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Sabato 19 dicembre 2009, il
Santo Padre Benedetto XVI
ha autorizzato la Congregazione
delle Cause dei Santi a promulgare
i seguenti Decreti riguardati le
Cause di Beatificazione e Canonizzazione
affidate alla Postulazione generale
dell’Ordine dei Frati Minori:


- un miracolo,
attribuito all'intercessione
della
Beata Battista
da Varano,
Monaca professa
dell'Ordine di
Santa Chiara;
nata il 9 aprile
1458 a Camerino
(Italia) ed ivi
morta il 31 maggio 1524;


- le virtù eroiche
del Beato Giacomo
Illirico
da Bitetto, Laico
professo dell'Ordine
dei Frati
Minori; nato nel
1400 a Zara
(Croazia) e morto
intorno all'anno
1496 a Bitetto
(Italia);


- le virtù eroiche
della Serva
di Dio Maria
Chiara
Serafina di
Gesù Farolfi,
Fondatrice delle
Suore Clarisse
Francescane
Missionarie del
Ss.mo Sacramento;
nata il 7 ottobre 1853 a Tossignano
(Italia) e morta il 18 giugno
1917 a Badia di Bertinoro (Italia);


- le virtù eroiche
della Serva
di Dio Antonia
Maria Verna,
Fondatrice dell'Istituto
delle
Suore della Carità
dell'Immacolata
Concezione
dette d'Ivrea;
nata a
Pasquaro di Rivarolo (Italia) il 12
giugno 1773 ed ivi morta il 25 dicembre
1838;


- le virtù
eroiche del
Servo di
Dio Giunio
Tinarel l i ,
Laico, Socio
della Pia
Unione Primaria
Silenziosi
Operai
della Croce,
nato a Terni
(Italia) il 27 maggio 1912 ed ivi morto
il 14 gennaio 1956.



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Amato: Pacelli e Wojtyla, felice coincidenza
Parla il prefetto della Congregazione delle cause dei santi: «Ora però i loro iter seguiranno ciascuno il proprio corso»


DA ROMA GIANNI CARDINALE


« Sono veramente contento che il Santo Padre abbia deciso di autorizzare la nostra Congregazione a promulgare insieme i decreti riguardanti le virtù eroiche di due grandi pontefici: Pio XII e Giovanni Paolo II». L’arcivescovo salesiano Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, è veramente soddisfatto. Lo sentiamo dopo che Benedetto XVI ha dato il via libera alla pubblicazione di ventuno decreti che riguardano altrettanti candidati alla gloria della altari. Ovviamente quelli che fanno più clamore a livello mediatico sono i due Papi, Wojtyla e Pacelli. E dalle loro figure parte il nostro colloquio con il presule.


Eccellenza, i mass media si attendevano il placet pontificio sul decreto riguardante Giovanni Paolo II e invece, a sorpresa, è arrivata anche quello di Pio XII.

Per il nostro dicastero non può certo considerarsi una sorpresa, visto che il Congresso dei cardinali e vescovi membri della Congregazione aveva già votato, da tempo, unanimemente a favore dell’eroicità delle virtù di Eugenio Pacelli. E una successiva inchiesta negli archivi della Segreteria di Stato si era positivamente conclusa.

L’annuncio di ieri significa che le due cause procederanno d’ora in poi parallelamente?

Ognuna seguirà il suo corso. Si è trattato di una felice coincidenza.

È noto che è stata registrata una presunta guarigione miracolosa attribuita all’intercessione di Giovanni Paolo II...

Questo eventuale presunto miracolo verrà esaminato con le procedure rigorose della nostra Congregazione e solo dopo si potrà procedere, eventualmente, alla cerimonia di beatificazione.

È tecnicamente utopistico pensare che questa cerimonia possa avvenire il prossimo anno, magari in prossimità dell’anniversario dell’elezione al papato di Giovanni Paolo II che cade il 16 ottobre?

Sic rebus stantibus
sarebbe tecnicamente non utopistico.

Si è molto parlato del fatto che il Papa ha permesso una 'via preferenziale' nel processo di beatificazione...

Benedetto XVI ha concesso una deroga alla norma che permette l’inizio della causa di beatificazione solo cinque anni dopo la morte del candidato. La deroga ha riguardato solo la tempistica del processo ma non il rispetto delle procedure che è stato - come sempre d’altronde - estremamente rigoroso.

Ieri sono stati approvati anche i decreti riguardanti altre figure di candidati all’onore degli altari. C’è ad esempio il martirio di padre Jerzy Popieluszko...

La sua uccisione fu un abominevole atto di crudeltà. La sua fortezza insegna a tutti noi, che viviamo in Occidente, che la Chiesa deve andare controcorrente, contrapponendo la cultura della vita e della verità alla cultura della morte e della menzogna.

Poi c’è la beata suor Maria MacKillop che potrà essere canonizzata, diventando così la prima santa australiana...

Per l’intera Australia, e in modo particolare per i cattolici, suor MacKillop è un simbolo di riscatto sociale e promozione umana. La sua canonizzazione certamente potrà contribuire a rinnovare entusiasmo e volontà di bene, per riproporre la fede in Gesù e ispirare una vita cristiana sempre più generosa e impegnata.

Un’altra figura interessante è quella della suora inglese Maria Ward di cui sono state approvate le virtù eroiche.

La Ward visse nella cosiddetta età elisabettiana e intuì che la salvezza della società passa attraverso la promozione della figura femminile e si impegnò, in tempi poco propizi, a favorire l’istruzione delle donne e il loro inserimento nel mondo della cultura e del lavoro

È vero che il Papa da bambino ha frequentato l’asilo dalle suore della Congregazione fondata dalla Ward, le 'Dame inglesi'?

È vero, lo ha ricordato lui stesso.

Sono state approvate anche le virtù di un suo confratello salesiano.

Sì don Giuseppe Quadrio, grande professore di teologia, che ebbe un ruolo importante quando Pio XII decise di definire solennemente il dogma dell’Assunzione. Ma soprattutto un grande prete che può essere un modello da proporre in questo anno sacerdotale.

fonte: Avvenire


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Sindone

di Giovanna d'arco

06/02/2010 - 17:12

Le iniziative di «Imago Veritatis» per l'ostensione della sacra Sindone

Il mistero
ha un volto e un corpo



di Raffaele Alessandrini

Se al mistero volessimo dare un volto e un corpo, come non pensare al sembiante e alla carne dell'Uomo della Sindone? Non è forse individuabile proprio nel mistero del "dolore e della morte la carta d'identità dell'uomo?". Così l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura sottolineando che innumerevoli artisti nel corso dei secoli, richiamandosi alla Sindone di Torino si sono interrogati nei modi e negli idiomi più diversi. Volto umano o volto divino?
Quel volto non rappresentabile dell'Antico Testamento, quella voce senza immagine del roveto ardente, e che pure in modo ineffabile si era rivelato a Mosè parlandogli "bocca a bocca", a un certo punto ha manifestato il suo volto storico. Come ricorda il Vangelo di Giovanni, il Lògos si fa carne; e si introduce nella vicenda dell'uomo condividendone la sorte:  una condivisione che giunge fino "a penetrare nella galleria oscura del dolore e della morte"; fino al "tradimento degli amici"; fino alla sofferenza e al silenzio di Dio; fino alla morte più brutta.
Monsignor Ravasi ha parlato in occasione della presentazione ufficiale delle iniziative culturali che accompagneranno l'ostensione del sacro lino di Torino, il 4 febbraio a Roma, all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. Le iniziative realizzate in collaborazione con l'Associazione Sant'Anselmo, secondo il progetto "Imago Veritatis", sono due e consistono nella mostra "Gesù. Il volto, il corpo nell'arte" promossa e organizzata dal Consorzio di Valorizzazione Culturale la Venaria Reale con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura e nel concorso per le scuole "L'uomo della Sindone. Il volto e il corpo di Cristo".
Dopo il saluto dall'ambasciatore Antonio Zanardi Landi, e l'introduzione di Ravasi, hanno preso la parola Andrea Gianni del direttivo di "Imago Veritatis" e presidente dell'Associazione Sant'Anselmo e monsignor Giuseppe Ghiberti presidente della Commissione diocesana Sindone di Torino. Gianni ha illustrato la storia dell'Associazione Sant'Anselmo da dieci anni impegnata a "guardare oltre" nel campo dell'editoria e della formazione storica, teologica e religiosa italiana. Ora nell'ambito della Sant'Anselmo è nata "Imago Veritatis", un progetto - sottolinea Gianni - "approvato dall'attuale segretario della Conferenza episcopale italiana monsignor Mariano Crociata, per la comunicazione della cultura cristiana attraverso la bellezza del cristianesimo così abbondantemente consegnata a uno dei migliori testimoni che si possa trovare:  l'arte. Ma l'arte è esperienza spirituale in sé, cioè, primo testimone di quel senso religioso che è insito in ogni uomo, credente o meno che divenga". E nel caso specifico della Sindone, al richiamo all'immagine del Dio fatto uomo, nonché alla storicità e alla fisicità del Cristo, come non riconoscere in essa - conclude Gianni - l'imago veritatis per eccellenza? Di quel lenzuolo in lino antico, tessuto a spina di pesce, lungo 4 metri e 42 centimetri e largo 1 metro e 12 - come ha ricordato monsignor Ghiberti - al di là degli studi, delle congetture e delle interpretazioni, non va mai trascurata la dimensione primaria che è quella della devozione e nell'essere segno di un fatto:  "la Sindone si presenta anzitutto per ciò che è". Un invito a misurarsi con la persona e con quella persona.
Ma questa persona la conosciamo davvero? E soprattutto la conoscono i giovani di oggi? A tale proposito è intervenuta Lucetta Scaraffia dell'università di Roma La Sapienza che illustrando la seconda iniziativa di "Imago Veritatis" - riguardante il concorso per alunni e studenti delle scuole del Piemonte, "Il volto e il corpo di Cristo" - ha osservato come molti ragazzi oggi non sappiano più chi sia Gesù. Non di rado lo ritengono una figura lontana, astratta e sorpassata come una divinità esotica o del mondo classico. Ma, al di là delle convinzioni religiose, Gesù è una figura storica e dunque - sottolinea Scaraffia - il concorso tende a sollecitare la curiosità e l'interesse dei più giovani, chiamati a confrontarsi con una serie di raffigurazioni del Cristo su cui riflettere per poi esprimersi nei modi a loro più consoni e consueti quali un tema, una riflessione, un disegno e così via.
Da ultimo il direttore della Venaria Reale Alberto Vanelli ha illustrato l'eccezionale complesso architettonico e urbanistico della reggia barocca di Venaria la cui magnificenza fu ispirata a metà del Seicento da Carlo Emanuele ii di Savoia e che ora è divenuta simbolo di modernità e di cultura. Per l'opera di restauro di questa "Versailles piemontese" - nel suo genere l'intervento di recupero più grande tra tutti quelli realizzati fino ad ora in Europa - ci sono voluti duecento milioni di euro.
La reggia che ha già ospitato attività espositive, convegni, concerti e si prepara ad accogliere la grande esposizione d'arte - curata da monsignor Timothy Verdon, della Stanford University e canonico del Duomo di Firenze - dal 2007 a ora ha già accolto oltre due milioni di visitatori. Verdon, collaboratore del nostro giornale, è tra i massimi conoscitori di arte sacra ed è coadiuvato da un comitato scientifico composto da Lucetta Scaraffia, Michele Bacci (università di Siena), Andrea Longhi (Politecnico di Torino), Andrea Gianni (Associazione Sant'Anselmo). Composta di opere di pittura e di scultura dal paleocristiano al barocco, la mostra "si pone in parallelo all'Ostensione mettendo in luce la prospettiva culturale di cui l'evento religioso fa parte".
Mentre a Torino i pellegrini pregheranno di fronte al sacro lino - ha detto ancora il curatore dell'esposizione - la mostra della reggia di Venaria consentirà ai visitatori di riscoprire e di riflettere sulla centralità del corpo nel pensiero europeo, e d'interrogarsi sulla dimensione corporea e l'identità divina impliciti nella venerazione della Sindone e della Veronica. L'intera mostra è introdotta da un breve percorso storico-artistico, inteso a rammentare alcuni passaggi fondamentali per la rappresentazione del corpo in Occidente, "dall'assimilazione paleocristiana, del naturalismo grecoromano, alla spiritualizzazione bizantina fino alla nuova enfasi del primo francescanesimo per giungere alla riscoperta dell'estetica classica nel "protorinascimento" nel Duecento".


(©L'Osservatore Romano - 6 febbraio 2010)


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SECONDO GIORNO
“Testimoniare condividendo le nostre storie”
“Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?”
(Lc 24, 17)


Geremia 1, 4-8 Va’ dove ti manderò
Salmo 98(97), 1-9 Cantate al Signore un canto nuovo!
Atti 14, 21-23 Dappertutto infondevano coraggio ai discepoli
Luca 24, 13-17a “Di che cosa state discutendo tra voi mentre camminate?”


Commento:
 

    Condividere le nostre storie è un modo vigoroso di testimoniare la nostra fede in Dio. Ascoltarci l’un l’altro con rispetto e considerazione ci permette di incontrare Dio in ciascuna persona con cui condividiamo la nostra esperienza.

    Geremia testimonia la potenza della chiamata del profeta da parte di Dio. Egli deve condividere ciò che ha ricevuto, così da permettere alla parola di Dio di essere ascoltata e vissuta.
Questa chiamata a proclamare la parola di Dio è anche sperimentata dai discepoli della chiesa primitiva, come testimonia la lettura degli Atti. Il salmo ci fa cantare a Dio con uno spirito di lode e ringraziamento. Il brano del vangelo di oggi rivela un Gesù che illumina la nostra cecità e dissipa le nostre disillusioni. Egli ci aiuta a comprendere le nostre storie all’interno dello svolgersi del piano di Dio.

     Durante questa Settimana di preghiera ascoltiamo con attenzione le storie di fede di altri cristiani per incontrare Dio nella varietà dei modi in cui Egli si rivela.

     Siamo anche consapevoli di poter condividere la nostra esperienza con altre persone, attraverso la realtà virtuale della tecnologia. I moderni mezzi di comunicazione ci possono aiutare a condividere e creare così una comunità più ampia e più estesa di quella puramente fisica.
Nell’ascolto partecipe dell’altro, cresciamo nella fede e nell’amore. Nonostante la diversità della nostra testimonianza personale e collettiva, ci troviamo strettamente congiunti nell’unica storia dell’amore di Dio per noi, rivelato in Gesù Cristo.


Preghiera:
O Dio della storia,
ti ringraziamo per tutti coloro che hanno condiviso la loro storia di fede con noi,
dando così testimonianza della tua presenza nella loro vita.
Ti lodiamo per la varietà della nostre storie, sia come individui che come chiese.
In queste storie vediamo il dispiegarsi dell’unica storia di Gesù Cristo.
Ti preghiamo: donaci il coraggio e la convinzione
di condividere la nostra fede con quanti incontriamo,
così da permettere alla tua parola di diffondersi a tutti. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Diffondi il vangelo a parole, o solo “a chiacchere”?

2. Sei realmente disponibile ad avvicinarti alle storie degli altri? E le chiese, lo sono?

3. Quanto sei pronto a condividere con altri la tua storia di fede, per rendere così testimonianza alla presenza di Dio nella tua esperienza personale della vita e della morte?

4. Sei consapevole dell’enorme potenziale che i mezzi di comunicazione offrono alla chiesa oggi?



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LETTURE BIBLICHE E COMMENTO PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA
PRIMO GIORNO


“Testimoniare celebrando la vita”
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24, 5)

Genesi 1, 1.26-31 E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era
davvero molto bello

Salmo 104(103), 1-
24 Come sono grandi le tue opere, Signore!

1 Corinzi 15, 12-20 Se i morti non risuscitano, neppure Cristo è
risuscitato

Luca 24, 1-6 “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”

Commento:

Il nostro cammino verso l’unità è saldamente radicato nella nostra comune
fede che nella resurrezione di Gesù Cristo celebriamo non solo la vita che Dio ci ha dato, ma
anche l’offerta della nuova vita in Cristo Gesù che ha vinto la morte una volta per sempre.
Nel radunarci insieme in questa Settimana vogliamo testimoniare la fede che condividiamo
anche attraverso la nostra cura verso la vita di tutti. La vita è un dono di Dio a noi, e più
sosteniamo e celebriamo la vita, più diamo testimonianza a Colui il cui amore generoso ci ha
portato alla vita dai primordi.
La lettura dal libro della Genesi ci ricorda l’energia e la potenza creatrice di Dio. È la
medesima energia e potenza che l’apostolo Paolo sperimenta quando incontra Cristo risorto.
Paolo sprona la popolazione di Corinto a porre la loro totale fiducia nel Signore risorto e nella
sua offerta di vita nuova. Il salmo riprende questo tema e proclama la gloria della creazione di
Dio. Il brano evangelico ci invita a cercare una nuova vita di fronte ad una cultura di morte che
il nostro mondo frequentemente ci sottopone. Ci incoraggia a confidare nella potenza di Gesù e
a sperimentare, così, vita e guarigione.
Oggi vogliamo rendere grazie a Dio per tutto ciò che ci mostra l’amore di Dio per noi: per
tutta la creazione, per i fratelli e le sorelle in tutte le parti del mondo, per la comunione
nell’amore, per il perdono, la guarigione, e per la vita eterna.

Preghiera:


O Dio nostro Creatore,
ti lodiamo per tutti coloro che testimoniano la propria fede con le parole e le azioni.
Nella vita vissuta in pienezza, e nelle molte esperienze che Tu ci offri
sentiamo la tua presenza amorevole.
Ti preghiamo affinché la nostra comune testimonianza nel celebrare la vita
ci renda uniti nel benedire te,
autore di ogni forma di vita. Amen.

Domande per la riflessione personale


1. In quale misura la tua testimonianza celebra la vita? E la testimonianza delle chiese?
2. Le persone attorno a te possono percepire dalla tua testimonianza che Cristo è risorto dai
morti?
3. Quale aspetto della tua vita vedi in crescita?
4. Ci sono aspetti del passato a cui le chiese sono rimaste aggrappate, e che, invece, nell’ottica
di una nuova consapevolezza ecumenica, dovrebbero essere messi da parte?




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Ai frati che vivono ad Haiti e alla carissima Provincia di Nostra Signora di Guadalupe in Centro America,
Il Signore vi di la pace!

Miei cari fratelli, attraverso giornali e telegiornali ho saputo del tragico evento che ha colpito la città di Haiti nella notte del 12 gennaio scorso. Un terribile terremoto che ha afflitto la popolazione e devastato la città, provocando oltre mille morti e seminando al suo passaggio desolazione, confusione e terrore.

Voglio unirmi profondamente e di cuore a tutti i frati che condividono la vita con gli haitiani e soprattutto stabilire una comunione con quelle persone che più hanno sofferto questa disgrazia. Penso in modo particolare ai più poveri, ai bambini e agli anziani, agli infermi e ai disabili. Penso a coloro che hanno perso la vita sotto le macerie e a quelli feriti che giacciono ancora sotto le rovine delle case e gli edifici.

La terra ha seminato nuovamente la desolazione e le infrastrutture sono state gravemente danneggiate. So che i grandi edifici, come il palazzo presidenziale, la Cattedrale e la sede dell’ONU sono letteralmente al suolo, tanto più le case dei più bisognosi, di coloro che già vivevano col il minimo indispensabile. Anche i mezzi di comunicazione sono tagliati e interrotti, creando ancor più confusione.

Voglio presentare al Buon Dio questa situazione desolante. Il suo cuore di Padre Buono accolga tutti coloro che sono morti, consoli le loro famiglie, sia la forza dei feriti e muova la solidarietà di tutti i popoli affinché, tutti insieme, possiamo andare incontro alle necessità dei nostri fratelli, gli uomini e le donne di Haiti.

Attraverso queste righe faccio anche un appello a tutti i frati dell’Ordine, perché aiutino economicamente i colpiti dal terremoto di Haiti. Chiedo generosità senza limiti e con urgenza a tutti i Provinciali/Custodi del nostro Ordine perché attraverso l’Economato generale facciano le loro donazioni alla Curia. Da qui, centralizzati, saranno inviati ai Frati di Haiti.

Una volta ancora prego per tutti e presento al Signore nell’Eucaristia tutti i dolori e le sofferenze dei nostri fratelli in Haiti.

Il Signore vi benedica e vi consoli con ogni genere di bene.

Fraternamente,

Fr. José Rodríguez Carballo, ofm
Ministro generale

Prot. N. 100539

Le DONAZIONI possono essere fatte a:
Banca: Banca Popolare di Sondrio – Roma – Sede
Intestato a: OFM FONDO SOLIDARIETÀ SAN FRANCESCO
Conto Corrente: 000005300X66
Iban: IT95L0569603211000005300X66
Swift: POSOIT22
Causale: Terremotati Haiti

 

 


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L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
 Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando la catechesi sulla cultura cristiana nel Medioevo, si è soffermato su due grandi Ordini Mendicanti (francescani e domenicani).


CATECHESI DEL SANTO PADRE


Cari fratelli e sorelle,
all’inizio del nuovo anno guardiamo alla storia del Cristianesimo, per vedere come si sviluppa una storia e come può essere rinnovata. In essa possiamo vedere che sono i santi, guidati dalla luce di Dio, gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo. Tale consolante realtà, che in ogni generazione cioè nascono santi e portano la creatività del rinnovamento, accompagna costantemente la storia della Chiesa in mezzo alle tristezze e agli aspetti negativi del suo cammino. Vediamo, infatti, secolo per secolo, nascere anche le forze della riforma e del rinnovamento, perché la novità di Dio è inesorabile e dà sempre nuova forza per andare avanti. Così accadde anche nel secolo tredicesimo, con la nascita e lo straordinario sviluppo degli Ordini Mendicanti: un modello di grande rinnovamento in una nuova epoca storica. Essi furono chiamati così per la loro caratteristica di “mendicare”, di ricorrere, cioè, umilmente al sostegno economico della gente per vivere il voto di povertà e svolgere la propria missione evangelizzatrice. Degli Ordini Mendicanti che sorsero in quel periodo, i più noti e i più importanti sono i Frati Minori e i Frati Predicatori, conosciuti come Francescani e Domenicani. Essi sono così chiamati dal nome dei loro Fondatori, rispettivamente Francesco d’Assisi e Domenico di Guzman. Questi due grandi santi ebbero la capacità di leggere con intelligenza “i segni dei tempi”, intuendo le sfide che doveva affrontare la Chiesa del loro tempo.

Una prima sfida era rappresentata dall’espansione di vari gruppi e movimenti di fedeli che, sebbene ispirati da un legittimo desiderio di autentica vita cristiana, si ponevano spesso al di fuori della comunione ecclesiale. Erano in profonda opposizione alla Chiesa ricca e bella che si era sviluppata proprio con la fioritura del monachesimo. In recenti Catechesi mi sono soffermato sulla comunità monastica di Cluny, che aveva sempre più attirato giovani e quindi forze vitali, come pure beni e ricchezze. Si era così sviluppata, logicamente, in un primo momento, una Chiesa ricca di proprietà e anche immobile. Contro questa Chiesa si contrappose l’idea che Cristo venne in terra povero e che la vera Chiesa avrebbe dovuto essere proprio la Chiesa dei poveri; il desiderio di una vera autenticità cristiana si oppose così alla realtà della Chiesa empirica. Si tratta dei cosiddetti movimenti pauperistici del Medioevo. Essi contestavano aspramente il modo di vivere dei sacerdoti e dei monaci del tempo, accusati di aver tradito il Vangelo e di non praticare la povertà come i primi cristiani, e questi movimenti contrapposero al ministero dei Vescovi una propria “gerarchia parallela”. Inoltre, per giustificare le proprie scelte, diffusero dottrine incompatibili con la fede cattolica. Ad esempio, il movimento dei Catari o Albigesi ripropose antiche eresie, come la svalutazione e il disprezzo del mondo materiale – l’opposizione contro la ricchezza diventa velocemente opposizione contro la realtà materiale in quanto tale – la negazione della libera volontà, e poi il dualismo, l’esistenza di un secondo principio del male equiparato a Dio. Questi movimenti ebbero successo, specie in Francia e in Italia, non solo per la solida organizzazione, ma anche perché denunciavano un disordine reale nella Chiesa, causato dal comportamento poco esemplare di vari esponenti del clero.

I Francescani e i Domenicani, sulla scia dei loro Fondatori, mostrarono, invece, che era possibile vivere la povertà evangelica, la verità del Vangelo come tale, senza separarsi dalla Chiesa; mostrarono che la Chiesa rimane il vero, autentico luogo del Vangelo e della Scrittura. Anzi, Domenico e Francesco trassero proprio dall’intima comunione con la Chiesa e con il Papato la forza della loro testimonianza. Con una scelta del tutto originale nella storia della vita consacrata, i Membri di questi Ordini non solo rinunciavano al possesso di beni personali, come facevano i monaci sin dall’antichità, ma neppure volevano che fossero intestati alla comunità terreni e beni immobili. Intendevano così testimoniare una vita estremamente sobria, per essere solidali con i poveri e confidare solo nella Provvidenza, vivere ogni giorno della Provvidenza, della fiducia di mettersi nelle mani di Dio. Questo stile personale e comunitario degli Ordini Mendicanti, unito alla totale adesione all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità, fu molto apprezzato dai Pontefici dell’epoca, come Innocenzo III e Onorio III, i quali offrirono il loro pieno sostegno a queste nuove esperienze ecclesiali, riconoscendo in esse la voce dello Spirito. E i frutti non mancarono: i gruppi pauperistici che si erano separati dalla Chiesa rientrarono nella comunione ecclesiale o, lentamente, si ridimensionarono fino a scomparire. Anche oggi, pur vivendo in una società in cui spesso prevale l’”avere” sull’”essere”, si è molto sensibili agli esempi di povertà e di solidarietà, che i credenti offrono con scelte coraggiose. Anche oggi non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono con radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, ascolta volentieri i maestri, quando sono anche testimoni. È questa una lezione da non dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo: vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della carità divina.

Francescani e Domenicani furono testimoni, ma anche maestri. Infatti, un’altra esigenza diffusa nella loro epoca era quella dell’istruzione religiosa. Non pochi fedeli laici, che abitavano nelle città in via di grande espansione, desideravano praticare una vita cristiana spiritualmente intensa. Cercavano dunque di approfondire la conoscenza della fede e di essere guidati nell’arduo, ma entusiasmante cammino della santità. Gli Ordini Mendicanti seppero felicemente venire incontro anche a questa necessità: l’annuncio del Vangelo nella semplicità e nella sua profondità e grandezza era uno scopo, forse lo scopo principale di questo movimento. Con grande zelo, infatti, si dedicarono alla predicazione. Erano molto numerosi i fedeli, spesso vere e proprie folle, che si radunavano per ascoltare i predicatori nelle chiese e nei luoghi all’aperto, pensiamo a sant’Antonio, per esempio. Venivano trattati argomenti vicini alla vita della gente, soprattutto la pratica delle virtù teologali e morali, con esempi concreti, facilmente comprensibili. Inoltre, si insegnavano forme per nutrire la vita di preghiera e la pietà. Ad esempio, i Francescani diffusero molto la devozione verso l’umanità di Cristo, con l’impegno di imitare il Signore. Non sorprende allora che fossero numerosi i fedeli, donne ed uomini, che sceglievano di farsi accompagnare nel cammino cristiano da frati Francescani e Domenicani, direttori spirituali e confessori ricercati e apprezzati. Nacquero, così, associazioni di fedeli laici che si ispiravano alla spiritualità di san Francesco e di san Domenico, adattata al loro stato di vita. Si tratta del Terzo Ordine, sia francescano che domenicano. In altri termini, la proposta di una “santità laicale” conquistò molte persone. Come ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II, la chiamata alla santità non è riservata ad alcuni, ma è universale (cfr Lumen gentium, 40). In tutti gli stati di vita, secondo le esigenze di ciascuno di essi, si trova la possibilità di vivere il Vangelo. Anche oggi ogni cristiano deve tendere alla “misura alta della vita cristiana”, a qualunque stato di vita appartenga!
L’importanza degli Ordini Mendicanti crebbe così tanto nel Medioevo che Istituzioni laicali, come le organizzazioni del lavoro, le antiche corporazioni e le stesse autorità civili, ricorrevano spesso alla consulenza spirituale dei Membri di tali Ordini per la stesura dei loro regolamenti e, a volte, per la soluzione di contrasti interni ed esterni. I Francescani e i Domenicani diventarono gli animatori spirituali della città medievale. Con grande intuito, essi misero in atto una strategia pastorale adatta alle trasformazioni della società. Poiché molte persone si spostavano dalle campagne nelle città, essi collocarono i loro conventi non più in zone rurali, ma urbane. Inoltre, per svolgere la loro attività a beneficio delle anime, era necessario spostarsi secondo le esigenze pastorali. Con un’altra scelta del tutto innovativa, gli Ordini mendicanti abbandonarono il principio di stabilità, classico del monachesimo antico, per scegliere un altro modo. Minori e Predicatori viaggiavano da un luogo all’altro, con fervore missionario. Di conseguenza, si diedero un’organizzazione diversa rispetto a quella della maggior parte degli Ordini monastici. Al posto della tradizionale autonomia di cui godeva ogni monastero, essi riservarono maggiore importanza all’Ordine in quanto tale e al Superiore Generale, come pure alla struttura delle provincie. Così i Mendicanti erano maggiormente disponibili per le esigenze della Chiesa Universale. Questa flessibilità rese possibile l’invio dei frati più adatti per lo svolgimento di specifiche missioni e gli Ordini Mendicanti raggiunsero l’Africa settentrionale, il Medio Oriente, il Nord Europa. Con questa flessibilità il dinamismo missionario venne rinnovato.

Un’altra grande sfida era rappresentata dalle trasformazioni culturali in atto in quel periodo. Nuove questioni rendevano vivace la discussione nelle università, che sono nate alla fine del XII secolo. Minori e Predicatori non esitarono ad assumere anche questo impegno e, come studenti e professori, entrarono nelle università più famose del tempo, eressero centri di studi, produssero testi di grande valore, diedero vita a vere e proprie scuole di pensiero, furono protagonisti della teologia scolastica nel suo periodo migliore, incisero significativamente nello sviluppo del pensiero. I più grandi pensatori, san Tommaso d’Aquino e san Bonaventura, erano mendicanti, operando proprio con questo dinamismo della nuova evangelizzazione, che ha rinnovato anche il coraggio del pensiero, del dialogo tra ragione e fede. Anche oggi c’è una “carità della e nella verità“, una “carità intellettuale” da esercitare, per illuminare le intelligenze e coniugare la fede con la cultura. L’impegno profuso dai Francescani e dai Domenicani nelle università medievali è un invito, cari fedeli, a rendersi presenti nei luoghi di elaborazione del sapere, per proporre, con rispetto e convinzione, la luce del Vangelo sulle questioni fondamentali che interessano l’uomo, la sua dignità, il suo destino eterno. Pensando al ruolo dei Francescani e Domenicani nel Medioevo, al rinnovamento spirituale che suscitarono, al soffio di vita nuova che comunicarono nel mondo, un monaco disse: “In quel tempo il mondo invecchiava. Due Ordini sorsero nella Chiesa, di cui rinnovarono la giovinezza come quella di un’aquila” (Burchard d’Ursperg, Chronicon).

Cari fratelli e sorelle, invochiamo proprio all’inizio di quest’anno lo Spirito Santo, eterna giovinezza della Chiesa: egli faccia sentire ad ognuno l’urgenza di offrire una testimonianza coerente e coraggiosa del Vangelo, affinché non manchino mai santi, che facciano risplendere la Chiesa come sposa sempre pura e bella, senza macchia e senza ruga, capace di attrarre irresistibilmente il mondo verso Cristo, verso la sua salvezza.

 

 


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25.12.2009 @ 17:26

Greccio: Andiamo a Betlemme

Greccio, 25 dicembre 2009

Fr. José Rodríguez Carballo, ofm - Ministro generale


A quanti siete giunti da lontano e da vicino in questo luogo benedetto di Greccio, per celebrare questo giorno di gioia ed esultanza del Natale del Signore: il Bimbo di Betlemme, nato dal grembo verginale di Maria Vergine, vi faccia traboccare di gioia e sperimentare la singolare consolazione che sperimentò frate Francesco di fronte al presepe (cf. 1Cel 85). Greccio, luogo scelto dalla Provvidenza perché il Serafico Padre san Francesco facesse memoria della nascita di Gesù a Betlemme (cf. 1Cel 84), in una forma così inusuale in quel tempo che “perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice” (LM 10,7).

Greccio, nuova Betlemme, dove, così come nel primo Natale della storia, risplende la semplicità evangelica, si loda la povertà, si raccomanda l’umiltà (1Cel 85). Greccio, luogo consacrato alla memoria di Francesco e a cui, da quella notte memorabile del 1223, accorrono pellegrini da ogni parte per ricordare questo innamorato del mistero dell’Incarnazione che in questo luogo ha voluto contemplare con i suoi occhi la modalità scelta dal Figlio di Dio per il suo ingresso nella storia dell’umanità. In effetti, fu qui, a Greccio, dove, tre anni prima della sua morte, il Poverello ha voluto, in qualche maniera, vedere con i propri occhi i disagi in cui si è trovato il Bambino di Betlemme per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello, e in questo modo fede preparare (1Cel 84).

Questa è la ragione della riproduzione vivente della nascita di Gesù a Betlemme: vedere con gli occhi della carne, ma ancor di più con gli occhi del cuore, Gesù che da ricco si fece povero, pur essendo Signore si fece servo, da primo si fece ultimo. Si tratta di un vedere che va molto al di là del guardare fisico. Lo sguardo di Francesco è uno sguardo amoroso, lo sguardo di un innamorato alla persona amata. Ce lo fa vedere il Celano quando dice che Francesco è lì estatico di fronte al presepio, lo spirito vibrante di compunzione e di gaudio ineffabile (1Cel 85), così come san Bonaventura quando afferma che il Poverello con tenerezza d’amore predica sulla nascita del Re povero (LM 10,7). È Questo sguardo che apre alla conoscenza e alla penetrazione profonda del mistero dell’Incarnazione. Non una conoscenza intellettuale, ma una conoscenza che, come nella Bibbia, è relazione amorosa, e che manifesta una certa complicità tra l’amante (Dio che ama l’uomo e invia suo Figlio) e l’amato (Francesco che lasciandosi amare, si trasforma nell’amato). Ed è la presenza dell’amato che porta Francesco a vibrare di gioia ineffabile. Non c’è più motivo di aver paura. A Francesco, come a tutto i poveri di cuore, è stata rivelata una grande notizia: è nato il Salvatore (Lc 2,11). Non c’è più una situazione, per disperata che sembri, che possa portar via questa gioia che solo Dio può dare. Finalmente il nostro Dio non si manifesta più nel fuoco o nella nube, non si fa più sentire tra i tuoni, come faceva nell’Antico Testamento; il nostro Dio lascia l’altezza per abbassarsi e abbracciare, con tutte le sue conseguenze, la nostra natura ferita. Il nostro Dio non è più un Dio lontano: si è fatto uomo, e si chiama Emanuele, Dio-con-noi.

In questo modo il processo di fede iniziato con il vedere, porta Francesco a incontrarsi con il Verbo fatto carne, rivelazione di un Dio amore, e così lo porta a credere. Di nuovo dobbiamo dire che la sua fede non è una semplice adesione intellettuale, ma è una trasformazione profonda del suo essere, che lo spinge alla sequela. Possiamo così dire che Francesco, riproducendo in modo plastico a Greccio la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, vuole vedere per conoscere, e conoscere per credere, e credere per seguirlo.

Francesco che ha visto con i propri occhi la nascita di un Re povero, nato in una città piccola, in una stalla, da una madre poverella,vuole ora, imitando le sue orme, seguirlo nella povertà più radicale, -sine proprio, senza nulla di proprio-, e in minorità e umiltà. Se il Verbo eterno del Padre ha scelto questo cammino per farsi uomo, Francesco sceglierà questo cammino per seguire Cristo. In questo modo la sua stessa vita sarà un’icona del mistero dell’Incarnazione, e la sua esistenza un vangelo vivente.

Cari fratelli: accompagnati per mano dalle letture di queste celebrazioni natalizie, anche noi siamo invitati ad andare a Betlemme, per vedere e contemplare, Con Giuseppe e Maria sua madre, il bimbo appena nato, avvolto in fasce che giace in una mangiatoia (Lc 2,12). Come i pastori andiamo senza indugio, correndo (cf. Lc 2,16), là ci aspetta qualcosa di meraviglioso, mai pensato: colui che fin dal principio era unito a Dio, perché Dio egli stesso, colui per il quale tutto fu fatto, e in cui stava la vita, al compimento della pienezza dei tempi, si fa uomo e pianta la sua tenda in mezzo a noi (cf. Gv 1,1ss; Gal 4,4), e allora i nostri occhi potranno vedere il ritorno del Signore (cf. Is 52,8) e contemplare la bontà di Dio e il suo amore per l’umanità (cf. Tt. 3,4).

Andiamo a Betlemme e come i pastori, una volta visto e contemplato questo prodigio dell’amore di Dio per l’umanità, torniamo alle nostre case, al nostro lavoro, e lì, nella quotidianità della nostra vita raccontiamo quello che abbiamo visto e udito di questo Bambino, il Dio-con-noi. In questo modo il Natale si trasformerà nella festa della testimonianza, della missione. E noi, come gli angeli nella santa notte del Natale, come i pastori che corsero a vedere il neonato, come Francesco che qui a Greccio fece memoria vivente del mistero dell’Incarnazione, ci convertiremo in evangelisti, banditori e missionari della Buona Novella che è per tutto il popolo: nella città di Davide è nato il Salvatore (cf. Lc 2,10-11).

Sì, fratelli: il nostro Natale non può ridursi ad una festa qualsiasi. Non basta adornare le nostre case e le nostre città, non basta nemmeno metterci quei bei presepi. Gesù viene e chiede posto nei nostri cuori, nelle nostre vite. Vuol nascere in essi. Giovanni afferma: “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). I “suoi” erano troppo distratti o avevano altri interessi. Il cuore di molti era offuscato. Faremo anche noi lo stesso?

Abbiamo bisogno del Natale. Abbiamo bisogno di questo Bambino indifeso che porta la salvezza del nostro Dio (cf. Is 52,10). Abbiamo bisogno di questo Bambino avvolto in fasce, che porta la pace ed è fonte della vera gioia. Però il nostro mondo ha bisogno anche di uomini e donne che annuncino e testimonino con la loro parola e con le proprie vite la presenza in mezzo a noi dell’Emanuele, del Dio-con-noi. “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi” (Is 52,7), dice il profeta. Questa è la nostra missione: essere messaggeri di colui che ci da la possibilità di essere figli di Dio (Gv 1,12). Essere figli nel Figlio: questa è la vocazione alla quale siamo stati chiamati. E allora, come in quel Natale di Greccio del 1223, Cristo risusciterà nel cuore e nella vita di coloro che lo avevano dimenticato (1Cel 86). E la gioia regnerà in tutti, perché per tutti sarà Natale.

 

 


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25.12.2009 @ 02:46

Natale, Messa di mezzanotte

Curia generale OFM, 24 dicembre 2009

Fr. José Rodríguez Carballo, ofm - Ministro generale.


Cari fratelli e amici: in questa notte santa di Natale, giunga a tutti noi, alle nostre case e fraternità, alle nostre famiglie, ai giovani agli anziani, agli infermi e ai sani, a quelli che credono e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, la Pace ed il Bene che il Salvatore ci porta.

“Non temete… Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,10-11). È Natale, non c’è più nulla da temere: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa, una luce rifulse” (Is 9,2). L’Altissimo si abbassa fino a farsi uno di noi: “per noi è nato un Bambino, un figlio a noi è dato” (Is 9,6). L’Onnipotente, colui che può ogni cosa, assume la condizione umana ed il suo nome è: “Emanuele, Dio-con-noi” (Mt 1,23). Il peccato non ha più l’ultima parola: “Il Signore sta in mezzo a te, come Salvatore potente” (Sof 3,17).

“Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10). È Natale. “Esultiamo!” “Rallegriamoci!” ed “Esultiamo” (cf. Sof 3,14ss). “Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto ancora: rallegratevi” (Fil 4,4). C’è motivo in abbondanza per questo. Nonostante le nostre stanchezze, le nostre fragilità, dobbiamo mantenere la speranza. Colui che i profeti dicevano sarebbe venuto e che Paolo contemplava vicino, è arrivato: “Si compirono per lei i giorni del parto e diede alla luce il suo figlio primogenito” (Lc 2,6-7). Egli è la buona notizia di Dio all’umanità. Non siamo soli. “Dio, che aveva parlato molte volte e in molti modi ai nostri padre per mezzo dei profeti, in questi giorni ci parla per mezzo di suo Figlio” (cf. Eb 1,1). “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna (Gal 4,4). “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).

Sì miei cari fratelli: è Natale, e la nostra anima proclama la grandezza del Signore ed il nostro cuore, pieno di gioia e allegria, glorifica il Signore. È Natale, e la notte si fa chiara come il giorno. È Natale, un bambino è nato per noi, è arrivato il nostro Salvatore,si è manifestata la bontà i Dio ed il suo amore per l’umanità (cf. Is 62,11-12; Ti 3,4-7). Mai l’umanità si sarebbe sognata una cosa simile. Quando ci si aspettava un giudice pieno di potere e maestà, arriva un Bambino. Quando si aspettavano giorni di collera e castigo, arriva la salvezza, manifestazione dell’amore di Dio senza limiti.

È Natale: è ore di metterci in cammino, come i pastori andiamo a Betlemme! Non si arresti il nostro camminare. Là ci aspettano Maria, Giuseppe ed il Bambino (cf. Lc 2,15-16). Contempliamo, come ha fatto Francesco a Greccio, “i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello” (1Cel 84). Sì, il “Bambino di Betlemme”, come amava chiamarlo san Francesco, non lo troveremo in un palazzo, ma in una stalla. I nostri occhi non lo contempleranno avvolto in tessuti preziosi, ma in poveri panni. Lì tutto parla di povertà, di umiltà, di kénosi. Questa è la realtà profonda del mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio: da ricco si è fatto povero, essendo primo si è fatto ultimo, pur essendo Signore, si è fatto servo (………). Finalmente Dio abbraccia la nostra condizione, fa sua la sorte degli ultimi, non ricerca la grandezza umana, cerca semplicemente la solidarietà totale con l’uomo. Dio si fece uomo con tutte le conseguenze. È proprio in questo modo che egli si è convertito in nostro Salvatore e Redentore.

Per questo il Natale è la festa dei poveri. Dei poveri come Maria, la prima ad accogliere il Salvatore nel suo cuore di donna credente, per accoglierlo poi nel suo grembo verginale. “Eccomi sono la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola” (Lc 1,38). Dei poveri come i pastori, ufficialmente peccatori, i primi a prostrarsi e ad adorare il Dio Bambino, riconoscendolo come loro Salvatore. Poveri come i magi che mettono la loro intelligenza nella ricerca di “colui che è appena nato”. Poveri come Francesco di Assisi, che è tanto povero da avere solo Dio. Solo chi si abbandona al progetto divino, come Maria; solo chi è cosciente della sua povertà e del suo peccato, e per tanto è cosciente della necessità di essere salvato, come i pastori; solo chi, come i magi, spende la propria vita alla ricerca del Signore; solo i poveri di cuore, gli anawin, possono intendere il mistero della Natività, e solo essi possono accogliere nel proprio cuore colui che è appena nato. Quelli, invece, che non sentono il bisogno di un Salvatore, come Erode, i sommi sacerdoti e gli scribi, come il fariseo della parabola, costoro non possono capire che Dio si faccia uomo per amore totalmente gratuito, né tanto meno possono accogliere la sua salvezza, frutto esclusivo della sua misericordia. Andiamo a Betlemme! E da lì partiamo per portare a tutti il dono della Buona Novella, comunicando a tutti ciò che i nostri occhi contemplano e che il nostro cuore sente.

In questi giorni le strade dei nostri paesi e delle nostre città e le nostre stesse case si riempiono di luci, vengono adornate con alberi di Natale e, in molte di esse, fedeli ad una tradizione che non dobbiamo lasciar cadere nell’oblio, abbiamo messo il presepe. Tutto questo va bene, dobbiamo manifestare pubblicamente la nostra gioia per la nascita del Salvatore dell’umanità, però non basta. È necessario, miei cari fratelli, che ci domandiamo: come abbiamo preparato il nostro cuore per accogliere il Figlio di Dio che vuole trovare riposo in esso? “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”, dice san Giovanni (cf. Gv 1,11). Che triste sarebbe se questa fosse la sorte che rischiamo di correre anche noi! Perché ciò non accada, sentiamoci poveri, sentiamo necessità della salvezza.

Natale: mistero d’amore, di un amore pazzo e appassionato di un Dio che, proprio perché è Amore (1Gv 4,8), è profondamente innamorato dell’uomo. Un amore gratuito e senza limiti, che lo porta a salvarci, non in virtù dei nostri meriti, ma in virtù della sua misericordia verso la creatura della sue mani (cf. Tt 3,5). Mai l’umanità si sarebbe sognata una cosa simile!

Esulti di gioia il nostro cuore! Le nostre labbra si aprano alla lode! È festa, la festa di Dio con l’umanità, che non sarà mai più abbandonata, ma cercata (cf. Is 62,12); cercata da Dio per salvarla, cercata per consolarla, cercata per riscattarla (cf. Is 52,7-10). Non siamo più lasciati alla nostra sorte. Il Signore stesso ha fatto sua la nostra sorte. Questa certezza è quella che fa traboccare di gioia il cuore di Francesco a Greccio, quando tre anni prima della sua morte (1223) rappresenta la nascita di Gesù. Questa è la certezza, la ragione di tanta gioia, di tanta allegria, di tanta festa.

Fratelli: abbiamo bisogno del Natale. Sono passati più di 2000 anni dalla prima Santa Notte, e continuano ad esserci guerre, terrorismo, morte di tanti innocenti. Abbiamo bisogno di accogliere la pace che Cristo ci porta. Abbiamo bisogno del Natale. Più di 2000 anni ci separano dalla nascita del Figlio di Dio, e molti vivono ancora nelle tenebre. Abbiamo bisogno di accogliere la luce che è Cristo e comunicarla agli altri. Abbiamo bisogno del Natale. Sono passati 20 secoli da quando Dio ha abbracciato la nostra umanità ferita. Abbiamo bisogno di far sentire la nostra solidarietà a quanti si sentono feriti e, mezzo morti, giacciono lungo il bordo delle nostre strade. Accogliamo, cari fratelli il mistero del Natale. In questo modo per mezzo nostro oggi, come ieri per mezzo del suo servo Francesco, Gesù, sepolto nell’oblio o nell’ignoranza di molti cuori, risusciterà per sua grazia, e la sua immagine rimarrà impressa nel cuore di tutti quelli che ci circondano (cf. 1Cel 87). BUON NATALE!

 

 


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Saint Antonio of Saint Anne

[Saint Antonio of Saint Anne]Meglio conosciuto come:

Antonio Galvao de Franca
Antônio de Sant’Anna Galvão
Frei Galvão
Memoria:

23 Dicembre

Vita:

Nacque in una famiglia benestante e profondamente religiosa.
Il padre era Terziario Francescano. All'età di 13 anni iniziò gli studi presso il seminario dei Gesuiti a Belem,ma i rivolgimenti anti-gesuiti nella regione spinsero la sua famiglia a spostarlo presso i Francescani Alcantarini. Divenne novizio presso i frati di San Bonaventura a Macacu,Rio de Janeiro,Brasile.Il 15 aprile 1760 prese i voti definitivi presso l'Ordine dei Frati Minori scalzi. Fu ordinato sacerdote l'11 giugno 1762. Fu prete,portinaio,confessore e ,infine, confessore presso la Collegiata di Santa Teresa a San Paolo,in Brasile, dal 1769 al 1770. Lì incontrò Sorella Elena Maria dello Spirito Santo,la quale gli disse di aver avuto una visione in cui Gesù le chiedeva di creare una nuova fondazione. Assieme istituirono la fondazione di Nostra Signora della Concezione della Divina Provvidenza il 2 febbraio 1774. Si Trattava di una casa per ragazze che desideravano vivere una vita religiosa ma senza prendere i voti. Quando Sorella Elena morì nel 1775,Fra' Galvao continuò ad occuparsi della fondazione,esercitando la direzione spirituale e dirigendo la costruzione di una casa per molte altre sorelle.Scrisse poi la Regola della fondazione. Fu nominato maestro die novizi in Macacu nel 1781. Fu nominato frate guardiano dei Frati di San Francesco in San Paolo nel 1798. Fu scelto come definitore nel 1802. Fu anhce Visitatore generale e presidente del Capitolo nel 1808,ma fu costretto alle dimissioni a causa della propria salute e degli estenuanti viaggi richiesti per espletare il mandato.


Nato:
Nel 1789 a "Freguezia" di Santo Antonio da Vila de Guarantingueta,Brasile

Morto:
il 23 Dicembre 1822 a Recolhimento da Luz, Sao Paulo, Brasile di cause naturali
il corpo si trova presso la chiesa di Recolhimento da Luz
la sua tomba è meta di pellegrinaggi

Venerabile:

l'8 marzo 1997 da Papa Giovanni Paolo II

Beatificato:

il 25 ottobre 1998 da Papa Giovanni Paolo II a Roma,Italia

Canonizzato:
l'11 maggio 2007 da Papa Benedetto XVI




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Nono giorno
Il regno dei cieli è regno d'amore


Canto di Avvento
Accensione della lampada

Saluto

P.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.

P.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T. E con il tuo Spirito.

Lettura biblica

L.
Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Matteo (13,24-30)

In quel tempo Gesù espose ai discepoli un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò.
Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: "Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Ed egli rispose loro: "Un nemico ha fatto questo!". E i servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a raccoglierla?". "No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio"».
L.
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

Breve pausa di silenzio

Meditazione

Colui che semina il buon seme è il figlio di Dio. Il figlio di Dio semina il buon seme attraverso la Chiesa, che è la nuova creazione, il corpo di Cristo. Il figlio di Dio semina il buon seme attraverso te, membro della Chiesa. Tu lo semini là dovunque vivi. Se ti fermi tu si ferma la Chiesa, si ferma la salvezza. Se tu vivi in Gesù, dove tu vivi si sviluppa la Chiesa, si partecipa la salvezza, si crea l'esplosione della vita, della gioia. Tu sei seme buono perché sei figlio del regno.
È meraviglioso. Pensa all'infinita schiera dei figli del regno che hanno aperto il cuore degli uomini a Cristo, che hanno reso simpatico Cristo all'umanità. Tu insieme ai tuoi fratelli e sorelle della comunità alla quale appartieni, non temere la zizzania, ma preoccupati solo di essere seme buono da diffondere ovunque.

Magnificat
Incensazione dell'icona della santa famiglia

Ant.
Vieni, Signore Gesù,
tu che sei l'amore gratuito.

L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili.

Ha soccorso Israele suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,*
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Ant.
Vieni, Signore Gesù,
tu che sei l'amore gratuito.
Invocazioni

L.
Insegnaci, Signore, a costruire la società del gratuito.
T. Insegnaci, Signore, a costruire la società del gratuito.

-
Signore Gesù, sostieni tutti coloro che si impegnano nel volontariato, perché non si stanchino mai di lavorare per gli altri. Noi ti preghiamo.

-
Signore Gesù, orienta il lavoro dei governanti perché si adoperino a realizzare il bene comune. Noi ti preghiamo.

-
Signore Gesù, rafforza il coraggio di tutti coloro che donano la loro vita per condividerla con i poveri. Noi ti preghiamo.

Orazione

P.
O Dio,fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché portiamo a tutti gli uomini e le donne del nostro tempo lo stesso annuncio festoso che i pastori hanno portato duemila anni fa. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen.

Benedizione e congedo

P.
Il Signore sia con voi.
T. E con il tuo spirito.

P.
Vi benedica Dio onnipotente, X Padre, Figlio e Spirito Santo.
T. Amen.

P.
Nel nome del Signore andate in pace.
T. Rendiamo grazie a Dio



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Ottavo giorno
La comunità: vangelo vivente nel mondo


Canto di Avvento
Accensione della lampada

Saluto

P.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.

P.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T. E con il tuo Spirito.

Lettura biblica

L.
Ascoltiamo la parola di Dio dal vangelo secondo Giovanni (3,16-21)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio".
L.
Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

Breve pausa di silenzio

Meditazione

Gesù esisteva all'inizio del tempo. Egli è Parola creatrice, il Verbo, cioè la rivelazione di Dio. Gesù è la Parola incarnata, manifestazione completa di Dio, sapienza di Dio personificata. Attraverso Gesù abbiamo la grazia e la verità per vivere da figli di Dio, nel mondo di Dio, su questa terra. Il mondo di Dio è il mondo degli uomini, perché gli uomini diventino il mondo di Dio. Un nuovo popolo, una nuova società.
Perché la gente avrebbe voluto parlare e stare vicino a Madre Teresa? Perché tanti continuano ad avere Padre Pio come punto di riferimento? Perché una mamma preferisce morire per salvare suo figlio che porta in seno? Perché tutti coloro che vivono in Cristo sono tanto cercati?

Magnificat
Incensazione dell'icona della santa famiglia

Ant.
Vieni, Signore Gesù,
illumina i passi e guidaci nell'operare il bene.

L'anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l'umiltà della sua serva. *
D'ora in poi tutte le generazioni
mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili.

Ha soccorso Israele suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,*
ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Ant.
Vieni, Signore Gesù,
illumina i passi e guidaci nell'operare il bene.
Invocazioni

L.
Donaci, Signore, la tua salvezza.
T. Donaci, Signore, la tua salvezza.

-
Per tutti coloro che soffrono, perché il Signore sia per loro la roccia di salvezza. Preghiamo.

-
Per i profeti del nostro tempo, per coloro che si impegnano a costo della vita per la giustizia, perché possiamo sostenere sempre il loro operato e collaborare con dedizione e amore. Preghiamo.

-
Per coloro che vivono facendo del male agli altri, perché il loro cuore possa essere toccato dall'amore di Dio. Preghiamo.

Orazione

P.
O Dio nostro Padre, donaci di essere una comunità feconda per il mondo. Donaci di proporre a tutti sempre quella civiltà dell'amore che tu hai inaugurato venendo nel mondo e di vivere il vangelo senza aver paura di essere coerenti con la nostra fede. Per Cristo nostro Signore.
T. Amen.

Benedizione e congedo

P.
Il Signore sia con voi.
T. E con il tuo spirito.

P.
Vi benedica Dio onnipotente, X Padre, Figlio e Spirito Santo.
T. Amen.

P.
Nel nome del Signore andate in pace.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Canto finale



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[Saint Frances Xavier Cabrini]

Memoriale:

Vita:

Crebbe in una fattoria assieme ad altri 12 fratelli.

Fu educata in convento e si formò come insegnante. Tentò di entrare nell'ordine all'età di 18 anni,ma la sua salute cagionevole le impedì di prendere il velo. Un prete le chiese di insegnare presso una scuola femminile,la Casa della Provvidenza delle Orfane a  Cadagono, in Italia,cosa che lei fece per 6 anni.Prese i voti nel 1877 e svolse talmente bene il proprio lavoro che,quando l'orfanotrofio chiuse nel 1880,il suo vescovo le chiese di fondare la Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore per dedicarsialla cura dei bambini poveri nelle scuole e negli ospedali. In seguito Papa Leone XIII la inviò negli Usa per portare lì la sua missione.

Lei ed altre 6 sorelle giunsero a New York nel 1889. Lavorarono in mezzo agli immigrati,specialmente gli Italiani. Madre Cabrini fondò ben 67 istituti,incluse scuole,ospedali e orfanotrofi negli Usa, in Europa ed in Sud America.Come molte delle persone che lavorarono con lei in quegli anni,Madre Cabrini ottenne la cittadinanza americana e dopo la sua morte fu la prima cittadina americana ad essere canonizzata.


Nata:

Morta:

Venerata:

Beatificata:

  • il 13 November 1938 da Papa Pio XI
  • il miracolo della beatificazione riguardava la ripresa della vista di un bambino che ra divenuto cieco a causa di un eccesso di nitrato d'argento negli occhi

Canonizzata

  • il 7 July 1946 da Papa Pio XII
  • il miracolo della canonizzazione riguardava la guarigione di una suora malata terminale 

Patrona:

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