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RELIGIONE, EVANGELICI. Eccidio nello Yemen: Scuola Biblica in Germania piange la morte di due studentesse

Lemgo, Germania - Due delle tre donne sequestrate ed uccise nello Yemen studiavano teologia alla Brake Bible School, Germania, (foto d'archivio) un college cristiano-evangelico. Si trovavano nel paese della penisola araba come tirocinanti come richiesto dal programma di formazione (esperienza pratica presso un'associazione umanitaria).

Anita G e Rita S erano al terzo anno dei loro studi. Il loro desiderio era lavorare con i poveri. La Worldwide Services, un'associazione umanitaria olandese, le aveva offerto loro un posto nel loro ospedale nello Yemen. foto ap yemen

[Nella foto AP, Soldati yemeniti ed operatori sanitari trasportano uno dei tre corpi senza vita a San'a, martedì 16 giugno. I corpi mutilati delle due studentesse evangeliche tedesche e della missionaria sudocoreana erano stati trovati da alcuni pastori] 

La Brake Bible School è stata fondata nel 1959 ed era conosciuta come il "Moody Bible Institute della Germania", dal nome del famoso evangelista americano. 

La convinzione diffusa è che le donne siano state uccise da fondamentalisti islamici che ritengono che il cristianesimo debba rimanere fuori dalla penisola Araba.

Fonte:www.icn-news.com

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Ecumenismo. Il Consiglio ecumenico delle chiese compie 60 anni
EUROPA, 08:20:00

2008-02-15 ROMA 

Le celebrazioni a Ginevra, domenica 17 febbraio, con il motto "Fare la differenza insieme"

 (NEV) Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), il più grande organismo ecumenico del mondo, compie 60 anni dalla sua fondazione, avvenuta ad Amsterdam (Paesi Bassi) nel 1948 (vedi scheda in questo numero). La ricorrenza sarà celebrata dal Comitato centrale del CEC, riunirito a Ginevra (Svizzera) da oggi al 20 febbraio. Un culto ecumenico del sessantenario sarà celebrato domenica 17 febbraio presso la Cattedrale riformata di St. Pierre, con la predicazione del patriarca ecumenico Bartolomeo I.

"Come sottolinea il tema della celebrazione - ha affermato Sara Speicher, ex coordinatrice delle informazioni del CEC -, ‘Fare la differenza insieme' non è l'anniversario di un'istituzione, ma una comunione, un movimento e una visione. Sei decenni fa ad Amsterdam i partecipanti hanno confessato: ‘Siamo divisi gli uni dagli altri non solo sulle questioni di fede, costituzione e tradizione, ma anche dall'orgoglio di nazione, classe e razza'. Questa realtà persiste, ma persiste anche la visione ecumenica". E ha aggiunto: "Il CEC non sta solo festeggiando un compleanno, ma l'impegno visibile e fattibile delle chiese".

Il sessantenario è anche un'occasione di riflessione e dibattito sul ruolo del CEC oggi. Secondo il vescovo Martin Hein della Chiesa evangelica tedesca (EKD), membro del Comitato centrale del CEC, l'organismo sembra avere ormai perso la sua voce forte, dopo aver svolto un ruolo importante nello scenario mondiale degli anni ‘70 e ‘80, particolarmente nella lotta contro l'apartheid in Sudafrica e nel tentativo di riconciliare l'Europa divisa dalla guerra fredda. "Il CEC continua ad avere un compito politico - ha dichiarato Hein - ma a volte si ha l'impressione che gli manchi un grande obiettivo comune". In risposta alle dichiarazioni di Hein, il portavoce del CEC Mark Beach ha affermato: "A 60 anni tutte le organizzazioni devono attraversare un processo di revisione. Il CEC deve ascoltare le proprie chiese-membro e lo farà".


Fonte:http://www.icn-news.com

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OTTAVO GIORNO

Pregate perché siano tutti una cosa sola
“Vivete in pace” (1 Ts 5, 13b)


Isaia 11, 6-13 Lupi e agnelli vivranno insieme e in pace
Salmo 122(121) Pace entro le tue mura
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Vivete in pace tra voi
Giovanni 17, 6-24 Che siano tutti una cosa sola

 

Commento:
 

   

Il desiderio di Dio per noi uomini è che viviamo in pace gli uni con gli altri. Questa pace non è solo assenza di guerra o di conflitto; la shalom che Dio desidera è quella che nasce da un’umanità riconciliata, da una famiglia umana che partecipa e incarna la pace che solo Dio può dare. L’immagine di Isaia del lupo che vive con l’agnello, del leopardo che si sdraia con il capretto offre una visione immaginativa del futuro che Dio desidera per noi. Questa shalom non è qualcosa che possiamo creare noi: siamo chiamati ad essere strumenti della pace di Dio, artefici dell’opera riconciliatrice di Dio. La pace, come l’unità, è un dono e una chiamata.

    L’appello di Gesù all’unità dei suoi discepoli non ha preso la forma di un comandamento o di una richiesta, ha preso la forma di una preghiera, parole innalzate al Padre la notte prima che Gesù fosse messo a morte. È una preghiera che sale dal profondo del suo cuore e della sua missione, mentre prepara i suoi discepoli per tutto ciò che dovrà ancora venire: Padre che essi siano una cosa sola.

    Segniamo, quest’anno, il centenario dell’Ottavario/Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: mentre celebriamo questa ricorrenza nel contesto del desiderio ardente, delle preghiere, e iniziative per l’unità dei cristiani attraverso i secoli, dobbiamo valutare attentamente dove ci troviamo in questo pellegrinaggio guidato dallo Spirito. È il tempo per rendere lode di tutti i risultati ottenuti grazie alla preghiera. In molti luoghi l’ostilità e l’incomprensione hanno lasciato il posto al rispetto e all’amicizia fra cristiani e comunità cristiane. I cristiani che si sono radunati insieme per pregare per l’unità si sono spesso uniti in atti di testimonianza comune al vangelo, e hanno lavorato congiuntamente nel servire coloro che erano in grande necessità. Il dialogo ha aiutato a costruire ponti di comprensione e ha portato alla risoluzione di alcune differenze dottrinali che ci avevano separato.

    È certamente anche un tempo di ravvedimento, perché nelle nostre divisioni noi sentiamo la preghiera di Gesù per l’unità come un monito, e meditiamo sull’imperativo di Paolo ad essere in pace fra noi. Ai nostri giorni i cristiani sono pubblicamente divisi su molti temi: oltre alle continue differenze dottrinali, di sempre, siamo spesso in contrasto su questioni morali ed etiche, sui temi della guerra e della pace, su aree in cui viene chiamata in gioco la testimonianza comune. Divisi internamente e in conflitto gli uni con gli altri, veniamo meno alla chiamata ad essere segni e strumenti dell’unità e della pace voluta da Dio.

    Che cosa dunque dovremmo dire? Vi è motivo per rallegrarsi, e motivo per dolersi. È un momento in cui rendere grazie per coloro che nelle passate generazioni hanno speso tutta la loro vita generosamente a servizio della riconciliazione, ed è un momento per impegnarsi nuovamente ad essere artefici dell’unità e della pace che Cristo desidera. E, infine, è un momento per considerare nuovamente che cosa significhi pregare sempre, attraverso le parole e le opere, attraverso la vita delle nostre chiese.



Preghiera:

O Signore,

rendici una cosa sola: uno nelle nostre parole,

affinché un’unica preghiera devota possa elevarsi a

 te;

uno nel nostro desiderio e nella nostra ricerca di

giustizia,

uno nell’amore a servizio dei più piccoli delle

sorelle e dei fratelli,

uno nel desiderio del tuo volto.

O Signore, rendici uno in te. Amen.


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SETTIMO GIORNO

Pregate per le vostre necessità
“Aiutate i deboli” (1 Ts 5, 14)



1 Samuele 1, 9-20 Anna prega per avere un figlio
Salmo 86(85) Non respingere la mia supplica
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Vi raccomando [...] aiutate i deboli
Luca 11, 5-13 Chiedete e riceverete!

Commento:
 

    Incapace di avere figli, e perciò in grande avvilimento, Anna pregò Dio di concederle un figlio, e al tempo opportuno, le sue preghiere furono esaudite e nacque Samuele (che significa L’ho domandato al Signore). Nel vangelo di Luca leggiamo che Gesù stesso ci dice “chiedete e riceverete”, e così quando siamo nella necessità, ci volgiamo a Dio in preghiera. La risposta può non essere ciò che noi attendevamo, ma Dio risponde sempre.

    La potenza della preghiera è immensa, soprattutto quando è unita al servizio. Dai vangeli sappiamo che Dio vuole che noi ci amiamo e ci serviamo gli uni gli altri. Nella Lettera di Paolo ai Tessalonicesi il tema del servizio è preso come un imperativo: “aiutate i deboli”. Non troviamo impossibile rispondere ecumenicamente, in modo concreto, alla debolezza o allo sconforto delle persone; chiese di diverse confessioni spesso lavorano mano nella mano. Ciononostante, la loro testimonianza in alcune situazioni è seriamente indebolita dalle divisioni. Persino nella preghiera, talvolta, siamo diffidenti verso forme di orazione diverse dalle nostre: le preghiere cattoliche che sono elevate a Dio mediante l’intercessione dei santi o di Maria, madre di Gesù; le preghiere liturgiche ortodosse, le preghiere pentecostali, le preghiere protestanti spontanee, che si rivolgono a Dio in modo diretto, utilizzando un linguaggio di tutti i giorni.

    Vi sono segni positivi, tuttavia, di una nuova considerazione delle diverse forme di preghiera. All’interno delle chiese americane, l’esperienza del rinnovamento pentecostale ha condotto anche ad un grande apprezzamento circa la potenza della preghiera e, parimenti, i Pentecostali hanno cominciato a sentirsi più a loro agio nel Movimento ecumenico. La riflessione con le Chiese ortodosse e il Consiglio ecumenico delle chiese ha portato ad un maggiore reciproco apprezzamento delle forme di preghiera delle diverse tradizioni.

    Senza dubbio, la fiducia nel potere della preghiera è comune a tutte le nostre tradizioni e costituisce un ricco potenziale per far avanzare la causa dell’unità, una volta che noi saremo in grado di comprendere e superare le difficoltà. Dovremmo sostenere con la preghiera i dialoghi volti a identificare e indirizzare le differenze fra le nostre chiese, che ci trattengono dal condividere insieme la mensa del Signore. L’essere insieme nella preghiera di rendimento di grazie permetterebbe di progredire più speditamente lungo la strada dell’unità.



Preghiera:

O Signore,
 
aiutaci ad essere veramente uno nella preghiera

per la guarigione del mondo,

per rimarginare le ferite nelle nostre chiese, e in noi stessi.

Fa’ che mai dubitiamo che Tu ci ascolti e ci esaudisci

nel nome di Gesù. Amen.



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SESTO GIORNO

Pregate sempre per la grazia di lavorare con Dio
“Siate sempre lieti. Pregate continuamente” (1 Ts 5, 16-17)


2 Samuele 7, 18-29 Davide ringrazia il Signore
Salmo 86(85) Tendi l’orecchio, Signore!
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Siate sempre lieti
Luca 10, 1-24 Gesù manda altri settantadue discepoli


Commento:
 

    Nella preghiera noi accordiamo la nostra volontà alla volontà di Dio e così partecipiamo al raggiungimento del suo proposito. Abbiamo bisogno che lo Spirito Santo cambi i nostri cuori di credenti, cosicché possiamo avere la grazia di lavorare per Dio e di diventare parte della sua missione e del suo disegno di unità. Preghiamo per questo con costanza, consapevoli che “gli operai sono pochi”. In molti incontri ecumenici, e particolarmente durante il Workshop per l’unità dei cristiani che si tiene annualmente negli Stati Uniti, si è riconosciuto che se si vuole assicurare al Movimento ecumenico uno sviluppo prospero oggi e un futuro, si deve coinvolgere un numero maggiore di giovani. Abbiamo bisogno di numerosi lavoratori che sperimentino la gioia di pregare per essere a parte dell’opera di Dio.

    Le letture del secondo giorno, ci svelano che cosa significhi lavorare per amore del vangelo. Davide, sorpreso dal fatto di poter aver parte nel piano di costruzione del magnifico tempio per il Signore, chiede: “O Dio, com’è possibile che tu abiti sulla terra?” (1 Re 8, 27) e poi conclude: “Benedici la mia dinastia perché duri per sempre davanti a te”.

    Il salmista prega “Insegnami, Signore, la via da seguire: voglio esserti sempre fedele. Fammi avere questo solo desiderio: rispettare la tua volontà. Signore, mio Dio, ti loderò con tutto il cuore, sempre dirò che il tuo nome è glorioso”.

    Nell’inviare i settantadue discepoli, Gesù conferma che attraverso loro, e quanti crederanno in lui per la loro predicazione, la sua pace e il lieto annunzio che “il regno di Dio ora è vicino a voi!” saranno proclamati in tutto il mondo. Dopo il loro gioioso ritorno, nonostante siano stati respinti, Gesù si rallegra del successo nell’aver sottomesso gli spiriti cattivi nel suo nome: il messaggio è di non arrendersi, mai.

    La volontà di Dio è che il suo popolo sia uno. Come i cristiani a Tessalonica, anche noi siamo chiamati con impellenza a “rallegrarci sempre” e “pregare continuamente”, credendo che se cooperiamo senza riserve con Dio, il suo decreto e la sua volontà saranno realizzati.


Preghiera:

O Signore Dio,

nella perfetta unità del tuo essere,

mantieni i nostri cuori ferventi di desiderio

e di speranza per l’unità,

perché non cessiamo mai di lavorare per amore del tuo
 
vangelo.

Ti chiediamo questo per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

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QUINTO GIORNO


Pregate costantemente con cuore paziente

“Siate pazienti con tutti” (1 Ts 5, 14)


Esodo 17, 1-4 Perché?
Salmo 1 Darà frutto a suo tempo
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Siate pazienti con tutti
Luca 18, 9-14 Una preghiera umile

 

Commento:
 

   

Non possiamo essere conniventi con la divisione fra cristiani e, anzi, siamo giustamente impazienti su quando arriverà il giorno della nostra riconciliazione. Ma dobbiamo anche essere consapevoli che lo sforzo ecumenico non è sostenuto dappertutto con la stessa intensità. Alcuni procedono con passi da gigante, altri procedono più lentamente. Come ci esorta Paolo, dobbiamo essere pazienti con tutti.

    Come il fariseo della preghiera, anche noi possiamo facilmente porci dinnanzi a Dio con l’arroganza di chi fa tutto per bene: “io non sono come gli altri uomini”. Se a volte siamo tentati di denunciare la lentezza o la troppa rapidità dei membri della nostra chiesa, o di quella dei nostri partner nel dialogo ecumenico, l’invito ad essere pazienti risuona come un importante e puntuale richiamo.

    Talvolta è verso Dio che mostriamo la nostra impazienza. Come il popolo nel deserto, talvolta lo contestiamo: Perché dobbiamo continuare questo doloroso viaggio, se non ha scopo? Rimaniamo fiduciosi. Dio risponde alle nostre preghiere secondo il suo modo e i suoi tempi. Egli creerà nuovi modi, che rispondano alle necessità di oggi, per portare i cristiani all’unità.



Preghiera:

O Signore,

rendici tuoi discepoli, attenti alla tua parola, giorno e notte.

Nel nostro viaggio verso l’unità,

donaci la speranza di raccogliere frutti, nel tempo dovuto.

Quando il pregiudizio e il sospetto sembrano dominare,

ti preghiamo di donarci l’umile pazienza necessaria per la

riconciliazione. Amen.

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QUARTO GIORNO


Pregate sempre per la giustizia

“Non vendicatevi contro chi vi fa del male, ma cercate sempre
di fare il bene tra voi e con tutti” (1 Ts 5, 15)



Esodo 3, 1-12 Dio ascolta il lamento degli Israeliti
Salmo 146(145) Il Signore [...] difende la causa dei perseguitati
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Non vendicatevi contro chi vi fa del male
Matteo 5, 38-42 Non vendicatevi contro chi vi fa del male

Commento:
 

   

Insieme, come popolo di Dio, siamo chiamati a pregare per la giustizia. Dio ascolta il grido degli oppressi, dei bisognosi, dell’orfano e della vedova. Dio è un Dio di giustizia e offre la risposta in Gesù Cristo, Suo Figlio, che ci ammonisce a lavorare insieme, in unità, nella pace e non con la violenza. Anche Paolo enfatizza questo con le parole: “Non vendicatevi contro chi vi fa del male, ma cercate sempre di fare il bene fra voi e con tutti”.

    I cristiani pregano incessantemente per la giustizia, perché ogni singola persona venga trattata con dignità e riceva ciò che gli è dovuto, secondo giustizia, in questo mondo. Negli Stati Uniti d’America, l’ingiustizia della schiavitù degli Africani è terminata solo con una sanguinosa guerra civile, seguita da un secolo di razzismo, suffragato anche dallo stato. Persino le chiese erano divise secondo il colore della pelle. Tristemente, il razzismo e altre forme di intolleranza, come la paura per lo straniero, sono ancora lente a scomparire nella vita americana.

    Eppure è stato attraverso gli sforzi delle chiese, soprattutto quelle afro-americane e i loro partner ecumenici, e massimamente attraverso la resistenza non violenta del Reverendo Dottor Martin Luther King, Jr., che i diritti civili furono custoditi come un tesoro di tutti nella vita americana. La sua ferma e profonda convinzione che solo l’amore ad imitazione di Cristo può realmente vincere l’odio e trasformare la società, continua ad ispirare i cristiani, e li attira a lavorare insieme per la giustizia. Il giorno della nascita di Martin Luther King è festa nazionale negli Stati Uniti. Ogni anno questo anniversario ricorre in prossimità della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

    Dio ascoltò e rispose al grido degli Israeliti. Dio continua ad ascoltare e rispondere oggi al pianto di quanti sono oppressi. Gesù ci ricorda che la giustizia di Dio è incarnata nella sua stessa volontà di sacrificare la propria natura, il proprio potere, il proprio prestigio e la sua stessa vita per portare al nostro mondo la giustizia e la riconciliazione, attraverso cui tutti gli esseri umani sono trattati da eguali in valore e dignità.

    Solo ascoltando e rispondendo al pianto degli oppressi possiamo camminare insieme nella strada verso l’unità. Questo si applica anche al Movimento ecumenico, laddove ci venga chiesto di andare “per due chilometri” oltre nella nostra disponibilità ad ascoltarci, ad abbandonare il proposito di vendetta, ad agire in carità.



Preghiera:


Signore Dio,

Tu hai creato l’umanità, maschio e femmina ad immagine divina.

Noi ti preghiamo continuamente, con un’unica mente e un unico
 cuore,

affinché coloro che sono affamati in questo mondo possano essere nutriti,

coloro che sono oppressi possano essere liberati,

che tutte le persone possano essere trattate con la stessa dignità,
 
e che noi possiamo essere tuoi strumenti nel rendere questo
 desiderio una realtà.

Te lo chiediamo nel nome di Gesù Cristo nostro Signore. Amen.


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TERZO GIORNO


Pregate incessantemente per la conversione dei cuori

“Rimproverate quelli che vivono male, incoraggiate i paurosi” (1 Ts 5, 14)


Giona 3, 1-10 Il pentimento di Ninive
Salmo 51(50), 10-17 Crea in me, o Dio, un cuore puro
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 Incoraggiate i paurosi
Marco 11, 15-17 Casa di preghiera


Commento:
 

    All’inizio e al cuore dell’iniziativa ecumenica si trova una pressante chiamata al pentimento e alla conversione. Qualche volta abbiamo bisogno di sapere come richiamarci vicendevolmente al nostro compito all’interno delle comunità cristiane, proprio come Paolo esorta nella Prima Epistola ai Tessalonicesi: se l’uno o l’altro causano divisioni, dovrebbero essere rimproverati; se alcuni hanno paura di ciò che una difficile riconciliazione potrebbe comportare, questi dovrebbero essere incoraggiati.

    Perché nascondere questo fatto? Se la divisione fra cristiani esiste, è anche per la mancanza di volontà di essere dediti al dialogo ecumenico e anche, semplicemente, alla preghiera per l’unità.

    La Bibbia ci racconta come Dio abbia mandato Giona per redarguire Ninive, e come l’intera città si sia ravveduta. Allo stesso modo, le comunità cristiane devono ascoltare la Parola di Dio e pentirsi. Nel corso dell’ultimo secolo non sono mancati profeti dell’unità che hanno reso i cristiani consapevoli della infedeltà manifesta nelle nostre divisioni e che hanno ricordato loro l’urgenza della riconciliazione.

    Nell’immagine vigorosa dell’intervento di Gesù nel Tempio, la chiamata alla riconciliazione cristiana può seriamente mettere in discussione la nostra limitata auto-comprensione. Anche noi abbiamo un grande bisogno di purificazione. Noi abbiamo bisogno di sapere come liberare il nostro cuore da tutto ciò che gli impedisce di diventare una vera casa di preghiera, interessata all’unità di tutti i popoli.



Preghiera:

O Signore,

Tu desideri la verità nel profondo del nostro animo;

nel segreto dei nostri cuori, Tu ci insegni la sapienza.

Ispiraci in qual modo incoraggiarci vicendevolmente lungo la

 strada per l’unità.

Rivelaci la conversione necessaria per la riconciliazione.

Dai a ciascuno di noi un cuore nuovo, autenticamente ecumenico.

Per questo ti preghiamo. Amen.

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SECONDO GIORNO


Pregate sempre, confidando solo in Dio

“In ogni circostanza ringraziate il Signore” (1 Ts 5, 18)


1 Re 18, 20-40 Il Signore è Dio! È Lui il vero Dio!
Salmo 23(22) Il Signore è il mio pastore
1 Tessalonicesi 5, 12a.13b-18 In ogni circostanza ringraziate il Signore
Giovanni 11, 17-44 Padre, ti ringrazio perché mi hai ascoltato

 

Commento:
 

   

La preghiera è radicata nella fiducia che Dio è potente e fedele. Dio solo è colui che tiene tutto nelle sue mani, il presente e il futuro. La sua parola è credibile e veritiera.

    La storia di Elia nel Primo Libro dei Re dimostra irrevocabilmente l’unicità di Dio. Elia rimprovera gli apostati che adorano Baal, il quale non risponde alle loro preghiere. Quando, invece, Elia prega l’unico Dio di Israele, la risposta è immediata e miracolosa. Avendo visto questo, il popolo converte nuovamente il proprio cuore a Dio. Il Salmo 33 è una intensa confessione di fiducia. Ritrae una persona che crede che Dio lo guidi e sia con lui anche nel buio e nelle situazioni di desolazione e oppressione.

    Possiamo trovare circostanze che possono essere difficili, persino turbolente. Possiamo avere momenti di disperazione e sconforto. A volte sentiamo che Dio è nascosto. Ma Egli non è assente. Egli manifesterà la sua potenza liberatrice nella battaglia umana. Perciò, rendiamogli grazie in ogni circostanza.

    La resurrezione di Lazzaro dai morti è una delle scene più drammatiche riportate nel vangelo di Giovanni. È la manifestazione della potenza di Cristo di sciogliere i legami della morte ed è un’anticipazione della nuova creazione. In presenza del popolo, Cristo prega a voce alta, ringraziando suo Padre per le opere portentose che farà. L’opera salvifica di Dio Padre si compie in Cristo, cosicché tutti crederanno.

    Il pellegrinaggio ecumenico è un modo per comprendere le meravigliose opere di Dio. Le comunità cristiane che sono state separate le une dalle altre si ritrovano. Esse scoprono la loro unità in Cristo e giungono a comprendere che sono, ciascuna, parte di una Chiesa e che hanno bisogno le une delle altre.

    La visione dell’unità può essere oscurata. Talvolta è minacciata dalla frustrazione e dalla tensione. Può sorgere il dubbio se noi cristiani siamo davvero chiamati a stare insieme. La nostra preghiera continua ci sostiene: guardiamo a Dio e confidiamo in lui. Confidiamo che Egli ancora opera in noi e ci condurrà verso la luce della sua vittoria. Il suo regno comincia con la nostra riconciliazione e con la progressiva unità.



Preghiera:


O Dio di tutta la creazione,

ascolta i tuoi figli che ti pregano.

Aiutaci a mantenere la fede e la fiducia in te.

Insegnaci a rendere grazie in ogni circostanza,

affidandoci alla tua misericordia.

Donaci verità e saggezza

cosicché la tua Chiesa possa sorgere a nuova vita nella comunione.

Tu solo sei la nostra speranza. Amen.

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Reciproco riconoscimento del battesimo



2008-01-12 Brasile

(NEV) - In occasione del venticinquennale del Consiglio delle chiese cristiane del Brasile (CONIC), le chiese anglicana, cattolica, luterana, presbiteriana e siro-ortodossa del paese latinoamericano hanno sottoscritto un documento sul reciproco riconoscimento del battesimo. "Accettiamo il battesimo come vincolo fondamentale dell'unità che ci è data dalla fede nello stesso Signore", hanno affermato le chiese firmatarie, sottolineando l'importanza della decisione. "Si tratta di un passo importante per il movimento ecumenico e per il lavoro che le nostre chiese compiono insieme, soprattutto nel campo sociale", ha commentato il pastore presbiteriano Gerson Antônio Urban. La firma del documento è avvenuta presso il monastero di Saŏ Bento, nella città di San Paolo, lo scorso 15 novembre.


 

Fonte:http://www.icn-news.com

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