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Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009



Introduzione alla Lectio del 1° giugno

Fr. Giacomo Bini ofm


Dalla Regola bollata (Cap 1)

Nel nome del Signore incomincia la vita dei frati minori

La regola e la vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità.

Frate Francesco promette obbedienza e ossequio al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori.


REGOLA DEI FRATI MINORI (Cap.1).


Francesco era zelantissimo per la vita comune e la Regola, e lasciò una particolare benedizione a quanti ne desideravano ardentemente l'osservanza.

Questa, ripeteva, è il libro della vita, speranza di salvezza, midollo del Vangelo, via della perfezione, chiave del Paradiso, patto di eterna alleanza. Voleva che tutti ne avessero il testo e la conoscessero molto bene, e ne facessero sempre oggetto di meditazione con l'uomo interiore, come sprone contro l'indolenza ed a memoria delle promesse giurate.

Insegnò ad averla sempre davanti agli occhi, come richiamo alla propria condotta, e, ciò che più importa, a morire con essa” (2Cel 208).


La vita dei Frati Minori inizia nel nome del Signore, consiste nel vivere il Vangelo come “forma vitae”, come Regola; siamo liberi da ogni dipendenza e radicalmente espropriati (voti), per appartenere esclusivamente al Signore, nella Chiesa e con la Chiesa.


La vita. La Regola nasce dunque dalla vita e si accompagnerà alla vita; non è solo un documento giuridico, né dovrà contrapporsi alla vita o escluderla, ma armonizzarsi con essa: l’una ha bisogno dell’altra; ma la priorità spetta alla vita. Trattandosi di vita evangelica, il vino nuovo dovrà periodicamente far scoppiare gli otri vecchi nei quali siamo talvolta tentati di travasarlo.


Frati Minori. Si tratta della vita evangelica, definita da Francesco con due termini che sono già un programma ben delineato: come “fratelli” e come “minori”! La Fraternità, come elemento essenziale (e non opzionale) dovrà accompagnare sempre la vocazione e la missione dei Frati. Siamo chiamati a vivere il Vangelo in fraternità, qualificata dalla “minorità”, situandoci tra gli ultimi, come ha fatto Gesù, facendo della propria vita un servizio, un dono gratuito, umile e universale. Il vivere dunque da poveri, per i poveri, con i poveri e come i poveri: è il nostro stato di vita, al quale siamo chiamati.


Inizio... Questa “avventura” inizia perché chiamati dal Signore e con gli occhi e il cuore orientati verso il Vangelo. E siccome la distanza tra il nostro comportamento quotidiano e il Vangelo è incolmabile, siamo invitati a ricominciare continuamente. E’ stata questa la raccomandazione di Francesco ai frati alla fine della sua vita.(cfr 1Cel 103).


Nel nome del Signore. Tutto viene da Lui: la vita, il coraggio di iniziare a camminare con Lui, il lavorare per la riconciliazione in vista di una fraternità sempre più universale perché tutti siamo figli dello stesso Padre, chiamati a metterci a servizio di tutti. Tutto è dono suo; abbiamo dunque la responsabilità di far “circolare” questo amore e farlo fruttificare,per restituirglielo senza appropriarci di nulla. La nostra vita dovrà essere una risposta a questo amore gratuito che si caratterizza per una “stabilità” nella fede e in ciò che “abbiamo fermamente promesso”(Rb 12).


Vivere il Vangelo. E’ il centro di tutto. Vivere il Vangelo nel suo insieme, ciò che Gesù ha detto e ciò che Gesù ha fatto, “sine glossa”, senza rimandi e senza ritocchi, soprattutto senza annacquarlo né strumentalizzarlo; vivere ancorati al Vangelo in un’attitudine contemplative e obbediente. E’ su questo “centro” che costruiremo la nostra vocazione, la nostra missione, la nostra identità, una identità “in via”, sempre in divenire e sempre confrontata con la Parola, e sempre “da ristrutturare”.


La Regola. La Regola è la “forma di vita evangelica”; è il Vangelo che prende “forma” nella misura in cui la nostra esistenza quotidiana si propone di “seguire le orme, l’umiltà, la povertà e gli insegnamenti del S. Vangelo”. “Seguire” significa che siamo disposti sempre a lasciare tutto per ancorarci all’unica sicurezza che è Gesù. La nostra vita sarà sempre un’itineranza evangelica, in fraternità e minorità, ispirata al Vangelo, modellata sul Vangelo e “ri-formata” sul Vangelo. La Regola e le Costituzioni dovranno sempre rimandare, guidare e orientare verso il Vangelo.


Nella Chiesa e con la Chiesa. Questa avventura evangelica ha sempre bisogno di mediazioni concrete: di una Fraternità organizzata e soprattutto della Chiesa. Queste mediazioni ci aiutano a non cadere in “personalismi pseudo-profetici” devianti, o in interpretazioni troppo soggettive della nostra “forma vitae”. Contemporaneamente tutte le mediazioni vanno sempre riferite al Vangelo, nostra fonte di ispirazione; vanno purificate e orientate secondo la radicalità evangelica alla quale siamo chiamati e ci siamo impegnati nella professione.

E’ molto significativo quanto avvenne al Capitolo delle stuoie, ed è narrato dallo Specchio di Perfezione. Alcuni frati,”sapienti e istruiti”, fecero pressione sul cardinale Ugolino perché Francesco si lasciasse convincere a dar loro una Regola sullo stile di quelle già esistenti, “al fine di condurre una vita religiosa ben ordinata”.

Francesco, a queste insinuazioni, senza dilungarsi in troppe spiegazioni, “prese per mano (il Cardinale) e lo condusse tra i frati riuniti a Capitolo, e così parlò ad essi in fervore e forza di Spirito Santo: Fratelli miei, fratelli miei! Il Signore mi ha chiamato per la via della semplicità e dell’umiltà, e questa via mostrò a me nella verità per me e per quelli che intendono credermi e imitarmi. Di conseguenza non voglio che mi nominiate nessuna Regola né di S. Benedetto, né di S. Agostino, né di S. Bernardo, né alcun’altra via e forma di vita, se non quella che dal Signore mi è stata misericordiosamente mostrata e donata. Il Signore mi ha detto che dovevo essere come un novello pazzo in questo mondo, e non ci ha voluto condurre per altra via che quella di questa scienza... Dio vi confonderà per mezzo della vostra scienza e sapienza” (Spec 68).

In questo testo Francesco ristabilisce chiaramente la gerarchia dei valori di fronte alla tentazione, sempre presente nella storia, del potere, dell’apparenza, dell’efficienza, del numero... Tutte le mediazioni umane che contano e che nella logica del mondo tendono a farsi valere vanno purificate e sottomesse alla logica del Vangelo, alla sequela di Gesù umile e povero. Questa tensione non va esasperata, ma riconciliata. Francesco non vuol separarsi dai Fratelli e lo dice chiaramente al Capitolo; non vuol separarsi dalla Chiesa e prende per mano il Cardinale (la Chiesa!) per riportare tutto e tutti verso la priorità del Vangelo, su cui anche la Chiesa deve sempre confrontarsi; e questo anche con l’aiuto dei Frati Minori! Si tratta della dimensione provocativa e profetica tipica della vita religiosa, tipica della nostra vita.

 

 


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Omelia veglia di Pentecoste Capitolo generale ofm

S. Maria degli Angeli sabato 30 maggio 2009




Con stupore siamo entrati in questa celebrazione, supplicando con forza : “ Veni Creator Spiritus”. È la Pentecoste! Oggi celebriamo la discesa dello Spirito vivificante, oggi lo Spirito Santo è effuso su tutta la terra, su ogni uomo. In questa santa notte, come abbiamo pregato all’inizio della Veglia: “ si rinnova il prodigio della Pentecoste”. Eccoci allora a celebrare il mistero nella contemplazione della luce, nell’ascolto della Parola, nella silenziosa adorazione eucaristica, compiendo tutto questo insieme con Maria, la Vergine degli Angeli, la Sposa dello Spirito Santo, colei che ancora una volta accompagna i discepoli del suo Figlio e prega insieme con loro in ardente attesa del dono dello Spirito.


Abbiamo iniziato la nostra celebrazione con il simbolo della luce cantando. “ Accende lumen sensibus, infonde amorem cordibus”. Nella sacre Scritture lo Spirito Santo non proclama mai il proprio nome, ma sempre quello del Padre o del Figlio. Non ci insegna a dire: Ruach, che è il suo nome, ma Abbà, cioè Padre, e Maranatha. Cioè Signore Gesù! Lo Spirito si rivela rivelando altre persone. Sconosciuto, egli è colui che fa conoscere ogni cosa. Lo Spirito Santo dunque è luce; luce nel senso che illumina le cose, rimanendo essa stessa nascosta. Ma è proprio così facendo che egli si dà a conoscere per quello che è. San Basilio Magno lo spiega in base alla profonda osservazione che ciò che è causa del vedere, è visto insieme a ciò che si vede. Mostrandoci il Figlio – che è l’immagine di Dio e lo splendore della sua gloria – il Paraclito rivela se stesso ( Basilio Magno, Sullo Spirito Santo, XVI 64 PG 32,185 ). L’illuminazione dello Spirito allora ci permette, anche questa sera di fare esperienza viva di Cristo, luce da luce, splendore della gloria del Padre ( cf. preghiera iniziale ), e di accogliere insieme al Padre e al Figlio il medesimo e vivificante Spirito. L’illuminazione dello Spirito ci permette dunque di fare esperienza viva del Dio Uno e Trino.


Ed è sotto questa luce che noi abbiamo ascoltato e accolto nel rendimento di grazie la Parola di Dio che abbiamo proclamato. Una parola che illumina ancora una volta la nostra vita e ci aiuta ad entrare nella profondità del mistero che con tutta la Chiesa celebriamo, facendoci comprendere che cosa lo Spirito Santo opera nella vita del mondo e dei credenti. Ripercorriamo brevemente i testi proclamati.


Il giorno di Babele segnò per gli uomini la sciagura della divisione per incomunicabilità Il giorno di Pentecoste restaura la gioiosa possibilità del dialogo ritrovato per la potenza redentrice del sacrificio di Gesù. Egli morì non per una nazione, ma per radunare tutti i figli di Dio dispersi. Così, come abbiamo pregato, la terra può diventare una solo famiglia e ogni lingua può proclamare che Gesù è il Signore ( cf. orazione alla prima lettura ). Accogliendo il dono dello Spirito siamo dunque chiamati a diventare strumenti e segni di unità.


Ai piedi del Sinai, Dio si sceglie un popolo. Egli fa sempre le sue scelte. Ha preferito i poveri per parlare del suo amore; ha scelto dei discepoli per farli testimoni della risurrezione. Ma, a sua volta, anche l’eletto da Dio è costretto a fare delle scelte: gli avvenimenti di cui è testimone non sono semplici fatti di cronaca: lo impegnano direttamente. Chi è stato liberato, si sente chiamato a sua volta a un’opera di liberazione. Il fuoco del Sinai è lo stesso fuoco del Cenacolo. Nasce un nuovo popolo chiamato a far conoscere la salvezza e la liberazione che Cristo ha portato. Ecco chi diventiamo accogliendo il dono dello Spirito.



Lo Spirito che noi invochiamo, perché scenda ancora abbondante su tutti noi, è lo Spirito del Signore che dona vita. La visione di Ezechiele è molto eloquente a tal proposito. Il deserto delle ossa aride e secche, vivificate dalla Parola di Dio e dallo Spirito, diventa il simbolo di Israele senza speranza, a cui Dio promette sopravvivenza e liberazione. La vita nuova che lo Spirito Santo dona continuamente alla sua Chiesa è la continua risurrezione che trasforma la nostra vita e ci rende capaci di speranza dentro le diverse situazione di morte.


A Gerusalemme il giorno di Pentecoste i discepoli annunziavano in varie lingue le grandi opere di Dio e tutti comprendevano il messaggio di salvezza. Si compiva quello che il profeta Gioele predisse: un popolo intero è capace di profetizzare. Lo Spirito ci rende testimoni e profeti.


Ecco cosa compie in noi lo Spirito Santo, portando a compimento tutta la storia della salvezza. Lo Spirito Santo, come afferma la quarta preghiera eucaristica, è infatti colui che ci aiuta a non vivere più per noi stessi e a perfezione l’opera di Dio nel mondo compiendo ogni santificazione. L’apostolo Paolo ci ha ricordato poi che lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza. È lui che prega in noi, è lui che ci fa comprendere i misteri del regno di Dio, è lui che ci fa entrare nell’intimità di Dio.


Raccogliamo il grido di Gesù che forte risuona questa sera anche per noi: “ Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo seno sgorgheranno fiumi d’acqua viva”. È il richiamo a dissetarci a quell’acqua zampillante che è lo Spirito Santo, dono del Cristo Risorto. È in Cristo che la nostra vita ha senso e chi fa esperienza dello Spirito, cioè di quest’acqua viva, di questa sorgente che zampilla per la vita eterna, incontra il Cristo ed è anche chiamato a far conoscre agli altri, che solo Cristo è l’amore gratuito, che sazia il cuore dell’uomo. Quando nel cuore dell’uomo alberga lo Spirito Santo, quando egli prende dimora dentro di noi, la vita cambia. Cambia la nostra mentalità, il nostro modo di pensare ed agire: non viviamo più per noi stessi, ma viviamo nel dono e nel perdono. Viviamo da Risorti. Così la Pasqua si compie nella nostra vita e non solo nel tempo liturgico.


Attuali più che mai mi sembrano le parole di papa Paolo VI che in una udienza del 29 novembre 1972 diceva: “ Quale bisogno avvertiamo, primo e ultimo, per questa nostra Chiesa benedetta, quale?”, E potremmo aggiungere noi frati minori qui radunati alla Porziuncola per il Capitolo generale, “ Quale bisogno avvertiamo per la nostra fraternità universale?”. Paolo VI rispondeva e diceva anche per noi: “ Avvertiamo il bisogno dello Spirito, lo Spirito Santo, animatore e santificatore della Chiesa, suo respiro divino, il vento delle sue vele, suo principio unificatore, sua sorgente interiore di luce e di forza, suo sostegno e sua consolatore, sua sorgente di carismi e di canti, sua pace e suo gaudio….La Chiesa ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parola sulle labbra, di profezia nello sguardo…..Ha bisogno la Chiesa di sentir fluire per tutte le sue umane facoltà l’onda dell’amore, di quell’amore che si chiama carità, e che appunto è diffusa nei nostri cuori proprio dallo Spirito Santo”.


Forse è proprio per questo che Francesco voleva che i suoi frati si radunassero a Capitolo nel tempo di Pentecoste. Forse è proprio questo che intendeva quando affermava che il ministro generale dell’Ordine è lo Spirito Santo. Forse è proprio questo che voleva e vuole dai suoi frati e cioè che “ facciano attenzione che sopra ogni cosa devono desiderare di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione” ( Rb X, 8 ).


Alla vergine Maria che Francesco invoca e saluta con i titoli di “ Figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo” ( Antifona UffPass 2 ) affidiamo la nostra vita e la comprensione di quanto lo Spirito dice oggi alla sua Chiesa, a tutto il nostro Ordine e a ciascuno di noi. “ Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice …” ( Ap 2,7b ) in questa sera di grazia.

 

F.Bravi



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28.05.2009 @ 20:00

CapGen09: Celebrazione Penitenziale - Fr. Giacomo Bini

Celebrazione Penitenziale - Fr. Giacomo Bini
(San Damiano - 28.05.2009)


Il brano del vangelo secondo Luca e l’Ammonizione V di san

Francesco

ci invitano a fare nostro un atteggiamento di lode e di riconoscenza

per tutto quello che il Signore ha fatto e fa per noi e con noi.

Dalla contemplazione di quello che Lui fa nasce la coscienza della

nostra povertà, indegnità e infedeltà.

“Ti rendo lode, Padre…”: la lode, l’adorazione e il ringraziamento al

Padre si trovano, in Luca, nel contesto della missione dei 72;

al ritorno i discepoli condividono le meraviglie compiute “nel

suo nome”

durante la missione. Tutto riportano a Lui; tutto condividono e

“restituiscono” a Lui. Sempre ci troveremo di fronte a questa

scelta decisiva e fondamentale per la nostra vita:

Considerare le nostre opere alla luce di Dio, e “restituirle” a Lui,

o considerarle come nostre, pretendendo di diventare

protagonisti assoluti del nostro successo. Questo è un

grave peccato di appropriazione dal quale Francesco ci mette

bene in guardia. Gesù loda il Padre e Gli dà gloria per il

“non-successo” presso i saggi, gli intelligenti, gli uomini

che sanno tutto e si appropriano di tutto; si rallegra invece

per il successo con i piccoli, con gli uomini senza troppe

competenze religiose, senza abilità dialettica, che magari

non hanno la parola facile, ma sono obbedienti alla Parola e

non pretendono di manipolarla.



Francesco ci ricorda che di nulla possiamo gloriarci,

perché siamo solo amministratori dei beni che Dio ci ha

affidato, e non proprietari: “Di nostro abbiamo solo vizi e peccati”.

 

La lode e la gratitudine sono strettamente legate alla fede, ad

una relazione retta e giusta con Dio, con noi stessi e con gli altri;

esprimono la consapevolezza della nostra “creaturalità”, della

nostra

reale identità, della nostra povertà che ci rende accoglienti e

disponibili nei

confronti di Dio. Dire grazie non è Né ovvio né scontato: solo

un lebbroso

su dieci torna per ringraziare!

La gratitudine apre poi all’adorazione, alla contemplazione

della presenza

di Dio nel nostro agire; ci porta con naturalezza a ricentrare

la nostra vita e

la nostra identità più sull’essere che sul fare. La gratitudine serena

e cosciente acquista una dimensione profetica soprattutto oggi,

nel nostro

tempo caratterizzato dalla frenesia del possesso, dell’accumulo, da un comportamento per cui tutto è dovuto; la gratitudine, invece, si esprime

nella libertà dell’espropriazione per diventare “proprietà esclusiva”

del Signore, riferendo tutto a Lui e diventando spazio creativo di

Dio in funzione del suo Regno.

La lode e il ringraziamento sono davvero la dimensione essenziale,

la tonalità fondamentale della nostra vita?

Nell’Ammonizione V Francesco collega la gioia dell’uomo creato a

immagine di Dio, come opera meravigliosa del suo amore, con la

tentazione

costante di volersi appropriare di doni che non gli appartengono,

e gloriarsene.

Il perdono che invochiamo questa sera per noi e per tutti i nostri

fratelli

che ci hanno preceduto lungo otto secoli di storia riguarda

soprattutto

la mancanza di quella radicale espropriazione che abbiamo

promesso professando la Regola.



Quante meraviglie e miracoli il Signore ha compiuto attraverso i

nostri

fratelli in questo lungo tempo! Quanti ne farebbe ancora con noi

oggi,

se davvero ci affidassimo al suo amore, se ci lasciassimo ancora

condurre

da Dio senza opporre resistenze, senza assolutizzare i nostri

progetti, personali o provinciali!

Sarebbe triste se, facendo memoria della nostra storia secolare,

commettessimo il peccato di appropriarci anche di questa storia,

delle meraviglie che i nostri santi hanno compiuto, gloriandoci

senza

merito: “Grande vergogna è per noi servi del Signore il fatto che

i santi

operarono con le azioni e noi, raccontando e predicando le

cose che

essi fecero, ne vogliamo ricevere onore e gloria” (Am VI).

 

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Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009



APERTURA DEL CAPITOLO GENERALE 2009


Cari Fratelli, all’inizio di questo Capitolo di Pentecoste rinnovo a ciascuno di voi il mio fraterno saluto, mentre vi auguro «ogni bene» in Colui che è il «sommo bene».



Ritengo che in questo momento sia importante sottolineare due cose: l’urgenza di rivisitare gli elementi che nutrono la nostra vita consacrata e di prendere coscienza della nostra vocazione e missione di annunciare la Buona Notizia ai nostri contemporanei.


Oggi è più che mai necessario l’impegno di tutti i consacrati a creare una vera cultura della vita religiosa e, nel nostro caso, una nuova cultura della vita francescana. Questa passerà necessariamente attraverso la lucidità e la creatività, la passione e la radicalità evangelica, l’autenticità e la visione del futuro, il tutto in fecondo dialogo con la postmodernità.


Chiamati a vivere la nostra consacrazione nello spazioso chiostro del mondo, in mezzo alle nostre culture particolari, nella tarda modernità e nei suoi contesti più diversi, non vogliamo ascoltare il frastuono della vita quotidiana, ma recuperare, insieme agli uomini e alle donne del nostro tempo, ciò che veramente ci nutre e ci sostiene e che, dandoci la possibilità di vivere in pienezza la qualità della nostra vita (santità), ci pone a servizio, in atteggiamento umile (lavare i piedi), dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.


Gli elementi che nutrono la nostra vita e missione, come tutta la vita consacrata, sono: riscoprire le radici della nostra appartenenza al Signore (dimensione contemplativa); rivitalizzare una cultura della vita in fraternità (dimensione fraterna); ritrovare ciò che alimenta il nostro essere inviati (dimensione missionaria); e tutto questo, nel nostro caso, sempre da minori e tra i minori, consapevoli che molte volte i poveri sono maestri di fede e di speranza.


Sono questi gli elementi che devono nutrire la nostra vita quotidiana, così da metterci nelle condizioni di rispondere alla nostra vocazione di discepoli e missionari: riempire la terra del Vangelo di Cristo.


D’altra parte il nostro Capitolo ha come tema la missione evangelizzatrice. Scegliendo questo tema vogliamo esprimere il desiderio di uscire da noi stessi, di lasciare da parte le nostre paure e di rispondere all’imperativo di Gesù: «Andate in tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).


Siamo consapevoli che il tesoro più grande non è quello che si custodisce gelosamente, ma quello che si condivide con generosità? Siamo consapevoli del privilegio che Gesù ci riserva dicendoci: «alzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina» (Gv 5,8)? Della grazia che Gesù ci offre dandoci la possibilità di curarci dalla routine, dalla stanchezza, dalla rassegnazione o dal realismo asfissiante? Saremo capaci di costruire il futuro con la fantasia dei santi?


La vita consacrata e, con essa, la vita francescana sono parte della vita della Chiesa, di questo popolo pellegrino, di questa famiglia che cammina «fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio» (LG 8). Sospinti dal Vangelo a «nascere di nuovo» (Gv 3,3), ci sentiamo anche chiamati a rinnovarci costantemente sotto l’azione dello Spirito Santo (cf. LG 9). D’altra parte, coscienti che la norma suprema della nostra vita è «il santo Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo» (Rb 1,1), siamo allo stesso modo convinti non solo della nostra responsabilità nel conservare il carisma che abbiamo ricevuto, ma di approfondirlo e continuamente svilupparlo «in sintonia con il Corpo di Cristo in continua crescita» (Benedetto XVI).


Siamo qui. Siamo in cammino, cercando gli strumenti adatti per aprirci al futuro, sapendo che questo nasce dalla grande cura che abbiamo per il presente. Che questo Capitolo generale sia un momento di grazia per rivedere i luoghi che nutrono la nostra vita e missione; che sia un’occasione propizia per riaffermare la nostra condizione di discepoli e missionari; che sia, infine, un tempo forte per cercare insieme, con creatività e aperti al futuro, i mezzi idonei perché la nostra vita e missione continuino ad essere significative per gli uomini e le donne di oggi. Sarà il nostro miglior contributo all’ottavo centenario di fondazione del nostro Ordine che stiamo celebrando.



Fin da ora desidero, a nome mio e del Definitorio generale, ringraziare tutti per la collaborazione alla buona preparazione di questo Capitolo. Preparazione iniziata nelle vostre Entità, insieme ai vostri Frati. Sono sicuro che siete giunti qui portando l’eco del dialogo e delle riflessioni condivise con i Frati delle Entità che rappresentate.


Ringrazio per lo spirito di orazione che ha guidato questa preparazione e per la vicinanza di tante Sorelle Clarisse e di tanti Fratelli e Sorelle dell’OFS e della GiFra.


Approfitto di questa occasione per esprimere la mia sincera gratitudine al Segretario del Capitolo, Fr. Francesco Patton, che ha accolto questo servizio con spirito di disponibilità, di dedizione e di generosità, anteponendo questo lavoro agli altri impegni inerenti al suo servizio di Ministro della Provincia di Trento, alla quale va la mia sincera riconoscenza per la generosità dimostrata in questa circostanza.


A quanti hanno lavorato e lavoreranno per un sereno e fruttuoso svolgimento del Capitolo manifesto la mia sincera e fraterna gratitudine.


Fratelli amati dal Signore, buon lavoro a tutti in serenità e apertura allo Spirito.


Con questi sentimenti e nel nome del Signore

dichiaro aperto il Capitolo generale di Pentecoste 2009.





Fr. José Rodríguez Carballo, ofm

Ministro generale

 

 


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Capitulum generale Ordinis fratrum minorum

S. Mariae Angelorum 2009




OMELIA D’APERTURA

(Porziuncola, 25 maggio 2009)


Fr. José Rodríguez Carballo, ofm

Ministro generale


Cari fratelli: con grande affetto vi do il più cordiale e fraterno benvenuto in questo luogo santo della Porziuncola, dove cominciò la nostra storia 800 anni fa. Maria, la vergine fatta Chiesa, ci accompagni lungo tutto la nostra vita e in particolare durante questi giorni di Capitolo, e il padre san Francesco ci si di ispirazione in ogni momento per “seguire la dottrina e l’esempio del Signore nostro Gesù Cristo” (Rnb 1,1), osservando, come regola e vita, il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo (Rb 1,1).


Vi abbraccio tutti con il bacio santo della pace, e auguro a tutti che questi giorni siano una manifestazione dell’amore che professiamo, e che tra noi si rendano tangibili gli atteggiamenti che, a detta del primo biografo di san Francesco, regnavano tra i frati della prima ora, quando si riunivano in capitolo: amore e affetto veri, diligenza nel servizio, aspetto lieto, occhio semplice, animo umile, risposte gentili (cfr. 1Cel 15, 38b-39a).


Come i primi discepoli riuniti nel cenacolo, con Maria la madre di Gesù, (cfr. At 1,14), in un contesto di preghiera, iniziamo oggi il Capitolo generale ordinario 2009, invocando su tutti noi la presenza dello Spirito, vero Ministro generale della Fraternità (2Cel 193). In questi momenti in cui ci sentiamo spinti a dare testimonianza di Gesù, con la vita e la parola, “fino ai confini della terra”, coscienti che lo Spirito è all’origine di ogni missione evangelizzatrice, sentiamo la necessità, anche noi come i discepoli di Efeso, di essere battezzati di nuovo con la presenza dello Spirito del Signore (cfr. At 19,1-8). Consapevoli delle nostre paure, stanchezze e vigliaccherie, sentiamo la necessità della sua forza, parresia, poiché solo lui ci muoverà ad aprire le porte chiuse dei nostri comodi cenacoli, e ci spingerà a porci in cammino e ad annunciare con coraggio, come Paolo, il Regno di Dio. Solo lo Spirito ci spingerà ad annunciare con coraggio che “non c’è onnipotente se non lui” (LOrd 9). Solo lo Spirito renderà efficace e fecondo l’annuncio della Buona Novella. Solo lo Spirito ci porterà ad impegnarci, senza condizioni né riserve, al servizio del disegno di Dio. Lo Spirito è l’anima della Chiesa (cfr. LG 7), è anima della missione evangelizzatrice.


Chiamato ad esser Buona Novella per tutti, il Vangelo ci lancia una sfida: farlo nostro; incontrarci, liberi ed indifesi, con lui, come nel caso di Francesco proprio qui alla Porziuncola; lasciarci mettere in discussione da lui, perché la nostra vita riscopra il sapore e la giovinezza delle origini, e sia scandalosa, come lo fu quella del Poverello. Il Vangelo ci lancia una sfida: portarlo a tutti, riempire la terra con il messaggio di Cristo (cfr. 1Cel 97), impegnarci a farlo arrivare a tutti, specialmente ai poveri (cfr. Lc 4,18), e alla moltitudine crescente di coloro che lo ignorano. La missione evangelizzatrice non è una scelta in più, tra tante altre. Se la Chiesa esiste per la missione (cfr. EN 4), anche l’Ordine esiste per la missione. La missione evangelizzatrice non è un’attività in più, è l’attività per cui esistiamo. È di più, è la chiave di quanto siamo e facciamo. Il Vangelo ci lancia una sfida: essere generosi e creativi. Generosità nella dedizione alla diffusione del Vangelo, in ogni occasione opportuna e non opportuna (2Tm 4,2), ai vicini e ai lontani (cfr. Ef 2,17). Creatività per rispondere alle esigenze della nuova evangelizzazione: “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,2), e ai grandi progetti missionari dell’Ordine. Il Vangelo, cari fratelli, ci lancia tante sfide: si rende necessario rivivere in noi il sentimento pressante di Paolo: “guai a me se non predicassi il Vangelo” (1Cori nuovi discepoli di Cristo (1Cel 25,38), è necessario ravvivare in noi l’impulso delle origini della Chiesa e del francescanesimo, lasciandoci impregnare dell’ardore della predicazione apostolica e della passione dei grandi missionari del nostro Ordine. 9,16), è necessario lasciarsi bruciare da quel fuoco nel quale ardevano


Il Vangelo ci lancia tante sfide! Però, per rispondere a tutte è necessario, prima di tutto e soprattutto, credere, con tutto ciò che questo comporta, che il Vangelo continua ad essere la novella, bella come la grazia e ardente come l’amore, che trasforma tutti coloro che lo ricevono con cuore di bambino (cfr. Mt 11,25); continua ad essere cammino di libertà per coloro che lo accolgono, come Francesco, nella sua immediatezza, freschezza, radicalità, sine glossa: Questo cerco, questo voglio vivere…, dice Francesco qui alla Porziuncola, dopo aver ascoltato il vangelo della missione (cfr. 1Cel 22).


Il discepolo e missionario sa che il lavoro che lo aspetta è arduo, soprattutto in certi ambienti. Però allo stesso tempo sa che, come Gesù Cristo, nemmeno lui è da solo. Il Padre è con lui, e lo Spirito porrà sulla sua bocca le parole opportune. Questo è il motivo per cui il discepolo e missionario non può aver paura. Non ci mancheranno certo le difficoltà, però è il Signore colui che ci dice: “Coraggio, non abbiate paura”.


Sento che oggi lo spirito ci dice: Frati Minori:

  • “coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi conquistare da Cristo (cfr. Fil 3,12), per essere prolungamento della sua umanità fino agli avamposti della missione.

  • “coraggio! non abbiate paura” di allargare lo spazio della vostra tenda (cfr. Is 54,2) per andare fino ai confini della terra, e fare vostre le gioie e le tristezze dei più poveri e di coloro che più soffrono.

  • “coraggio! non abbiate paura” di vivere di Cristo ogni giorno di più, perché così potrete servirlo meglio negli altri, particolarmente nei volti sofferenti.

  • “coraggio! non abbiate paura” di lasciarvi sedurre dai chiostri dimenticati ed inumani, dove la bellezza e la dignità della persona sono continuamente disonorate (cfr. Rnb 9,2), perché abbracciando i lebbrosi di oggi, abbraccerete Cristo stesso, e mentre li evangelizziamo essi ci evangelizzano.

  • “coraggio! non abbiate paura” di intavolare o ristabilire costantemente il dialogo della carità, lì dove il mondo di oggi è lacerato dall’odio etnico e dalle pazzie omicide. Siate artefici di pace e, così, sarete testimoni dei Dio amore.


Andate, Frati Minori, continua a dirci oggi lo Spirito del Signore, non come padroni della verità, ma come servi umili (cfr. Rnb 23,7), e ciò che gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Gal 3,18). Andate ed annunciate a quanti incontrate lungo le strade e nelle piazze delle città la loro condizione di figli e figlie di uno stesso Padre, fratelli vostri. Andate e ricordate che quando la vostra vita comunitaria sarà più fraterna, più autenticamente sarete evangelizzatori. Andate e, da una profonda sintonia con la persona e l’opera di Gesù Cristo, apritevi a nuove forme di presenza e di evangelizzazione. Andate ed evangelizzate in collaborazione con i laici, uomini e donne, giovani ed anziani. Andate e, in ogni luogo e in qualsiasi attività, testimoniate i valori evangelici restando al fianco delle persone che non conoscono ancora Gesù.


“L’amore di Cristo ci spinge” (2Cor 5,14), dice Paolo. Quest’amore, che brucia i nostri cuori, è ciò che ci spinge a consolidare e diffondere il Regno di Cristo, portando l’annuncio del Vangelo in ogni luogo, fino alle regioni più lontane. Più di tre miliardi di persone non hanno ancora ascoltato la Buona Novella, e molti dei contemporanei, pur avendo ascoltato questa Novella, vivono completamente al margine di essa. Che cosa ci chiedono queste situazioni? Sapremo leggere e dare una risposta a partire dal Vangelo a questi segni dei tempi e dei luoghi?


Il Capitolo che oggi iniziamo, cari fratelli, avendo per tema la missione evangelizzatrice, può essere un momento di grazia per fare questa lettura e cercare queste risposte. Con lucidità e audacia: mettiamoci in cammino! Coraggio, non siamo soli!


Spirito Santo, tu sei gioia, infondi gioia profonda nei nostri cuori.

Spirito Santo, tu sei fuoco, accendi i nostri cuori dell’amore di Gesù.

Spirito Santo, tu sei saggezza, dacci capacità di discernimento.

Spirito Santo, tu sei sicurezza, vinci le nostre paure.

Spirito Santo, tu sei forza, concedici coraggio e audacia per annunciare Gesù fino ai confini della terra.


Vieni Spirito Santo!


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Capitolo generale - Conferenza Stampa

Roma, 22 maggio 2009
I Francescani di oggi guardano al futuro… attraverso il Capitolo


Con questo incipit si è aperta la conferenza stampa di oggi, 22 maggio, presso la Sala “Duns Scoto” della Curia Generale dei Frati Minori, in Via S. Maria Mediatrice 25, a Roma. L’occasione è stata la presentazione dei lavori del 187° Capitolo generale dell’Ordine dei Frati minori, che si svolgerà ad Assisi, dal 24 maggio al 20 giugno prossimi.
Sono intervenuti Fr. José Rodriguez Carballo (Ministro Generale), Fr. Francesco Bravi (Vicario Generale) e Fr. Francesco Patton (Segretario del Capitolo).

Gli interventi dei relatori e le domande dei giornalisti presenti hanno riguardato soprattutto il tema del Capitolo “Verbum Domini nuntiantes in universo mundo” (Annunciatori della Parola del Signore in tutto il mondo) la situazione dell’Ordine oggi e l’agenda dei lavori capitolari. Uno dei momenti di maggior interesse si avrà certamente giovedì 4 giugno, quando i 152 delegati presenti sceglieranno il nuovo Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori. Presiederà l’elezione il Delegato Pontificio, Sua Em.za Rev.ma il Cardinale
JOSÉ SARAIVA MARTINS C.M.F.

Fr. José Carballo ha sottolineato le “sfide missionarie” a cui il Capitolo vuole rispondere, in particolare quella della inculturazione, del rinnovamento del linguaggio, “più umile, più sapienziale e meno ampolloso”, accompagnato sempre da una coerente testimonianza di vita. “E’ un traguardo a cui non si è ancora giunto, ma a cui l’Ordine tende ancora oggi, dopo 800 anni”.

Oltre ai dati statistici, gli argomenti di maggior interesse per i giornalisti sono stati quelli relativi al dialogo interreligioso ed ecumenico, che i frati svolgono grazie alla larga presenza internazionale, e la “minorità“, come scelta degli ultimi, degli oppressi per essere solidali con loro e annunciare la speranza.

Al termine della conferenza, Fr. Carballo ha presentato la medaglia commemorativa degli 800 anni dell’Ordine francescano (1209-2009), spiegandone la simbologia: su un lato la colomba della Spirito Santo, “il vero Ministro generale” – secondo san Francesco; sull’altro la raffigurazione del Capitolo generale guidato dal Poverello di Assisi, che insegna ai frati la via per la propria conversione, indicando il volto del Crocifisso che gli parlò a San Damiano. Ciascuno dei presenti l’ha quindi ricevuta in ricordo della mattinata.

Per ogni ulteriore informazione rivolgersi a:

Fr. Mirko A. Sellitto
UFFICIO STAMPA
Cell.: (+39) 3385756921
Tel.: (+39) 075.80512260
Fax: (+39) 075.80512283
E-mail: press@ofm.org



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15.04.2009 @ 22:03


Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie (italiano)


Saluto del Ministro generale al Capitolo delle Stuoie
S. Maria degli Angeli, 15 aprile 2009


Carissimi,
il Capitolo delle Stuoie, che stiamo per iniziare, vuole essere una grande celebrazione di tutta la Famiglia Francescana in occasione degli 800 anni di approvazione della Regola di san Francesco da parte di papa Innocenzo III. È la prima volta nella storia che tutta la nostra Famiglia si ritrova insieme dove tutto ha avuto inizio, ad Assisi, davanti alla Porziuncola, per rendere grazie al Signore per il grande dono del carisma che san Francesco ha lasciato alla Chiesa.

Qui oggi non ci siamo solo noi, Frati del Primo Ordine, che professiamo di vivere il Vangelo secondo il proposito di vita di san Francesco e dei suoi primi compagni. A condividere e a partecipare della nostra gioia ci sono i Frati del Terz’Ordine Regolare; i rappresentanti dell’Ordine Francescano Secolare, della Gioventù Francescana e i delegati degli Istituti religiosi, maschili e femminili, che si ispirano al carisma di Francesco e Chiara d’Assisi; ci sono i rappresentanti del francescanesimo delle altre confessioni cristiane, perché lo spirito di Francesco unisce e supera le divisioni; ci sono, anche se non fisicamente presenti, le nostre Sorelle Clarisse, che seguiranno e parteciperanno a questo incontro dai loro monasteri, unite a noi nella preghiera e nella contemplazione delle grandi meraviglie che il Signore ha compiuto e compie nella vita dei francescani e delle francescane di ieri e di oggi. Tutti noi ci riconosciamo figli e figlie di quella rivelazione che il Signore fece a Francesco quando iniziò a dargli dei Fratelli; figli e figlie di quella intuizione originaria che il Santo scrisse con poche e semplici parole tratte dal Vangelo e che lo stesso Signor Papa approvò in quel lontano 1209.

Siamo qui convenuti da ogni parte del mondo a nome di tutti i nostri Fratelli e le nostre Sorelle, che hanno vissuto e vivono secondo questa forma di vita evangelica, per assaporare di nuovo la grazia delle nostre origini, la freschezza del messaggio di Francesco, che un giorno ha toccato le nostre vite e le ha profondamente trasformate. Siamo qui per dire e dirci la bellezza di una vita vissuta sulle orme di Gesù Cristo, povero e crocifisso; per rinnovare la fedeltà al carisma che abbiamo ricevuto, vivendo nella Chiesa il Vangelo in fraternità e minorità. Siamo qui per esprimere il nostro vivo desiderio di conversione a Colui che è «il bene, tutto il bene, il sommo bene»; per volgere ancora il nostro cuore al Dio trino ed uno; per lasciare da parte ogni preoccupazione e ogni affanno, così da poter meglio «servire, amare, onorare e adorare il Signore Iddio».

Sentiamo, infatti, il bisogno di fare una sosta per aprire il nostro cuore e metterci in ascolto di ciò che il Signore ci vorrà dire in questi giorni. In questo mondo sempre affascinante, ma a volte così complesso, ci si sente spesso disorientati e, allora, sulle nostre labbra riaffiora la domanda che anche Francesco faceva: «Signore, che vuoi che io faccia?». Anche noi attendiamo da Lui la risposta. Poiché sappiamo che solo la sua Parola può illuminare le nostre esistenze, ci mettiamo in ascolto perché ci parli nelle celebrazioni, negli incontri, nei momenti di penitenza e di gioia che vivremo insieme.

Ma come veri Fratelli ci disponiamo anche ad accoglierci gli uni gli altri. È la stessa Regola, che celebriamo, ad esortarci a questa accoglienza reciproca, quando dice: «E ovunque sono e si incontreranno i Frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente. E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?» (Rb 6,7-8). Membri della stessa Famiglia, perché figli dello stesso Padre celeste, uniti dal vincolo della comune vocazione, ispirati dalla luce della stessa Regola, in questi giorni cercheremo, per quanto possibile, di condividere la nostra esperienza di fede e di metterci in ascolto di quella degli altri. Percorreremo così un breve tratto di strada assieme per poi ripartire per le strade del mondo, là dove il Signore chiama ciascuno.

Qui, oggi, il volto della nostra Fraternità diventa veramente universale e riconosciamo la verità di ciò che affermava il nostro serafico Padre, quando diceva che il Ministro generale dell’Ordine è lo Spirito Santo (cf 2Cel 779). Anche noi, sotto questa tenda, ci sentiamo riuniti dallo Spirito e, come in un nuovo cenacolo, desideriamo lasciarci accendere dal suo fuoco, per superare le nostre chiusure e annunciare a tutti il Vangelo della salvezza.

Come, infatti, dalla Porziuncola Francesco inviò i primi Frati per andare a due a due per il mondo, così anche noi idealmente vogliamo ripartire da qui per portare il messaggio evangelico della pace e della riconciliazione ad ogni cuore affranto e sofferente, a quanti patiscono a causa delle ingiustizie e delle guerre che ancora dilaniano le nostre terre, a chi non può avere il necessario per vivere, a coloro ai quali sono negati i diritti umani fondamentali, ad ogni fratello lebbroso del nostro tempo.

Siamo tornati qui, dove la Fraternità francescana ha mosso i suoi primi passi, per ritrovare le nostre origini, certi che la nostra identità francescana è ancora oggi una parola profetica per il mondo e che il nostro vivere il Vangelo, di cui la Regola è come il midollo, è la sola cosa che può aiutarci a rispondere con fiducia, fantasia e coraggio alle tante domande che gli uomini e le donne di oggi ci pongono.

Che questo Capitolo ci faccia ritrovare quello spirito che Giacomo da Vitry, uno dei primi osservatori della vita francescana, vedeva nei primi frati, tanto da dire di loro: «rinunciando a ogni proprietà, rinnegano se stessi e, prendendo la loro croce, nudi seguono Cristo nudo. Come Giuseppe, lasciano la veste; come la Samaritana, la loro anfora, e corrono spediti. Camminano davanti al volto del Signore, senza mai riguardare indietro. Dimentichi delle cose passate, si protendono sempre in avanti con passi incessanti, e volano come le nubi o come le colombe verso le loro colombaie, premunendosi con ogni diligenza e cautela perché non vi entri la morte».

Che anche la Famiglia Francescana di oggi sia sempre rivolta al futuro perché, rendendo grazie per il proprio passato, possa sempre vivere con passione il presente. Vorrei, infine, concludere questo mio saluto di benvenuto ricordando i nostri fratelli e le nostre sorelle della terra d’Abruzzo, così duramente colpiti da questo tremendo terremoto e a cui ci sentiamo tutti particolarmente vicini. Assicuriamo loro, soprattutto in questi giorni, la nostra preghiera perché il Signore accolga nella pace quanti hanno trovato la morte in questa sciagura e doni la consolazione a coloro che hanno perso i propri cari, le proprie case, i propri beni.


FR. JOSÉ RODRÍGUEZ CARBALLO, OFM
Ministro generale
e Presidente di turno

 


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 Francescani/ Chiuso Capitolo, l'abbraccio con Benedetto XVI
di Apcom
Quattro famiglie 'divise, ma unite nel carisma


Castel Gandolfo, 18 apr. (Apcom) - I francescani compiono 800 anni e per la prima volta nella storia si riuniscono nel Capitolo internazionale. Le quattro famiglie - minori, conventuali, cappuccini e terz'ordine regolare - si sono ritrovate tutte insieme ad Assisi, mentre oggi i 'seguaci' del Poverello San Francesco sono stato ricevuti dal Papa, a Castel Gandolfo, e dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella Tenuta di Castelporziano. Il summit - che ha visto giungere 2mila frati da 65 Paesi del mondo - si è aperto il 15 aprile. "Un evento storico - riferiscono dal Sacro Convento di Assisi - che rientra nei festeggiamenti degli ottocento anni della fondazione dell'Ordine Francescano". "Una felice e storica ricorrenza", ha detto Papa Ratzinger, ricordando che si celebra "l'ottavo centenario dell'approvazione della 'protoregola' di San Francesco da parte del Papa Innocenzo III. Sono passati ottocento anni - ha aggiunto il Pontefice - e quella dozzina di Frati è diventata una moltitudine, disseminata in ogni parte del mondo e oggi qui, da voi, degnamente rappresentata". "Al termine di questa straordinaria esperienza - ha proseguito Ratzinger - siete venuti insieme dal 'Signor Papa', come direbbe il vostro serafico Fondatore". Benedetto XVI ha definito San Francesco "un vangelo vivente, capace di attirare a Cristo uomini e donne di ogni tempo, specialmente i giovani, che preferiscono la radicalità alle mezze misure". Infine, ha invitato i francescani di tutto il mondo a seguire l'esempio di San Francesco e Santa Chiara. "Anche voi - ha detto - impegnatevi a seguire sempre questa stessa logica: perdere la propria vita a causa di Gesù e del Vangelo, per salvarla e renderla feconda i frutti abbondanti". Tre i temi affrontati nella tre giorni di Assisi: la fraternità, la missione e la fedeltà alla chiesa. Una piattaforma che poi ha permesso di cogliere l'impegno nella società attraverso l'evangelizzazione, la comunicazione, il laicato francescano. Non sono mancate discussioni sulle sfide concrete a cui anche i francescani sono chiamati: l'educazione, mass media e comunicazione, la sfida della pace e del dialogo e il ruolo dei laici nella società. Ieri, intanto, si è svolta una giornata di digiuno. I fondi raccolti sono stati devoluti per le suore di Paganica e per un centro di bambini ciechi in Egitto. "E' stato un evento molto bello e importante - ha detto padre Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento di Assisi - ci siamo confrontati su alcuni aspetti che possono orientarci a rivedere la nostra vita e la nostra impostazione pastorale. L'esperienza della fraternità - ha aggiunto - è sempre un'esperienza interessante quando si proviene dalle diverse famiglie e da diverse parti del mondo. Ne è venuto fuori l'invito a riscoprire la regola di San Francesco e soprattutto a riscoprire il compito originario di farsi missionari e annunciatori del Vangelo nelle varie parti del mondo". padre Marco Tasca: giornate bellissime, vissute bene in fraternità. "La prima nota è la fraternità - ha detto da parte sua padre Marco Tasca, ministro generale dell'Ordine - 2mila frati si sono ritrovati insieme da tutte le parti del mondo, e hanno vissuto benissimo insieme. Una fraternità bellissima. E poi c'è la bellezza del carisma francescano che accomuna tutte le famiglie, e ha ancora qualcosa da dire oggi". "Un momento di profonda comunione fra le quattro famiglie quella che niente e nessuno potrà cancellare", ha detto padre Enzo Fortunato, responsabile comunicazione del Capitolo. La famiglia francescana nel mondo è ben radicata. Sono 650mila i religiosi, presenti in 110 nazioni. Di questi, 400mila sono laici appartenenti al Terzo Ordine dei francescani secolari, 35mila sono minori, conventuali e cappuccini, 60mila sono clarisse e 155mila degli Istituti e Congregazioni francescane. L'Ordine francescano fu fondato da San Francesco nel 1209-1210, in seguito all'approvazione di Papa Innocenzo III. A differenza dagli altri ordini religiosi, come agostiniani e benedettini, i francescani hanno come carisma la povertà intesa come non possedimento di beni quali conventi e terre, ma anche di condurre una vita mendicante.


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Le quattro Famiglie francescane ad Assisi per il Capitolo internazionale delle Stuoie



Per la prima volta nella storia, Assisi accoglierà l’intera Famiglia francescana nel luogo dove tutto ha avuto inizio, davanti alla Porziuncola, oggi conservata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, costruita per proteggere la piccola chiesa, dove San Francesco comprese di dover vivere “secondo il santo Vangelo”. Si aprirà domani nella cittadina umbra il Capitolo internazionale delle Stuoie, nell’ottavo centenario dell’approvazione della Regola da parte del Papa Innocenzo III. Stamane ad Assisi l’evento è stato presentato alla stampa. Il servizio di Roberta Gisotti.


Duemila frati di 65 Paesi sono attesi ad Assisi in rappresentanza di 35 mila francescani delle quattro Famiglie sparse in tutto il mondo. Un evento straordinario per rinnovare la fedeltà al carisma e dare risposte alle tante sfide della modernità. Padre Enzo Fortunato, addetto stampa del Capitolo:
 
D. - Padre Enzo, 800 anni fa i frati convocati da Francesco alla Porziuncola dormirono su delle semplici stuoie, domani non sarà così, ma quanto è ancora fondante il richiamo alla povertà nelle famiglie francescane?
 
R. – Io direi che è un messaggio molto significativo per diversi aspetti. Il primo, perché questo evento cade in un momento drammatico della società italiana ed internazionale, e cioè la crisi economica. Quindi, l’essenzialità francescana in questo senso può essere una buona strada da percorrere. Il secondo aspetto, è legato alla sofferenza che parte della popolazione italiana sta vivendo ed è il terremoto in Abruzzo. Francesco vuole essere accanto agli ultimi, accanto a coloro che soffrono. Terzo aspetto, che concerne l’attualità, è che ci troviamo ad affrontare un individualismo ed egoismo imperante. La proposta fraterna dello stare insieme, l’uno accanto all’altro, l’uno per l’altro, può essere anche questa una strada da percorrere, una proposta all’uomo e alla sua libertà di sceglierla, prenderla e farne tesoro.
 
D. – Padre Enzo, in occasione di questo Capitolo internazionale sono state stampate 4 mila copie della Regola di San Francesco. L’attualità di questo testo è ancora pregnante dopo otto secoli...
 
R. – Una Regola che stamattina è stata definita dal custode del Sacro Convento, padre Giuseppe Piemontese, Carta costituzionale, ad indicare che cosa? Ad indicare che come Francescani abbiamo una bussola che ci guida, ma anche un messaggio per le tante persone che desiderano abbeverarsi ad una delle fonti più genuine della spiritualità cristiana, e cioè assumere una vita fatta di principi, una vita fatta di regole, una vita fatta di rispetto. In questo senso, la regola non è imprigionante, ma è altamente liberante, perché ci aiuta a vivere aggrappati a dei valori che non ci fanno smarrire.
 
D. – Padre Enzo, come lei ha ricordato, non lontano dall’Umbria e da Assisi, colpita dal terremoto nel 1997, sono oggi le tende dei terremotati dell’Abruzzo. Sarà motivo per offrire preghiere a sostegno di tutte queste persone?
 
R. – E’ l’intero evento che sarà vissuto con questo spirito, con una preghiera corale, orante al Dio della vita, al Dio della gioia, perché possa lenire le ferite di chi soffre.
 
D. – San Francesco si chiedeva: “Signore, che vuoi che io faccia?” Anche voi vi farete questa domanda in questo Capitolo?
 
R. – Sicuramente. E la risposta è nel gesto di Francesco, che ha ricostruito parte della Chiesa, ha ricostruito parte della società, ha ricostruito l’uomo e ne ha fatto intravedere la sua vocazione, la vocazione all’infinito, all’assoluto.

Fonte:www.radiovaticana.org





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Ad Assisi dal 15 al 18 aprile i Francescani riuniti per il "Capitolo delle stuoie"

In occasione dell’800.mo anniversario dell’approvazione della Protoregola di San Francesco da parte di Papa Innocenzo X, nella primavera del 1209, i Francescani di tutto il mondo sono invitati ad Assisi dal 15 al 18 aprile per il "Capitolo delle stuoie". Finora sono attesi per l’evento circa 1700 tra religiosi, religiose e laici, invitati dai ministri generali a vivere l’esperienza secondo le parole di Giovanni Paolo II: “Ricordare con gratitudine il passato, vivere con passione il presente e aprirsi con fiducia al futuro”. “Rifletteremo insieme sulla Regola e compiremo gesti concreti per esprimere il nostro desiderio di conversione - scrivono i ministri - rinnovando la nostra obbedienza al ‘Signor Papa’ e ricevendo da lui il mandato di andare per il mondo a predicare a tutti la penitenza”. I gesti concreti riguardano l’accoglienza, la testimonianza, la penitenza, il digiuno e il ringraziamento al Papa, che saranno esperiti nel corso del programma della quattro giorni. L’accoglienza avverrà mercoledì 15 aprile davanti alla Basilica della Porziuncola da parte del predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, e con la celebrazione presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino. Il secondo giorno vedrà protagonista il gesto della testimonianza, con gli interventi di tre ex ministri generali: mons. John Corriveau, attualmente vescovo di Nelson, negli Usa, padre Giacomo Bini e mons. Gianfranco Agostino Gardin, segretario della Congregazione per gli Istituti della Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. A seguire, una tavola rotonda. La terza giornata sarà dedicata alla penitenza e al digiuno, che i partecipanti potranno vivere nel silenzio e nel raccoglimento e con un cammino penitenziale dalla Porziuncola alla tomba del Santo, nonché con l’Eucaristia celebrata nella Basilica superiore di San Francesco. Infine, sabato 18, il trasferimento a Castel Gandolfo, dove saranno ricevuti da Benedetto XVI in udienza privata. Le diverse fasi del Capitolo saranno trasmesse via satellite da Teleradio Padre Pio. (R.B.)

Fonte: Radio Vaticana

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