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Tag cristiani

Promulgati dal Papa i Decreti per la Canonizzazione di una nuova Santa e per la Beatificazione del cardinale Newman e di numerosi martiri



La Chiesa avrà presto una nuova Santa e diversi nuovi Beati. Nel ricevere questa mattina in udienza il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, l’arcivescovo Angelo Amato, Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione dei Decreti riguardanti il miracolo della Beata spagnola, Candida Maria di Gesù Cipitria y Barriola, fondatrice delle Figlie di Gesù, spentasi Salamanca, in Spagna, il 9 agosto 1912 all’età di 67 anni. I Decreti promulgati oggi riconoscono inoltre i miracoli per tre Servi di Dio, tra i quali quello attribuito all'intercessione del cardinale inglese Giovanni Enrico Newman, fondatore degli Oratori di San Filippo Neri, che si convertì dall'anglicanesimo al cattolicesimo.

I Decreti risonoscono inoltre il martirio di un vescovo ungherese, mons. Zoltan Ludovico Meszlény, ucciso dalla repressione comunista nel 1951, di un sacerdote tedesco, Giorgio Häfner, morto nel campo di concentramento di Dachau, nel 1942, e di un sacerdote spagnolo, Giuseppe Samsó y Elías, e di un altro gruppo di religiosi della Congregazione dei Sacri Cuori, tutti uccisi nel 1936 a causa delle persecuzioni patite dalla Chiesa durante la Guerra civile. Infine, i Decreti riconoscono le virtù eroiche di due fondatrici di Istituti religiosi - Anna Maria Janer Anglarill e Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù - di un sacerdote della Congregazione dei Missionari di Marianhill, Englemar Unzeitig, e di una giovane laica terziaria francescana, vissuta nella seconda metà dell’Ottocento, Teresa Manganiello.




Fonte:www.radiovaticana.org

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1959 – 2009
La federazione mariana nazionale “Cuore Immacolato di Maria”,
con il patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana,
nel 50° della Consacrazione dell’Italia al
Cuore Immacolato di Maria,



Organizza





La celebrazione del rinnovo della
Consacrazione dell’Italia al
Cuore Immacolato di Maria
in Roma
Basilica di S. Pietro
Sabato 20 giugno 2009
Programma della celebrazione
- Ore 10.30 - Arrivo nella Piazza di S. Pietro della statua della
Madonna di Fatima e processione con ingresso in basilica,
- Incoronazione della statua
- Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dal Segretario
Generale della C.E.I. Mons. Mariano Crociata
- Lettura dell’Atto di Consacrazione dell’Italia
al Cuore Immacolato di Maria
- Processione con la statua all’interno della basilica.
- Informazioni: Lorenzo 0445550240 - 3467426162
Severino 0444658897 - 3384872724
- www.federazionemariana.it
- Iscrizioni presso i referenti di zona e i punti di raccolta in contatto
con gli organizzatori


- Estratto dal messaggio della Madonna di Fatima:

- "… Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato." Se farete quello
che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace; diversamente, …i buoni saranno
martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, diverse nazioni saranno annientate; infine il
mio Cuore Immacolato trionferà. …



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il Papa ai francescani

di Giovanna d'arco

28/04/2009 - 10:58

18.04.2009 @ 16:17

Papa Benedetto XVI ai Francescani (Italiano)

UDIENZA AI MEMBRI DELLA FAMIGLIA FRANCESCANA
PARTECIPANTI AL “CAPITOLO DELLE STUOIE”
Alle ore 12.30 di questa mattina, nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI riceve i Membri della Famiglia Francescana partecipanti al “Capitolo delle Stuoie”, iniziato ad Assisi il 15 aprile per concludersi oggi a Roma.




DISCORSO DEL SANTO PADRE
Cari fratelli e sorelle della Famiglia Francescana!

Con grande gioia do il benvenuto a tutti voi, in questa felice e storica ricorrenza che vi ha riuniti insieme: l’ottavo centenario dell’approvazione della “protoregola” di san Francesco da parte del Papa Innocenzo III. Sono passati ottocento anni, e quella dozzina di Frati è diventata una moltitudine, disseminata in ogni parte del mondo e oggi qui, da voi, degnamente rappresentata. Nei giorni scorsi vi siete dati appuntamento ad Assisi per quello che avete voluto chiamare “Capitolo delle Stuoie”, per rievocare le vostre origini. E al termine di questa straordinaria esperienza siete venuti insieme dal “Signor Papa”, come direbbe il vostro serafico Fondatore. Vi saluto tutti con affetto: i Frati Minori delle tre obbedienze, guidati dai rispettivi Ministri Generali, tra i quali ringrazio Padre Josè Rodriguez Carballo per le sue cortesi parole; i membri del Terzo Ordine, con il loro Ministro Generale; le religiose Francescane e i membri degli Istituti secolari francescani; e, sapendole spiritualmente presenti, le Suore Clarisse, che costituiscono il “secondo Ordine”. Sono lieto di accogliere alcuni Vescovi francescani; e in particolare saluto il Vescovo di Assisi, Mons. Domenico Sorrentino, che rappresenta la Chiesa assisana, patria di Francesco e Chiara e, spiritualmente, di tutti i francescani. Sappiamo quanto fu importante per Francesco il legame col Vescovo di Assisi di allora, Guido, che riconobbe il suo carisma e lo sostenne. Fu Guido a presentare Francesco al Cardinale Giovanni di San Paolo, il quale poi lo introdusse dal Papa favorendo l’approvazione della Regola. Carisma e Istituzione sono sempre complementari per l’edificazione della Chiesa.

Che dirvi, cari amici? Prima di tutto desidero unirmi a voi nel rendimento di grazie a Dio per tutto il cammino che vi ha fatto compiere, ricolmandovi dei suoi benefici. E come Pastore di tutta la Chiesa, lo voglio ringraziare per il dono prezioso che voi stessi siete per l’intero popolo cristiano. Dal piccolo ruscello sgorgato ai piedi del Monte Subasio, si è formato un grande fiume, che ha dato un contributo notevole alla diffusione universale del Vangelo. Tutto ha avuto inizio dalla conversione di Francesco, il quale, sull’esempio di Gesù, “spogliò se stesso” (cfr Fil 2,7) e, sposando Madonna Povertà, divenne testimone e araldo del Padre che è nei cieli. Al Poverello si possono applicare letteralmente alcune espressioni che l’apostolo Paolo riferisce a se stesso e che mi piace ricordare in questo Anno Paolino: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me” (Gal 2,19-20). E ancora: “D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo” (Gal 6,17). Francesco ricalca perfettamente queste orme di Paolo ed in verità può dire con lui: “Per me vivere è Cristo” (Fil 1,21). Ha sperimentato la potenza della grazia divina ed è come morto e risorto. Tutte le sue ricchezze precedenti, ogni motivo di vanto e di sicurezza, tutto diventa una “perdita” dal momento dell’incontro con Gesù crocifisso e risorto (cfr Fil 3,7-11). Il lasciare tutto diventa a quel punto quasi necessario, per esprimere la sovrabbondanza del dono ricevuto. Questo è talmente grande, da richiedere uno spogliamento totale, che comunque non basta; merita una vita intera vissuta “secondo la forma del santo Vangelo” (2 Test., 14: Fonti Francescane, 116).

E qui veniamo al punto che sicuramente sta al centro di questo nostro incontro. Lo riassumerei così: il Vangelo come regola di vita. “La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo”: così scrive Francesco all’inizio della Regola bollata (Rb I, 1: FF, 75). Egli comprese se stesso interamente alla luce del Vangelo. Questo è il suo fascino. Questa la sua perenne attualità. Tommaso da Celano riferisce che il Poverello “portava sempre nel cuore Gesù. Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra” Anzi, trovandosi molte volte in viaggio e meditando o cantando Gesù, scordava di essere in viaggio e si fermava ad invitare tutte le creature alla lode di Gesù″ (1 Cel., II, 9, 115: FF, 115). Così il Poverello è diventato un vangelo vivente, capace di attirare a Cristo uomini e donne di ogni tempo, specialmente i giovani, che preferiscono la radicalità alle mezze misure. Il Vescovo di Assisi Guido e poi il Papa Innocenzo III riconobbero nel proposito di Francesco e dei suoi compagni l’autenticità evangelica, e seppero incoraggiarne l’impegno in vista anche del bene della Chiesa.

Viene spontanea qui una riflessione: Francesco avrebbe potuto anche non venire dal Papa. Molti gruppi e movimenti religiosi si andavano formando in quell’epoca, e alcuni di essi si contrapponevano alla Chiesa come istituzione, o per lo meno non cercavano la sua approvazione. Sicuramente un atteggiamento polemico verso la Gerarchia avrebbe procurato a Francesco non pochi seguaci. Invece egli pensò subito a mettere il cammino suo e dei suoi compagni nelle mani del Vescovo di Roma, il Successore di Pietro. Questo fatto rivela il suo autentico spirito ecclesiale. Il piccolo “noi” che aveva iniziato con i suoi primi frati lo concepì fin dall’inizio all’interno del grande “noi” della Chiesa una e universale. E il Papa questo riconobbe e apprezzò. Anche il Papa, infatti, da parte sua, avrebbe potuto non approvare il progetto di vita di Francesco. Anzi, possiamo ben immaginare che, tra i collaboratori di Innocenzo III, qualcuno lo abbia consigliato in tal senso, magari proprio temendo che quel gruppetto di frati assomigliasse ad altre aggregazioni ereticali e pauperiste del tempo. Invece il Romano Pontefice, ben informato dal Vescovo di Assisi e dal Cardinale Giovanni di San Paolo, seppe discernere l’iniziativa dello Spirito Santo e accolse, benedisse ed incoraggiò la nascente comunità dei “frati minori”.

Cari fratelli e sorelle, sono passati otto secoli, e oggi avete voluto rinnovare il gesto del vostro Fondatore. Tutti voi siete figli ed eredi di quelle origini. Di quel “buon seme” che è stato Francesco, conformato a sua volta al “chicco di grano” che è il Signore Gesù, morto e risorto per portare molto frutto (cfr Gv 12,24). I Santi ripropongono la fecondità di Cristo. Come Francesco e Chiara d’Assisi, anche voi impegnatevi a seguire sempre questa stessa logica: perdere la propria vita a causa di Gesù e del Vangelo, per salvarla e renderla feconda di frutti abbondanti. Mentre lodate e ringraziate il Signore, che vi ha chiamati a far parte di una così grande e bella “famiglia”, rimanete in ascolto di ciò che lo Spirito dice oggi ad essa, in ciascuna delle sue componenti, per continuare ad annunciare con passione il Regno di Dio, sulle orme del serafico Padre. Ogni fratello e ogni sorella custodisca sempre un animo contemplativo, semplice e lieto: ripartite sempre da Cristo, come Francesco partì dallo sguardo del Crocifisso di san Damiano e dall’incontro con il lebbroso, per vedere il volto di Cristo nei fratelli che soffrono e portare a tutti la sua pace. Siate testimoni della “bellezza” di Dio, che Francesco seppe cantare contemplando le meraviglie del creato, e che gli fece esclamare rivolto all’Altissimo: “Tu sei bellezza!” (Lodi di Dio altissimo, 4.6: FF, 261).

 

 


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18.04.2009


Indirizzo di saluto di Fr. José Rodríguez Carballo al Santo Padre
(Castelgandolfo – 18 aprile 2009)



Santo Padre!
È con il cuore trepidante di gioia che tutta la Famiglia Francescana oggi si stringe intorno a Lei, per celebrare nella Chiesa e con la Chiesa l’VIII Centenario della fondazione dell’Ordine dei Frati Minori, per celebrare il dono del carisma che san Francesco ci ha lasciato e per confessare, con le parole del testamento di santa Chiara, prima pianticella del serafico padre, che «tra gli altri doni, che ricevemmo e ogni giorno riceviamo dal nostro Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali dobbiamo maggiormente rendere grazie allo stesso glorioso Padre, c’è la nostra vocazione» (Test 2).

È questo, veramente, il grande dono che abbiamo ricevuto e che ha radicalmente trasformato le nostre vite. È per questo dono che vogliamo levare oggi il nostro comune canto di gioia e di ringraziamento all’Altissimo bon Signore.

Per vivere insieme, come una vera e unica famiglia, questo momento per noi così importante, provenienti da ogni continente, ci siamo riuniti tre giorni fa ad Assisi sotto un tendone, davanti alla piccola chiesetta della Porziuncola, dove è cominciata la nostra storia e da dove i primi Frati partirono a due a due per predicare a tutti la penitenza.

Lì abbiamo nuovamente sentito il pressante invito che l’Altissimo ci rivolge anche oggi a convertirci e a vivere con fedeltà secondo la forma del santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Come fratelli e da minori abbiamo riascoltato la chiamata a portare la pace e la riconciliazione agli uomini e alle donne del nostro tempo e a condividere con loro l’unica nostra ricchezza: il Bene, ogni Bene, il sommo Bene, il Signore Dio, vivo e vero.

Forti di questa sola certezza, abbiamo lasciato Assisi per venire da Lei, santo Padre, come un giorno fece Francesco d’Assisi con i suoi primi compagni. Le chiediamo di confermarci ancora una volta in questo santo proposito di vita, perché, come recita la nostra Regola, «sempre sudditi e soggetti ai piedi della medesima santa Chiesa, stabili nella fede cattolica, osserviamo la povertà e l’umiltà e il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, che abbiamo fermamente promesso» (Rb 12, 4).

Facendomi interprete dei sentimenti di filiale venerazione dei miei confratelli Ministri generali Conventuali e Cappuccini, con i quali condividiamo la medesima Regola di vita, nonché del Ministro generale del Terz’Ordine Regolare, della Ministra generale dell’Ordine Francescano Secolare, del Vice Presidente della Conferenza dei Religiosi e delle Religiose che professano la Regola del Terz’Ordine Regolare, di tutte le Sorelle Clarisse, unite a noi nella preghiera, e di tutti i presenti, desidero esprimerLe la nostra più profonda gratitudine per averci ammessi alla Sua presenza. In questo suo paterno gesto riconosciamo l’amorevole cura che la santa madre Chiesa ha avuto lungo tutti questi secoli nei confronti della nostra Famiglia, fin da quando, ottocento anni fa, il nostro serafico padre, con umiltà e devozione, si prostrò con i suoi primi compagni dinanzi al Suo predecessore, Innocenzo III, per promettere obbedienza e riverenza (cfr. 3Comp 52).

Proprio alla vigilia della Sua felice elezione al soglio di Pietro, mentre Le rinnoviamo i nostri migliori auguri per il genetliaco da poco trascorso, le assicuriamo la nostra fervida preghiera e desideriamo, noi Ministri generali, rinnovare nelle Sue mani, Santo Padre, a nome di tutti i Frati sparsi nel mondo, il nostro impegno a vivere secondo la Regola. Imploriamo, per questo, anche la Sua apostolica benedizione, così da riprendere il nostro cammino e continuare a rendere testimonianza alla voce del Figlio di Dio con la parola e con le opere, facendo conoscere a tutti che non c’è nessuno onnipotente eccetto lui (cfr. LOrd 9).

 

 


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SETTIMO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte alla pluralità delle religioni


Isaia 25, 6-9 Egli è il Signore! Abbiamo riposto in lui la nostra fiducia
Salmo 117(116), 1-2 Lodate il Signore, nazioni tutte!
Romani 2, 12-16 Sono giusti non quelli che ascoltano la Legge, ma quelli che la mettono in pratica
Marco 7, 24-30 Hai risposto bene. Torna a casa tua felice


Commento:
 

    Quasi ogni giorno udiamo di violenze in varie parti del mondo fra i seguaci di diverse fedi. Sappiamo anche, però, che in Corea persone di diverse fedi - buddisti, cristiani, confuciani - coesistono, per lo più pacificamente.

    Nel grande inno di lode, il profeta Isaia rassicura che tutte le lacrime verranno asciugate e che vi sarà una grande festa per tutti i popoli e tutte le nazioni. Un giorno, afferma il profeta, tutti i popoli della terra loderanno Dio e si rallegreranno della salvezza che Egli dona. Il Signore “in cui abbiamo riposto la nostra fiducia” è l’ospite nella festa eterna nel canto di lode di Isaia.

    Quando Gesù incontra una donna non giudea che implora la guarigione di sua figlia, inizialmente, in modo sorprendente, Egli si rifiuta di aiutarla. La donna insiste, dicendo: “sotto la tavola i cagnolini possono mangiare almeno le briciole”. Gesù riconosce le ragioni di lei sulla propria missione, volta in egual modo sia ai Giudei che ai non Giudei, e le dice di andare, con la promessa che sua figlia sarà guarita.

    Le chiese si sono impegnate a dialogare per la causa dell’unità cristiana. Negli ultimi anni il dialogo si è sviluppato anche fra popoli di fedi diverse, soprattutto fra quelli “del Libro” (Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo); si tratta di incontri che aiutano non solo a conoscersi meglio, ma anche a promuovere il rispetto e le buone relazioni fra vicini, e a costruire pace dove ci sia conflitto. Se la nostra testimonianza cristiana sarà una a motivo della nostra fede in Cristo, la nostra opposizione ai pregiudizi e ai conflitti sarà assai più efficace. E se ascoltiamo attentamente i nostri vicini di fedi diverse, non possiamo forse imparare qualcosa in più sull’amore inclusivo di Dio per tutti i popoli e sul suo regno?

    Il dialogo tra i cristiani non dovrebbe condurre alla perdita dell’identità confessionale, ma alla gioia di aderire alla preghiera di Gesù, che si divenga una cosa sola, come Egli è uno con il Padre. L’unità non arriverà oggi, e forse neppure domani, ma insieme con tutti i credenti, camminiamo verso il destino finale comune di amore e di salvezza.


Preghiera:
O Signore Dio nostro,
Ti ringraziamo per la saggezza che apprendiamo dalle Scritture.
Infondici il coraggio di aprire il nostro cuore e la nostra mente al prossimo,
ai vicini di altre confessioni cristiane e di altre fedi.
Concedici la grazia di superare le barriere dell’indifferenza,
del pregiudizio o dell’odio;
donaci la visione degli ultimi giorni,
quando i cristiani potranno camminare insieme verso la festa finale,
quando le lacrime e il dissenso saranno superati attraverso l’amore. Amen.

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SESTO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte alla malattia e alla sofferenza


2 Re 20, 1-6 Ricordati di me, o Signore!
Salmo 22(21), 1-12 Perché mi hai abbandonato?
Giacomo 5, 13-15 Questa preghiera, fatta con fede, salverà il malato
Marco 10, 46-52 Gesù gli domandò: Che cosa vuoi che io faccia per te?


Commento:
 

    Quante volte Gesù incontra i malati e vuole guarirli! La consapevolezza della compassione del Signore per i malati è comune a tutte le nostre chiese, sebbene ancora separate. I cristiani hanno sempre seguito il suo esempio, curando gli ammalati, costruendo ospedali e strutture sanitarie, organizzando missioni mediche, e prendendosi cura dei figli di Dio.

    Ma non è sempre così ovvio. I sani tendono a dare per scontata la salute, e a dimenticare coloro che non possono prendere parte alla vita quotidiana della comunità perché sono malati o disabili. Questi ultimi possono allora sentirsi esclusi dalla grazia di Dio, dalla sua presenza, benedizione e potenza salvifica.

    La profonda e radicata fede di Ezechia lo sostiene nella sua malattia. In un momento di dolore, egli trova le parole per ricordare a Dio la sua grazia. Sì, chi soffre potrebbe anche usare parole dalla Bibbia per gridare a Dio o protestare: Perché mi hai tradito? Se nei tempi lieti si stabilisce un’onesta relazione con Dio, fondata sul linguaggio della fedeltà e della gratitudine, nelle avversità la preghiera può anche esprimere dolore, sofferenza o rabbia.

    I malati non sono oggetti, non sono l’ultimo anello in condizioni solo di ricevere cure; essi sono invece soggetti di fede, come imparano i discepoli dalla storia del vangelo di Marco. I discepoli vogliono continuare dritti per la loro via insieme a Gesù; sul ciglio della strada l’uomo malato è ignorato. Ma quando grida, li distoglie dalla loro meta. Se pure siamo abituati a prenderci cura dei malati, non siamo abituati, però, a che gridino o ci disturbino. Il loro grido oggi reclama medicine accessibili nei paesi poveri, e una soluzione per la questione dei brevetti esclusivi e dei profitti. I discepoli che volevano impedire all’uomo cieco di avvicinarsi a Gesù, devono invece diventare i messaggeri della diversa e provvidente risposta di Dio: Vieni, Egli ti sta chiamando.

    Solo quando i discepoli portano l’uomo malato da Gesù, essi comprendono che cosa vuole Gesù: dedicare del tempo per parlare con il malato, ascoltando che cosa voglia e di che cosa abbia bisogno. Una comunità può crescere quando i malati sentono la presenza di Dio nella mutua relazione con le loro sorelle e fratelli in Cristo.


Preghiera:
O Dio,
ascolta il tuo popolo quando grida a te nella malattia e nel dolore.
Possano i sani renderti grazie per la loro salute,
e intendano servire i malati con cuore amorevole e mani aperte.
O Dio, fa’ che tutti noi viviamo nella tua grazia e provvidenza,
divenendo una vera comunità che sana e ti loda insieme. Amen.

 

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20/01/2009 13.47.28



L'importanza del pregare insieme fra cristiani di diverse confessioni: intervista a Domenico Maselli, presidente della Federazione Chiese evangeliche





La principale "arma" dei cristiani, anche nel campo del dialogo ecumenico, è la preghiera. E le Chiese di tutto il mondo, mobilitate in questi giorni con le iniziative della 101.ma Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, ne sono una testimonianza evidente. Sull'importanza di questo aspetto si sofferma, al microfono di Fabio Colagrande, il presidente della Federazione delle Chiese evangeliche, Domenico Maselli, firmatario del messaggio di presentazione della Settimana di preghiera insieme con l’arcivescovo ortodosso, Gennadios Zervos, e con mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni-Narni-Amelia e presidente della Commissione Ecumenismo e dialogo della Conferenza episcopale italiana:


R. - In un primo momento, è sembrato che fossero i vertici a spingere il movimento ecumenico: in realtà, nel momento in cui i vertici fanno un leggero passo di stasi, o passo indietro, c’è la spinta dei cristiani di base. Secondo me, una delle vere radici dell’attuale movimento ecumenico è stata la testimonianza data dai cristiani, anche insieme agli ebrei, nei lager nazisti. E’ lì che martiri cattolici e protestanti hanno sentito di essere la stessa cosa, e non hanno potuto che confessare lo stesso Signore. E questa è la base della nostra fede e del nostro essere comune.
 
D. - Professor Maselli, nel messaggio che accompagna il tema della Settimana di preghiera si legge che “anche oggi il mondo cerca unità, ma in questa direzione i cristiani hanno una sola arma: quella della preghiera”…
 
R. - Questa è la nostra arma. Ho sentito recentemente qualcuno dire che noi siamo come il popolo di Israele, e in modo particolare come Mosè che - desiderando andare nella Terra promessa - si dovette accontentare di vederla da lontano, dal Monte Nebo. Ecco, io penso che siamo sul Monte Nebo e che in questo momento dobbiamo capire che il mondo non ha altre speranze che i valori del cristianesimo e che non sia il ritorno del Signore. E in questo momento di grande crisi, non possiamo che offrire perlomeno lo spirito della nostra unità crisiana.
 
D. - Il cardinale Kasper ha affermato che le differenze profonde esistenti con le altre confessioni cristiane sono state identificate e che dunque si può proseguire verso la souzione dei problemi ancora aperti. E’ una visione che condivide?
 
R. - Sì, lo condivido pienamente. Credo che l’unica cosa che non dobbiamo davvero fare sono azioni di poco conto e mentirci. Innanzitutto, perché la menzogna parte dal maligno e la sincerità è la caratteristica dei figli di Dio. Ma questa sincerità ci deve portare sinceramente a poterci abbracciare e a potere, anche quando non siamo d’accordo su tutto, lavorare insieme e pregare insieme e leggere la Bibbia insieme.(Montaggio a cura di Maria Brigini)

 

Fonte:Radio Vaticana

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22/01/2009 16.26.23



Le celebrazioni ecumeniche nella Basilica di San Paolo nella Settimana di preghiera per l'unità






L’arcivescovo Gennadios metropolita per l’Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, il vescovo Siluan della diocesi d’Italia del Patriarcato romeno ortodosso, il rev. David Richardson della Chiesa anglicana, rappresentanti del Patriarcato russo ortodosso, luterani ed evangelici, sono alcune delle personalità che converranno domenica prossima nella Basilica di San Paolo fuori le Mura alla celebrazione dei secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo presieduti dal Santo Padre Benedetto XVI, a chiusura della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani. Settimana che in questo Anno Paolino è caratterizzata nella Basilica da un particolare coinvolgimento dei pellegrini a tutte le celebrazioni liturgiche pomeridiane, Messe e Vespri, curate dai Monaci benedettini della contigua Abbazia. Viene intensificata, ha detto il loro Abate padre Edmund Power, la preghiera “di adesione alla richiesta di Gesù, ut unum sint ". Domenica 18 gennaio a presiedere la Messa e i Vespri è stato l’arcivescovo Renato Boccardo, segretario generale del Governatorato della Città del Vaticano. Mercoledì 21, sono stati coinvolti nelle celebrazioni sacerdoti e seminaristi del Collegio Beda di Roma; oggi concelebra don Cesare Cotemme, padre maestro dei Giuseppini del Murialdo di Roma; domani è assicurata la presenza della comunità luterana svedese di Roma. Sabato 24, i premi Vespri e la Messa prefestiva della solennità della Conversione di San Paolo saranno presieduti dall’abate padre Edmund Power con sacerdoti, seminaristi e religiose del Santuario della Madonna del Divino Amore, dei Missionari Comboniani e della Famiglia Paolina di Roma. Domenica 25 la celebrazione della Messa solenne per l’unità dei cristiani, in programma alle 10,30, sarà presieduta dall’arciprete della Basilica, cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. Nel pomeriggio, alle 17,30, i Vespri solenni presieduti da Papa Benedetto XVI. Fra i pellegrinaggi più significativi degli ultimi giorni nella Basilica quello di un gruppo di fedeli di Malta, chiesa orgogliosa delle sue origini paoline, guidato dall’arcivescovo Paul Cremona. Dopo la celebrazione dell’Eucaristia, ha presieduto una speciale preghiera accanto al Sepolcro dell’Apostolo ed è stato salutato dal cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo che gli ha espresso compiacimento per le molteplici celebrazioni dell’Anno Paolino avvenute e per le numerose altre in programma nei prossimi mesi di cui è stato informato; alcune vedranno il coinvolgimento di migliaia di giovani. (A cura di Graziano Motta)

Fonte:Radio Vaticana

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QUINTO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte alla discriminazione e al pregiudizio sociale


Isaia 58, 6-12 Non abbandonare il proprio simile
Salmo 133(132), 1-4 Come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme
Galati 3, 26-29 Uniti a Gesù Cristo tutti voi siete diventati un solo uomo
Luca 18, 9-14 Per alcuni che si ritenevano giusti


Commento:
 

    All’inizio, gli esseri umani creati ad immagine di Dio erano uno nelle sue mani. Quando il peccato, però, è entrato nel cuore degli uomini e delle donne, abbiamo alimentato ogni genere di pregiudizio; l’identità etnica o anche il solo fatto di essere maschio o femmina può essere motivo di discriminazione. In altri luoghi ancora può essere il fatto di essere disabili, o di aderire ad una particolare religione a causare l’emarginazione. Tutti questi fattori discriminatori sono disumanizzanti, fonte di conflitto e di grande sofferenza.

    Nel suo ministero terreno, Gesù si è mostrato particolarmente sensibile verso la parità di uomo e donna come esseri umani. Egli continuamente ha denunciato la discriminazione in ogni sua forma, così come l’orgoglio che ne derivava. I giusti non sempre sono quelli che potremmo immaginare. Il disprezzo non ha posto nel cuore dei fedeli.

    Il salmo 133 paragona la gioia di una vita condivisa con le sorelle e i fratelli, alla bontà dell’olio prezioso o alla rugiada del Monte Ermon. Ci viene dato di gustare questa gioia con le nostre sorelle e i nostri fratelli ogni volta che ci liberiamo da questi pregiudizi confessionali nei nostri incontri ecumenici.

    Il ristabilimento dell’unità di tutto il genere umano è missione comune a tutti i cristiani. Insieme essi devono opporsi a ogni discriminazione. È anche la loro speranza comune, perché tutti sono uno in Cristo e non vi è più Giudeo o Greco, schiavo o libero, uomo o donna.


Preghiera:
O Signore, aiutaci a riconoscere la discriminazione
e l’emarginazione che reca danno alla società;
dirigi il nostro sguardo e aiutaci a riconoscere i nostri pregiudizi.
Insegnaci a bandire ogni disprezzo
e a gustare la gioia di vivere insieme in unità. Amen.

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QUARTO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte alla crisi ecologica


Genesi 1, 31 - 2, 3 E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era davvero molto bello
Salmo 148, 1-5 A un suo comando foste creati
Romani 8, 18-23 La distruzione della creazione
Matteo 13, 31-32 Il più piccolo di tutti i semi


Commento:
 

    Dio creò il nostro mondo con saggezza ed amore, e quando ebbe finito la grande opera della creazione, vide che era cosa buona.

    Oggi, tuttavia, il mondo si trova ad affrontare una seria crisi ecologica. La terra soffre per il riscaldamento globale come conseguenza del nostro eccessivo consumo di energia. L’estensione delle foreste nel nostro pianeta è diminuita del 50% negli ultimi quaranta anni, mentre i deserti si stanno espandendo sempre più velocemente; ¾ della vita dell’oceano è già sparita. Ogni giorno più di cento specie viventi muoiono, e questa perdita di bio-diversità è una seria minaccia per l’umanità stessa. Possiamo affermare, assieme all’apostolo Paolo, che la creazione è stata consegnata al potere della distruzione, e geme come nelle doglie del parto.

    Non possiamo negare che gli esseri umani abbiano una pesante responsabilità nella distruzione ambientale. La loro sfrenata avidità porta l’ombra della morte su tutta la creazione.

    Insieme i cristiani devono fare il massimo possibile per salvare il creato. Davanti all’immensità di questo compito, essi devono unire i loro sforzi. Solo insieme possono proteggere l’opera del creatore. È impossibile ignorare la centralità che gli elementi naturali rivestono nelle parabole e negli insegnamenti di Gesù. Cristo mostra grande rispetto anche per il più piccolo seme. Riaffermando la visione biblica della creazione, i cristiani possono contribuire con un’unica voce all’attuale riflessione sul futuro del pianeta.


Preghiera:
O Dio nostro creatore,
il mondo è stato creato dalla tua parola e Tu vedesti che era buono,
ma oggi noi stiamo diffondendo morte e distruzione nell’ambiente.
Concedici il pentimento per la nostra avidità,
aiutaci a rispettare tutto ciò che Tu hai fatto.
Insieme, desideriamo proteggere la tua creazione. Amen.

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TERZO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte all’ingiustizia economica e alla povertà


Levitico 25, 8-14 Il giubileo che libera
Salmo 146(145), 1-10 Il Signore difende la causa dei perseguitati
1 Timoteo 6, 9-10 L’amore dei soldi è la radice di tutti i mali
Luca 4, 16-21 Gesù e il giubileo come liberazione


Commento:
 

    Noi preghiamo per l’avvento del regno di Dio. Attendiamo un mondo dove le persone non muoiano precocemente a causa della povertà, mentre il sistema economico del mondo di oggi aggrava la situazione dei poveri e accentua l’iniquità sociale.

    Oggi la comunità mondiale deve far fronte alla crescente precarietà nel lavoro e alle sue conseguenze. L’idolatria del mercato e del profitto, come la brama di denaro secondo l’autore della lettera a Timoteo, appare come “la radice di tutti i mali”. Che cosa possono e devono fare le chiese in questo contesto? Guardiamo al tema biblico del giubileo che Gesù evoca per definire il suo ministero.

    Secondo il testo del Levitico, durante il giubileo doveva essere proclamata la liberazione; gli immigrati per motivi economici potevano tornare alle loro case e alle loro famiglie; se qualcuno aveva perso i proprio beni, avrebbe potuto vivere modestamente come residente straniero. I soldi non potevano essere prestati per interesse, né il cibo dato per guadagno.

    Il giubileo implicava un’etica della comunità, la liberazione dei prigionieri e il loro ritorno a casa, il ristabilimento dei diritti finanziari e la cancellazione dei debiti. Per le vittime di strutture sociali ingiuste, ciò significava il ristabilimento della legge e dei loro mezzi di sussistenza.

    Al contrario, la logica del mondo di oggi, in cui l’“avere più denaro” è visto come il più alto valore e il fine della vita, può solo portare morte. Come chiese siamo chiamate a contrapporci a tutto ciò, vivendo insieme nello spirito del giubileo biblico, seguendo Cristo, e proclamando questo evangelo. Nella misura in cui i cristiani sperimentano la guarigione delle loro divisioni, essi divengono più sensibili alle altre divisioni che feriscono l’umanità e la creazione.


Preghiera:
O Dio di giustizia,
in questo mondo ci sono luoghi che sovrabbondano di ogni bene,
ed altri dove manca il necessario, e sono molti gli affamati e i malati.
O Dio di pace,
ci sono molti in questo mondo che traggono profitto dalla violenza e dalla guerra,
e altri che a causa della guerra e della violenza sono costretti a lasciare le loro case, esuli.
O Dio di compassione,
aiutaci a comprendere che non possiamo vivere solo per la ricchezza,
ma che possiamo vivere per la parola di Dio;
aiutaci a comprendere che non possiamo ottenere l’autentica vita e la vera prosperità,
eccetto che nell’amore per Dio e nell’obbedienza ai suoi insegnamenti.
Ti preghiamo nel nome di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

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SECONDO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
I cristiani di fronte alla guerra e alla violenza


Isaia 2, 1-4 Cesseranno di prepararsi alla guerra
Salmo 74(73), 18-23 Non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri
1 Pietro 2, 21-25 Le sue ferite sono state la vostra guarigione
Matteo 5, 38-48 Pregate per quelli che vi perseguitano


Commento:
 

    La guerra e la violenza sono ancora i maggiori ostacoli a quell’unità voluta da Dio per l’umanità. Dopotutto, la guerra e la violenza sono il risultato di una divisione non sanata, che esiste in noi stessi, e dell’arroganza umana che impedisce di ritrovare il reale fondamento della nostra esistenza.

    I cristiani della Corea desiderano ardentemente mettere fine a più di cinquanta anni di separazione fra la Corea del Nord e la Corea del Sud, e vedere la pace consolidata nel mondo. La precarietà che prevale nella penisola coreana non solo rappresenta il dolore dell’unica nazione al mondo ancora divisa, ma simboleggia anche i meccanismi della divisione, dell’ostilità e della vendetta che affliggono l’umanità.

    Come si può mettere fine a questa spirale di guerra e di violenza? Gesù ci mostra la forza che può fermare il circolo vizioso della violenza e dell’ingiustizia anche nella più brutale delle situazioni. Ai suoi discepoli, che rispondono alla violenza e reagiscono secondo la logica del mondo, paradossalmente, Egli insegna la rinuncia alla violenza (cfr. Mt 26, 51-52).

    Gesù svela la verità sulla violenza umana. Fedele al Padre, Egli muore sulla croce per salvarci dal peccato e dalla morte. La croce rivela il paradosso e il conflitto inerenti a Gesù fattosi uomo. La morte violenta di Gesù marca l’inizio di una nuova creazione, che inchioda il peccato umano, la violenza e la guerra proprio a quella croce.

    Gesù Cristo insegna una non violenza basata non sul semplice umanitarismo; insegna il ristabilimento della creazione di Dio, la speranza e la fede nella venuta finale dei nuovi cieli e della nuova terra. Questa speranza, fondata sulla vittoria finale di Gesù sulla morte, ci incoraggia a perseverare nella ricerca dell’unità dei cristiani, per contrastare più efficacemente ogni forma di guerra e di violenza.


Preghiera:
O Signore, che hai dato te stesso sulla croce per l’unità del genere umano,
ti offriamo la nostra natura umana deturpata dall’egoismo,
dall’arroganza, dalla vanità e dal risentimento.
O Signore, non abbandonare gli oppressi
che soffrono per le tante forme di violenza, di avversione e di odio,
vittime di erronee credenze e ideologie di conflitto.
O Signore, nella tua compassione tendici la mano,
e prenditi cura del tuo popolo,
cosicché possiamo gustare pienamente la pace e la gioia, nell’ordine della tua creazione.
O Signore, fa’ che tutti i cristiani possano operare insieme
per portare la tua giustizia nel mondo.
Dacci il coraggio di aiutare il nostro prossimo a portare la croce,
invece che mettere la nostra sulle loro spalle.
Signore, insegnaci la saggezza di trattare i nostri nemici con amore,
invece che con odio. Amen.

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PRIMO GIORNO
“Essere riuniti nella tua mano”
Le comunità cristiane di fronte a vecchie e nuove divisioni


Ezechiele 37, 15-19.22-24a Uno nella tua mano
Salmo 103(102), 8-13 (o 8-18) Il Signore è bontà e misericordia; è paziente, costante nell’amore
1 Corinzi 3, 3-7.21-23 Le vostre discordie e le vostre divisioni [...] voi invece appartenete a Cristo
Giovanni 17, 17-21 Fa’ che siano tutti una cosa sola [...] così il mondo crederà


Commento:
 

    I cristiani sono chiamati ad essere strumenti dell’amore costante e riconciliatore di Dio, in un mondo segnato da vari tipi di separazione e alienazione. Essendo battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e professando l’unica fede nel Cristo crocefisso e risorto, siamo un popolo che appartiene a Cristo, un popolo inviato ad essere il corpo di Cristo nel e per il mondo. Cristo ha pregato per i suoi discepoli: che possano essere una cosa sola, cosicché il mondo possa credere.

    Le divisioni fra noi cristiani su contenuti fondamentali della fede e del discepolato feriscono gravemente la nostra capacità di testimonianza di fronte al mondo. In Corea, come in molte altre nazioni, il messaggio cristiano è stato portato da voci in conflitto, che annunciavano una discordante proclamazione dell’evangelo. Vi è la tentazione di vedere le attuali divisioni e i conflitti che le accompagnano come un’eredità naturale della nostra storia cristiana, piuttosto che come una contraddizione interna dell’annuncio che Dio Padre ha riconciliato il mondo in Cristo.

    La visione di Ezechiele dei due bastoni, su cui sono scritti i nomi delle tribù divise dell’antico Israele, e che diventano un solo regno nella mano di Dio, è un’immagine vigorosa della potenza di Dio nel portare la riconciliazione, nel realizzare ciò che un popolo radicato nella divisione non può realizzare. Si tratta di una immagine altamente evocativa per i cristiani divisi, che prefigura la sorgente della riconciliazione che si trova al cuore stesso della proclamazione cristiana. Sui due pezzi di legno che formano la croce di Cristo, il Signore della storia prende su di sé le ferite e le divisioni dell’umanità. Nella totalità del dono di se stesso sulla croce, Gesù tiene unito il peccato umano con l’amore misericordioso e redentivo di Dio. Essere cristiani significa essere battezzati in questa morte, nella quale il Signore, per la sua misericordia senza limiti, incide sul legno della croce i nomi dell’umanità ferita, tenendo noi tutti stretti a lui e ricostituendo la nostra relazione con Dio e fra noi.

    L’unità dei cristiani è una comunione fondata nella nostra appartenenza a Cristo, a Dio. Nel convertirci sempre più a Cristo, veniamo riconciliati dalla potenza dello Spirito Santo. La preghiera per l’unità dei cristiani è un riconoscimento della nostra fede in Dio, una totale apertura di noi stessi allo Spirito. Assieme agli altri nostri intenti per l’unità - il dialogo, la testimonianza comune e la missione - la preghiera è uno strumento privilegiato attraverso cui lo Spirito Santo rende la riconciliazione in Cristo visibilmente manifesta al mondo che Cristo stesso è venuto a salvare.


Preghiera:

Dio Padre compassionevole,
Tu ci hai amato e perdonato in Cristo,
e hai voluto, in quell’amore redentivo, perdonare l’intera umanità.
Guarda con benevolenza a noi
che lavoriamo e preghiamo per l’unità delle comunità cristiane divise.
Donaci l’esperienza di essere fratelli e sorelle nel tuo amore,
affinché noi possiamo essere uno, uno nella tua mano. Amen.

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