia, poiché solo lui ci muoverà ad aprire le porte chiuse dei nostri comodi cenacoli, e ci spingerà a porci in cammino e ad annunciare con coraggio, come Paolo, il Regno di Dio. Solo lo Spirito ci spingerà ad annunciare con coraggio che “non c’è onnipotente se non lui” (LOrd 9). Solo lo Spirito renderà efficace e fecondo l’annuncio della Buona Novella. Solo lo Spirito ci porterà ad impegnarci, senza condizioni né riserve, al servizio del disegno di Dio. Lo Spirito è l’anima della Chiesa (cfr. LG 7), è anima della missione evangelizzatrice.


Chiamato ad esser Buona Novella per tutti, il Vangelo ci lancia una sfida: farlo nostro; incontrarci, liberi ed indifesi, con lui, come nel caso di Francesco proprio qui alla Porziuncola; lasciarci mettere in discussione da lui, perché la nostra vita riscopra il sapore e la giovinezza delle origini, e sia scandalosa, come lo fu quella del Poverello. Il Vangelo ci lancia una sfida: portarlo a tutti, riempire la terra con il messaggio di Cristo (cfr. 1Cel 97), impegnarci a farlo arrivare a tutti, specialmente ai poveri (cfr. Lc 4,18), e alla moltitudine crescente di coloro che lo ignorano. La missione evangelizzatrice non è una scelta in più, tra tante altre. Se la Chiesa esiste per la missione (cfr. EN 4), anche l’Ordine esiste per la missione. La missione evangelizzatrice non è un’attività in più, è l’attività per cui esistiamo. È di più, è la chiave di quanto siamo e facciamo. Il Vangelo ci lancia una sfida: essere generosi e creativi. Generosità nella dedizione alla diffusione del Vangelo, in ogni occasione opportuna e non opportuna (2Tm 4,2), ai vicini e ai lontani (cfr. Ef 2,17). Creatività per rispondere alle esigenze della nuova evangelizzazione: “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,2), e ai grandi progetti missionari dell’Ordine. Il Vangelo, cari fratelli, ci lancia tante sfide: si rende necessario rivivere in noi il sentimento pressante di Paolo: “guai a me se non predicassi il Vangelo” (1Cori nuovi discepoli di Cristo (1Cel 25,38), è necessario ravvivare in noi l’impulso delle origini della Chiesa e del francescanesimo, lasciandoci impregnare dell’ardore della predicazione apostolica e della passione dei grandi missionari del nostro Ordine. 9,16), è necessario lasciarsi bruciare da quel fuoco nel quale ardevano


Il Vangelo ci lancia tante sfide! Però, per rispondere a tutte è necessario, prima di tutto e soprattutto, credere, con tutto ciò che questo comporta, che il Vangelo continua ad essere la novella, bella come la grazia e ardente come l’amore, che trasforma tutti coloro che lo ricevono con cuore di bambino (cfr. Mt 11,25); continua ad essere cammino di libertà per coloro che lo accolgono, come Francesco, nella sua immediatezza, freschezza, radicalità, sine glossa: Questo cerco, questo voglio vivere…, dice Francesco qui alla Porziuncola, dopo aver ascoltato il vangelo della missione (cfr. 1Cel 22).


Il discepolo e missionario sa che il lavoro che lo aspetta è arduo, soprattutto in certi ambienti. Però allo stesso tempo sa che, come Gesù Cristo, nemmeno lui è da solo. Il Padre è con lui, e lo Spirito porrà sulla sua bocca le parole opportune. Questo è il motivo per cui il discepolo e missionario non può aver paura. Non ci mancheranno certo le difficoltà, però è il Signore colui che ci dice: “Coraggio, non abbiate paura”.


Sento che oggi lo spirito ci dice: Frati Minori:

  • “coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi conquistare da Cristo (cfr. Fil 3,12), per essere prolungamento della sua umanità fino agli avamposti della missione.

  • “coraggio! non abbiate paura” di allargare lo spazio della vostra tenda (cfr. Is 54,2) per andare fino ai confini della terra, e fare vostre le gioie e le tristezze dei più poveri e di coloro che più soffrono.

  • “coraggio! non abbiate paura” di vivere di Cristo ogni giorno di più, perché così potrete servirlo meglio negli altri, particolarmente nei volti sofferenti.

  • “coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi sedurre dai chiostri dimenticati ed inumani, dove la bellezza e la dignità della persona sono continuamente disonorate (cfr. Rnb 9,2), perché abbracciando i lebbrosi di oggi, abbraccerete Cristo stesso, e mentre li evangelizziamo essi ci evangelizzano.

  • “coraggio! non abbiate paura” di intavolare o ristabilire costantemente il dialogo della carità, lì dove il mondo di oggi è lacerato dall’odio etnico e dalle pazzie omicide. Siate artefici di pace e, così, sarete testimoni dei Dio amore.


Andate, Frati Minori, continua a dirci oggi lo Spirito del Signore, non come padroni della verità, ma come servi umili (cfr. Rnb 23,7), e ciò che gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Gal 3,18). Andate ed annunciate a quanti incontrate lungo le strade e nelle piazze delle città la loro condizione di figli e figlie di uno stesso Padre, fratelli vostri. Andate e ricordate che quando la vostra vita comunitaria sarà più fraterna, più autenticamente sarete evangelizzatori. Andate e, da una profonda sintonia con la persona e l’opera di Gesù Cristo, apritevi a nuove forme di presenza e di evangelizzazione. Andate ed evangelizzate in collaborazione con i laici, uomini e donne, giovani ed anziani. Andate e, in ogni luogo e in qualsiasi attività, testimoniate i valori evangelici restando al fianco delle persone che non conoscono ancora Gesù.


“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,14), dice Paolo. Quest’amore, che brucia i nostri cuori, è ciò che ci spinge a consolidare e diffondere il Regno di Cristo, portando l’annuncio del Vangelo in ogni luogo, fino alle regioni più lontane. Più di tre miliardi di persone non hanno ancora ascoltato la Buona Novella, e molti dei contemporanei, pur avendo ascoltato questa Novella, vivono completamente al margine di essa. Che cosa ci chiedono queste situazioni? Sapremo leggere e dare una risposta a partire dal Vangelo a questi segni dei tempi e dei luoghi?


Il Capitolo che oggi iniziamo, cari fratelli, avendo per tema la missione evangelizzatrice, può essere un momento di grazia per fare questa lettura e cercare queste risposte. Con lucidità e audacia: mettiamoci in cammino! Coraggio, non siamo soli!


Spirito Santo, tu sei gioia, infondi gioia profonda nei nostri cuori.

Spirito Santo, tu sei fuoco, accendi i nostri cuori dell’amore di Gesù.

Spirito Santo, tu sei saggezza, dacci capacità di discernimento.

Spirito Santo, tu sei sicurezza, vinci le nostre paure.

Spirito Santo, tu sei forza, concedici coraggio e audacia per annunciare Gesù fino ai confini della terra.


Vieni Spirito Santo!


Vota questo post



Da sabato 2 maggio a sabato 9 maggio 2009,la statua in questione sarà presso la Basilica di San Pietro ad Aram, Corso Umberto I 292-Napoli



Vota questo post

Tag dio

Ultimi commenti

Nuovi post

Tag